Bonelli si dedica ora alla seconda fase del suo progetto: l’ampliamento della tenuta. Bonelli acquista, a nome della figlia maggiore Angela, la piccola tenuta “la Vignarola”, dismessa dalla marchesa Pino-Lecce. Questo terreno, adagiato sul fianco collinare, corrisponde oggi alla sede della parrocchia Nostra Signora di Valme, su via di Vigna due torri. Con questo acquisto l’ingegnere coinvolge nel progetto il genero, marito di Angela, il conte Adriano de Tournon (1883- 1978).

Nel 1925 Bonelli rileva gli 11 ettari della Vigna Balzani. Nel 1926 infine com pra a nome dell’Agit un appezzamento intermedio tra la Vignarola e Vigna Bal zani, alle spalle dell’attuale stazione ferroviaria Villa Bonelli.

A q      to punto l’accerchiamento della vedova Bianchi è completo: in pratica

la tenuta di Bonelli gira tutt’intorno alla Casetta rossa e l’ingegnere piemontese confida che la vedova ceda e gli venda il suo appezzamento. Ma la vedova è tenace: non vende e anzi ottiene dal ministero un nuovo finanziamento di lire 74.000.

La promessa di costruire l’argine viene mantenuta. Il 21 luglio 1926, su pro getto dell’ingegnere Eusebio Cruciani, iniziano i lavori di “arginatura di destra del Tev e a valle di Roma, dalle alture di Santa Passera al ponte della Magliana”

Un alto terrapieno sovrasta ora di ben sette metri il piano di campagna e proteg ge la tenuta di Bonelli dalle esuberanze del fiume. Bonelli guarda compiaciuto: la sua coltivazione di carciofi è simile a una for zza, circondata da un alto muro di terra.

Bonelli si accorge però di un problema: l’argine funziona bene per contenere gli innalzamenti del Tevere improvvisi e di breve durata. Ma per le intumescenze costanti che caratterizzano la metà anno tra autunno e primavera invece non funziona affatto, perché il suolo di Pian Due Torri non è impermeabile. D’in verno affiorano polle e acquitrini.

È il momento di iniziare una nuova fase della sua utopia agraria: la bonifìca idraulica

Tullio Chistè ― classe 1911, orfano di origine veneta ― si trasferisce a Pian Due Torri nel gennaio 1926, presso gli zii, in servizio come coltivatori Agit.

Molti anni dopo, nel 1978, Tullio rilascerà una lunga intervista biografica a Gerard Lutte: il suo sarà un impietoso controcanto contadino al racconto celebrativo dell’epopea di Michelangelo Bonelli. Dalle parole di Tullio esce infatti il ritratto di un padrone avido, inflessibile, cinicamente distante dai suoi lavoranti

Tra i primi ricordi di Tullio appena quindicenne ci sono le idrovore, dei mac chinari che Bonelli stesso ha creato e impiantato nelle aree di ristagno: sollevano le acque e le drenano verso il collettore comunale o in vasche chiuse; poi, dalle vasche, attraverso condotte a pressione portano l’acqua in collina, dove la terra è arida. Nei periodi estivi c’è anche il rinforzo di una grande pompa idrovora che pesca direttamente dal Tevere, al ritmo di un metro cubo al secondo.

Bonelli riesce così a portare la tenuta in equilibrio idraulico. Ma la zanzara anopheles, vettore del plasmodio della malaria, continua ad aggirarsi indi sturbata sulle sue terre. “È una zona infetta”, ricorda Tullio. “Appena arrivato mi becco la malaria e sono ricoverato al Policlinico per quattro mesi”.

Dal punto di vista organizzativo, la tenuta è suddivisa in sette-otto poderi, ognuno dei quali è affidato a un mezzadro e alla sua famiglia, che ha concluso con l’Agit un contratto di colonìa agraria: i mezzadri non pagano l’affitto del terreno ma Bonelli trattiene per sé la metà del raccolto. E in più comanda a bacchetta i coloni e i loro familiari, trattandoli alla stregua di braccianti. “Per vangare il terreno ― ricorda Tullio ― si prendono 8 lire al giorno”. Convertitore storico alla mano, la paga giornaliera è di appena 6 euro di oggi: cinquanta centesimi l’ora. E in più Bonelli quei soldi se li riprende: “Dobbiamo pagare l’acqua, la forza motrice per le pompe e il concime, sul quale Bonelli si prende un buon beneficio”. Si lavora senza orari:

“L vor

o dieci, dodici ore. Anche di notte per via dell’acqua. Per quanto lavoriamo,

biamo sempre debiti verso il padrone”. Bonelli tiene tutti in pugno.


(aggiornato il 25 Giugno 2021)


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