Vit­ti­ma refrat­ta­ria al Pote­re a cui per que­sto è nega­to l’uso del­la paro­la, la pro­ta­go­ni­sta di Orgia nel­la mera­vi­glio­sa mes­sa in sce­na di Fibre Paral­le­le, è chiu­sa in un mon­do a sé, clau­stro­fo­bi­co e lon­ta­no dal resto del­le cose di fuo­ri, a far­si scon­tra­re addos­so le vio­len­ze e le pul­sio­ni libe­re dai lac­ci socia­li. Una pol­tro­na nera e due micro­fo­ni deli­mi­ta­no la sce­na. Tre dif­fe­ren­ti pan­nel­li, raf­fi­gu­ran­ti pit­tu­re del sei­cen­to, scen­do­no a chiu­de­re tre sim­bo­li­che stan­ze del­la memo­ria. “Ci sono due mon­di – spie­ga Licia Lane­ra – uno fat­to di pae­sag­gi scon­fi­na­ti, con­so­la­zio­ni, sor­ri­si sicu­ri, incon­sa­pe­vo­lez­za e armo­nia, albe­ri di gel­si, ante­na­ti: ‘Il mon­do era così da alme­no dodi­ci­mi­la anni’. E un altro, quel­lo del­la came­ra dei due spo­si, fat­to di vio­len­za e pau­ra, di pia­ce­re e rimor­si. L’uomo e la don­na rie­sco­no vera­men­te a comu­ni­ca­re tra loro solo attra­ver­so il lin­guag­gio del cor­po, il più vio­len­to. Ne ho fat­to un uni­co ragio­na­men­to chi­rur­gi­co e stra­zian­te su come è costret­to ad affron­ta­re la pro­pria esi­sten­za chi non rie­sce in nes­sun modo ad esse­re dal­la par­te del pote­re.”

Fuo­ri dai recin­ti del­le sot­to­mis­sio­ni, c’è una figu­ra in sot­ta­na e cap­puc­cio che, sola, si disfa il cor­po di sado­ma­so­chi­smi che sono “rito del­la vio­len­za, volu­to e desi­de­ra­to, con cui cer­ca­re di sfug­gi­re ai mec­ca­ni­smi del­la sto­ria”. Va in sce­na un com­bat­ti­men­to tra le diver­se ani­me di chi non tro­va il pro­prio posto den­tro la socie­tà, “ragio­na e scal­cia, pian­ge, feri­sce, si nascon­de, si offre e alla fine muo­re. Muo­re due vol­te, muo­re un’infinità di vol­te. Si ammaz­za. Poi­ché solo nel­la mor­te si con­cre­tiz­za la volon­tà di esse­re libe­ri. La mia Orgia – con­ti­nua Licia Lane­ra – è la tra­ge­dia di chi non sa sta­re al mon­do. Negan­do la sua defi­ni­zio­ne (non più tre, ma due: uno che è sia Uomo che Don­na, più una ragaz­za), io sono un’unica voce e un uni­co cor­po che rac­con­ta l’impossibilità di un esse­re uma­no a sot­to­sta­re a cer­te leg­gi socia­li, a subi­re l’inganno del­la lin­gua, a impri­gio­na­re il cor­po in azio­ni ripe­ti­ti­ve, sem­pre le stes­se nel cor­so del­la sto­ria”.

 

Orgia di Pier Pao­lo Paso­li­ni. Regia e spa­zio sce­ni­co Licia Lane­ra, con Licia Lane­ra, Nina Mar­to­ra­nam, con­su­len­za arti­sti­ca Ales­san­dra Di Ler­nia, luci Vin­cent Lon­gue­ma­re, costu­mi Anto­nio Pic­ci­ril­li, dipin­ti Gior­gio Cala­bre­se.

Ora­ri spet­ta­co­lo: ore 21, dome­ni­ca ore 18.

Pro­du­zio­ne Fibre Paral­le­le, copro­du­zio­ne Festi­val del­le Col­li­ne Tori­ne­si, CO&MA Costing & Mana­ge­ment e con il soste­gno di L’Arboret Tea­tro Dimo­ra di Mon­dai­no.

Ima­ge Cre­di­ts: Tea­tro di Roma