Dell’accampamento di Totila a Campo Merlo si torna a parlare nell’anno 669. Da un documento ecclesiastico apprendiamo che vi è stata edificata una chiesina intitolata a San Pietro, la Ecclesia Sancti Petri Via Portuensi in Campum Meruli. Vi abita un anziano eremita ― il futuro Papa Adeodato II ―, che offre compassionevole rifugio ai pellegrini della Via Portuense-Campana.

I pellegrini, per arrivare a Roma via mare, affrontano mille peripezie. E adesso si aggiunge una nuova minaccia: i Saraceni, feroci pirati nel nome dell’Islam.

I Saraceni compiono continue estenuanti incursioni sulle coste, che costringono Papa Leone II a evacuare i santuari più esposti alle razzie. Nel 682 il pontefice manda una squadra di manovali alle catacombe di Generosa, per prelevare le reliquie dei Martiri Portuensi e portarle al sicuro in città. Tuttavia, mentre i manovali praticano dei fori nelle cripte martiriali, qualcosa va storto: si sentono prima sinistri scricchiolii; poi alcune rocce si distaccano dalle volte, finché le gallerie catacombali si riempiono di polvere. I manovali fanno appena in tempo a tirar fuori le reliquie e a puntellare le gallerie con rozzi muri di sostruzione. Quando dodici secoli dopo, nel 1868, l’archeologo de Rossi riscoprirà le catacombe, vi troverà ancora i resti di quel maldestro cantiere.

Le reliquie dei Martiri Portuensi finiscono alla chiesa di Santa Bibiana all’Esquilino, in un’arca di marmo con l’epigrafe “Martyres Simplicius et Faustinus […] in Cimiterium Generoses”. Poco dopo le sacre spoglie iniziano a frazionarsi: una parte va a San Nicola in Carcere, un’altra in un santuario delle Marche, un’altra, tempo dopo, finirà a Madrid nel palazzo dell’Escorial. Oggi rimane l’arca vuota, conservata a Santa Maria Maggiore.

La parte più consistente delle reliquie prende però la via del nord Europa, al seguito del monaco benedettino Wynfrith (680-754, canonizzato come San Bonifacio), incaricato di evangelizzare le regioni orientali della Germania. Il monaco raggiunge l’odierna Assia e il fiume Fulda, dove fonda un monastero, intorno al quale nel tempo crescerà una città fiorente. Ancora oggi nello stemma civico di Fulda sono presenti tre gigli, a ricordare i tre martiri della Magliana. Dal 1982 la città tedesca e la Magliana sono unite in gemellaggio, in nome dei comuni santi patroni.

Torniamo alla Magliana. Verso l’VIII secolo la chiesina di Prassede e la tomba di Abbas Kyros, poste l’una accanto all’altra e separate da uno stretto viottolo, si uniscono in un unico edificio, richiudendo il viottolo con delle tamponature. Sul fronte viene aggiunto un avancorpo dalla doppia rampa di scale, per proteggere le strutture dalle piene del Tevere.

Ora che i due luoghi di culto sono uniti, si riordinano gli spazi interni: la chiesina di Prassede diventa la chiesa superiore; il sottostante sepolcro romano, finora inutilizzato, diventa chiesa inferiore; ancora più in basso la tomba di Abbas Kyros diventa la cripta martiriale. La chiesa di “Santa Passera” praticamente è nata, dal punto di vista strutturale; anche se l’intitolazione a Santa Passera arriverà solo sei secoli dopo, nel Trecento. Nello stesso periodo viene abbandonata, non si sa bene perché, la vicina basilichetta dei due Felici: le ultime notizie risalgono al tempo di Papa Adriano (772-795). Le reliquie di Felice e Adautto si sono da tempo spostate alle catacombe di Commodilla e al tempo di Papa Leone IV (847-855) intraprendono un nuovo viaggio, al seguito di Ermengarda di Tours, moglie dell’imperatore carolingio Lotario.


(aggiornato il 22 Luglio 2021)


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