Le comunità di Homo Sapiens sono di ridotte dimensioni (venti-trenta individui), poco strutturate dal punto di vista sociale e tipicamente nomadi. Sono cacciatori-raccoglitori e praticano un’economia di sussistenza: prendono dove capita i frutti spontanei e i cereali selvatici e si spostano tallonando passo passo i branchi di mammiferi. Aspettano che uno di loro compia un passo falso, distaccandosi dalla protezione del branco.

I Sapiens bivaccano in accampamenti temporanei di capanne di legno, che talvolta lasciano segni sul suolo fangoso: gli archeologi ne cercano le tracce alla Magliana sin dal 1981, anno in cui si svolge un’indagine su una duna costiera in località Ponte Malnome, vecchia di almeno 35.000 anni. Le dune debbono apparire agli occhi dei Sapiens come isole di terra emersa all’interno degli stagni, allettanti basi per la caccia.

Gli archeologi vi individuano un deposito superficiale di 4-5000 anni fa, che, se ben studiato, può rivelare le tracce di un passaggio umano. Ma nessuno può affermarlo con certezza e un supplemento di scavi del 2000 non scioglie i dubbi: l’incontro con il Sapiens per ora è solo rinviato.

Nel 2006 l’incontro arriva, in un diverso luogo: in località Poggio Somaini, ai margini del nuovo abitato residenziale della Muratella. Emerge intatta la tomba di un principe guerriero.

Si tratta di un individuo maschio di 25 anni, vissuto dopo il 3700 a.C., in un’epoca di passaggio tra l’Età della pietra ― il Neolitico ― e una nuova epoca che già conosce le prime tecniche di lavorazione dei metalli: l’Età del rame. L’“uomo della Muratella” è un Sapiens evoluto, che padroneggia il fuoco ed è in grado di fondere alcune pietre metallifere e forgiare a grandi colpi di pietra il metallo in lamine. Si tratta tuttavia di un artigianato marginale, che richiede grandi sforzi e non può ancora soppiantare le consolidate tecniche della selce scheggiata.

L’uomo della Muratella è ritrovato deposto in una semplice tomba a grotticella scavata in un bancone d’argilla, in posizione rituale: è appoggiato su un letto funerario, con le gambe flesse sulle ginocchia e il corpo riverso all’indietro, pancia in su e mani raccolte sul pube.

Accanto a lui, ad accompagnarlo nel suo ultimo viaggio, c’è un piccolo tesoro, composto di una lunga lama in selce, un set di punte di freccia e un’ascia in rame. L’ascia non è stata mai utilizzata e tutt’intorno ci sono decorazioni con polveri di mercurio, il preziosissimo rosso cinabro del monte Amiata. Questi elementi ci comunicano che ci troviamo di fronte a una figura di alto lignaggio all’interno della tribù: un principe, forse addirittura il capotribù.

Il suo corredo ci comunica inoltre che l’uomo della Muratella crede in una dimensione ultraterrena dell’anima, una sorta di paradiso neolitico in cui proseguire la caccia su campi sconfinati. Per questo ha con sé le armi migliori.

Il ritrovamento della Muratella ricorda molto da vicino un’altra importante scoperta, avvenuta nel 1991 fra i ghiacci alpini tra Italia e Austria: l’Uomo del Similaun, noto con il nomignolo di Ötzi, per via del luogo di ritrovamento, nella valle tirolese di Ötztal. Anche Ötzi ha ascia e frecce in rame e selce e la datazione al radiocarbonio colloca il Sapiens dell’Alto Adige nel 3300 a.C. circa: i due progenitori hanno vissuto dunque nella stessa epoca.

Così come Ötzi, il guerriero della Muratella riposa in una teca climatizzata. Possiamo vederla oggi nel Drugstore Museum di via Portuense 317.


(aggiornato il 14 Luglio 2021)


È il curatore di questo portale. Fa di tutto un po’: scrive, mette on line e cerca nuove idee.