Papa Pio rientra a Roma. È di nuovo il papa-re e ha le mani finalmente libere per riprendere in mano i progetti di modernizzazione: benedice le nuove invenzioni del telegrafo e del francobollo; ammoderna acquedotti, bonifica paludi, fonda ricoveri per giovani e anziani indigenti; abbozza un sistema di previdenza sociale.

Una delle sue prime realizzazioni è l’Istituto agrario di carità Vigna Pia. Si tratta di una proprietà fondiaria di 22 ettari sulla destra della via Portuense, costituita tra il 1850 e il 1851 con donazioni successive del principe Torlonia, la principessa Wolkonski e l’ordine religioso dei Frati Minimi.

Il corpo di fabbrica principale, il Convitto, è gestito dalla congregazione della Sacra Famiglia di Bergamo e ha la funzione di centro residenziale e scuola, per “orfani e altri garzonetti più sventurati” in età di lavoro, cioè che abbiano compiuto i 7 anni. Gli orfanelli ricevono l’alfabetizzazione (“leggere e far di conto”), accompagnata dalla formazione teorica nelle due discipline dell’agronomia (la coltivazione e l’amministrazione della terra) e dell’agrimensura (la misurazione dei campi). Segue la fase pratica dell’apprendistato, suddiviso nelle tre discipline dell’orticultura (l’affidamento individuale di un appezzamento di terra), la cerealicultura (la coltivazione estensiva del latifondo, con ruoli specializzati) e la viticultura (la cura del vigneto e delle altre terre pregiate). Terminato l’apprendistato, che non può durare oltre l’età di 21 anni, arriva il collocamento a servizio, in una famiglia rurale o in un’impresa agricola.

Il Convitto, di forma quadrangolare, ha la caratteristica di un interno cavo, sul quale si affacciano i ballatoi (lunghi camminamenti balconati), che danno accesso ai dormitori comuni. Una forma architettonica simile si ritrova nelle opere architettoniche destinate alla “vita comunitaria di eguali”, come le carceri o i conventi di clausura. Il Convitto rivolge il prospetto principale alla Valle della Magliana e al Tevere, ed è sormontato dallo stemma papale tra due cornucopie colme di grano.

Anni dopo, nel 1889, il Convitto sarà ampliato con una nuova ala: il Padiglione di Leone XIII. Nella tenuta erano presenti numerosi casali rurali, un portale monumentale sulla via Portuense e una cappellina, oggi scomparsi.