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Il racconto del ponticello di via Sabbatino parte con una foto recente (ottobre 2020), relativa ad un flashmob, una protesta popolare estemporanea. Sono due anni che il ponticello è chiuso al transito carrabile. Un gruppo di case ne è risultato isolato; alcune attività hanno dovuto chiudere. Come il bed ‘n breakfast, che ha messo a spasso sei dipendenti.

Ma la storia, dicevamo, inizia due anni prima. Ripercorriamola.

Il nostro ponticello è una soletta di calcestruzzo armato realizzata nel 1929, sopra uno dei tanti fossi di bonifica di Piana del sole. Abbiamo cercato il nome del fosso, ma sembra che questo fosso non abbia neppure un nome. La funzione del ponticello è comunque importante, perché collega l’abitato di Piana del Sole con con la via Portuense e la viabilità complanare.

Il fattaccio avviene fine ottobre 2018, quando si scopre che entrambe le balaustre ai lati del ponticello sono state divelte. Anche i cordoli sono danneggiati. I primi racconti parlano di un incidente, causato dal maldestro conducente di un automezzo. Sui giornali compare qualche ricostruzione. L’assessore ai Lavori pubblici del tempo, Giacomo Giujusa, parla ad Arvalia Today: “Il grave danneggiamento è stato causato da automezzi in uscita dalla strada privata che costeggia il canale”. Poi aggiunge che ci sarà una “denuncia contro ignoti”. L’autore del danneggiamento rimarrà comunque sconosciuto.

Ai primi di novembre il ponticello viene chiuso al transito veicolare, mentre il passaggio ai pedoni, in qualche maniera, rimane comunque aperto.

Sembra un problema da poco, ma la situazione si dimostra da subito complicata. Gli uffici si mettono in moto per il ripristino e fin dai primi sopralluoghi si riscontrano altri problemi. È sempre Giujusa a parlare: “Sono state riscontrate lesioni e ferri scoperti, anche sull’intradosso delle strutture in cemento armato”. Il ponticello insomma ha i suoi anni, e i problemi c’erano già indipendentemente dall’incidente. Vengono fatte le verifiche strutturali, che si completano nel gennaio 2019. Il responso è che il ponticello non può essere riparato. Deve essere demolito e ricostruito. I tempi di ripristino non saranno brevi.

Si registra anche il primo commento politico. A parlare è il consigliere Angelo Vastola, del Partito democratico: “Trovo assurdo che non si avvii una procedura accelerata. L’interruzione della strada sconvolge gli equilibri degli abitanti e dei commercianti. Le strade alternative sono pessime e insicure”. I disagi ci sono per davvero, e sono enormi. Il ponticello congiunge Piana del sole con la viabilità complanare e di lì, ad esempio, si arriva alla stazione ferroviaria (Fiera di Roma), alla zona commerciale di Fiumicino, ad alcune scuole. C’è una percorrenza alternativa lungo via della Muratella, ma il percorso si allunga di 5 chilometri. E via della Muratella è una strada stretta: ogni giorno all’ora di punta (l’ingresso dei bambini a scuola) si creano code. Il viaggio si allunga di 45 minuti.

Si scopre che c’è un altro problema: il ponticello, così come le strade vicine, sono private. Il comune di Roma non può intervenire su strade non sue. Si incomincia l’iter di “acquisizione al patrimonio capitolino”. Questo iter si conclude in tempi tutto sommato rapidi: nel marzo 2019 stradine e ponticello vengono acquisiti. Le cose insomma partono col piede giusto.

Maggio 2019. Il sindaco Raggi viene in sopralluogo al ponticello e spiega la strategia d’intervento: il ponticello sarà demolito; al suo posto sarà montato un ponte di ferro prefabbricato che permetterà di superare la fase di emergenza; e a seguire sarà realizzato un ponte definitivo, in muratura. Circola anche alcuni dati: il ponte di ferro costa 210.000 euro ed è smontabile. Rimane cioè in dote alla città e potrà essere riutilizzato per superare, in futuro, eventuali situazioni analoghe.

Anche se si tratta di un prefabbricato, il ponte di ferro richiede comunque i suoi passaggi burocratici: il progetto, l’affidamento dei lavori e, alla fine, la conferenza dei servizi. La conferenza dei servizi è un passaggio obbligato, in cui tutte le autorità coinvolte e i livelli di governo territoriali debbono dire la loro.

Arriviamo al 4 settembre 2019: si apre la conferenza dei servizi.

E qui arriva la sorpresa amara, un nuovo intoppo: il Consorzio di bonifica del Tevere e Agro Romano, dopo aver esaminato il progetto del ponte di ferro, lo boccia senza appello. L’ente di bonifica mette tutto nero su bianco in una missiva, nella quale si legge che, in caso di piena, il ponte prefabbricato potrebbe creare un ostacolo al deflusso delle acque. Insomma, il manufatto prefabbricato sarebbe un pericolo per la pubblica incolumità.

A stretto giro il presidente dell’ente municipale, Mario Torelli, scrive una nota, per spiegare che l’ente di bonifica si è sbagliato, perché considera un ponte provvisorio come se fosse definitivo: “È utile precisare che il progetto provvisorio prevede la costruzione di un ponte alla quota attuale, ma il ponte definitivo dovrà essere rialzato dal piano di campagna”. I rilievi mossi dall’ente di bonifica al ponte provvisorio, insomma, sono fondati, ma saranno superati dal ponte definitivo.

Arvalia Today riporta la reazione politica. Angelo Vastola dice: “Resto basito. Di fatto, per un territorio a rischio idrogeologico, è stato redatto un progetto tecnicamente non conforme. Si sono persi dei soldi e anche del tempo. E ne paga le spese un quadrante”. Vastola prosegue: “Lì andava aperta una procedura di somma urgenza, invece si è scelta un’altra strada che ha portato all’apertura del vaso di Pandora”. Il dialogo politico diventa un botta e risposta. Torelli replica a Vastola: “Non vi erano i requisiti di legge, per aprire una somma urgenza”. C’è una normativa stringente, che non ammette deroghe; si rischia il “procurato danno erariale”. Torelli prosegue: “Erano disponibili i fondi ordinari e non abbiamo avuto difficoltà a garantire i necessari importi a bilancio”.

Per vederci chiaro, il 10 gennaio 2020 la questione arriva in Campidoglio, precisamente in una seduta della Commissione Trasparenza. Circola infatti la voce che, se ci fosse una nuova alluvione come quella del 2014, circa trecento famiglie rimarrebbero isolate e senza una via di fuga. Occorrono chiarezza e tempi certi. La consigliera Svetlana Celli di RomatornaRoma va giù duro: “È inconcepibile che a distanza di molti mesi non ci sia ancora una strategia d’intervento, e non  si sappia ancora quale sarà la soluzione adottata, quale sarà il progetto, quali saranno i tempi di realizzazione. È mancata finora un’adeguata regia politica, in grado di governare tutte le fasi di questa vicenda”. E Vastola rincara: “Piana del sole non può più attendere. Ci sono attività commerciali che stanno chiudendo, posti di lavoro che si perdono. Per non parlare degli incidenti che sono aumentati perché, tutto il traffico è deviato su una strada insicura”.

Dalla seduta emergono alcuni dati contabili. Torelli ha detto il vero: già dal 2019 è stata stanziata la somma necessaria, 210.000 euro. Ma questi fondi sono durati un battito d’ali: la somma non è stata appostata nel Bilancio previsionale e, in pratica, i soldi ci sono ma nell’immediato non si possono spendere. Occorre attendere un’altra fase: la successiva variazione di bilancio. E a quel punto Arvalia Today torna da Torelli: “Problemi ce ne sono, è  impossibile negarli. Quando c’era quel ponticello, percorrendo 400 metri si arrivava alla complanare. Oggi chi da Piana del sole deve andare verso Fiumicino deve dirigersi verso via Muratella, allungando di quasi cinque chilometri”.

Da qui in poi comincia a montare l’insofferenza dei residenti. Il comitato Cittadini di Piana del sole scrive una lettera, preannuncia la mobilitazione e chiede risposte e tempi certi.

La questione del Consorzio di bonifica intanto sembra sbloccarsi. Il consorzio autorizza il ponte provvisorio, ma a condizione che sia realmente provvisorio. Si sa: in Italia non c’è nulla di più definitivo di una cosa dichiarata come provvisoria. Viene fissato un tempo massimo: due anni e non un giorno di più. Ma all’orizzonte si profila una nuova grana. A spiegarla è Torelli, in una nota. In questi due anni “l’Ufficio tecnico dovrà approntare il progetto di realizzazione di quello definitivo”. E fin qui nulla di speciale. Ma, nel frattempo, “la Direzione municipale ha necessità di verificare se le rischieste fatte dal Consorzio siano legittime. È stato chiesto infatti al Municipio di ottemperare ad alcuni oneri, che sembrano esulare dalla sue competenze. Per questo è stata interessata l’Avvocatura capitolina. Ed ora siamo in attesa di una risposta”. La prossima puntata della vicenda sarà conoscere il parere dell’Avvocatura del Comune. Intanto il tempo passa e il quadrante rimane isolato. Ce lo ricorda il flashmob, da cui il nostro racconto è incominciato.