Nel 1948 l’impresa Allegri completa il nuovo Ponte della Magliana: 223 metri, sette arcate in cemento armato rivestite di travertino, tre delle quali poggiano in acqua su piloni. La vecchia passerella in ferro viene disarmata.

Il collegamento carrabile tra le due sponde spiana ora la strada verso l’urbanizzazione di Pian Due Torri.

Il primo passo è includere la tenuta nel perimetro del Prg, il piano regolatore generale, fermo dal 1931. Il Comune di Roma sembra però non averne né fretta né desiderio. D’altronde il costo delle urbanizzazioni primarie – fogne e strade – nella tenuta sotto il Tevere, in perenne squilibrio idraulico, si preannuncia proibitivo.

La soluzione arriva con il classico “colpo all’italiana”, i cui autori sono sconosciuti, celati dietro firme illeggibili. Tutto inizia nel 1949, con un carteggio tra gli uffici tecnici comunali e i burocrati del Ministero dei Lavori pubblici. I primi formulano ai secondi una domanda apparentemente ingenua: la tenuta Pian Due Torri è dentro o fuori il perimetro del Prg del 1931? In tutta evidenza la tenuta ne è fuori.

Dal ministero giunge però una risposta surreale: “La zona indicata nella unita planimetria con tratteggio color turchino, sebbene non sia colorata con i simboli delle destinazioni edilizie, deve ritenersi compresa entro il perimetro del vigente piano regolatore”. Allegata alla missiva c’è in effetti una planimetria, nella quale un ignoto burocrate ha colorato di suo pugno, con una matita azzurra, i nuovi confini del piano regolatore.

L’urbanizzazione della Magliana Nuova, dunque, può incominciare. E senza nemmeno variare il piano regolatore.

I passaggi successivi arrivano veloci. Nel gennaio 1950 viene approvato il piano particolareggiato, cioè un piccolo piano regolatore specifico per la Magliana. È molto aggressivo, con caseggiati di 25 metri, spazi commerciali al piano strada e sette piani in elevazione. Intorno c’è una cintura di palazzine semi-intensive di 19 metri e sul fianco collinare villini più piccoli. La dotazione di servizi è minima: soltanto una scuola; nessuna piazza, nessun giardino.

Il Ministero valuta il piano particolareggiato “rispondente alle esigenze di un’organica composizione di un nuovo quartiere”. Sono gli anni della “fame di case”, in cui Roma è mèta di migrazioni interne, dal Lazio e dal Centro-sud Italia. Il Ministero chiude un occhio – e a volte tutti e due – verso le edificazioni intensive.

L’approvazione ministeriale, tuttavia, è subordinata alla “messa in sicurezza idraulica”. Via della Magliana – prescrivono i burocrati – deve essere rialzata, portandola alla stessa quota dell’argine fluviale, che diventa così la “quota zero” dell’intero quartiere. Il nuovo abitato sarà infatti iso-altimetrico, perfettamente in piano e a filo con l’argine. Tutto ciò che si trova sotto questa quota ideale deve essere ricoperto con un movimento-terra – calcinacci e rifiuti inerti – chiamato “reinterro”. Il reinterro è un’operazione enorme: il punto più basso del nuovo quartiere, corrispondente all’attuale piazza De André, si trova 7 metri sotto l’argine. Un’operazione simile è già stata compiuta con successo nel vicino quartiere Marconi.

Nell’aprile 1954 il Piano particolareggiato, numero 123 bis, sarà definitivamente approvato. Tournon gongola e a questo punto sottopone i suoi lotti frazionati all’interesse del mercato. La delusione sarà cocente: non troverà nessun costruttore disposto a sobbarcarsi i costi di reinterro.