Ottobre 2003. Scompare Libero Ricci, artigiano decoratore in Vaticano, in pensione. È un uomo abitudinario, che compie ogni giorno la stessa passeggiata, da casa alla golena del Tevere, dove ama pescare. La sparizione, sul momento, non solleva grandi interrogativi: la sua è una delle tante “vite minori” inghiottite dalla città. Avrà perso contezza di sé e avuto un malore.

Il suo corpo viene ritrovato nel luglio 2007 dai vigili del fuoco, accorsi sulla ciclabile per domare un rogo. È uno scheletro combusto, completamente annerito. Poco distanti ci sono la carta d’identità e le chiavi di casa del pensionato. Tutto combacia, il caso sembra risolto.

Sembra. Ma non lo è. L’esame del Dna rivela che quello scheletro non è il suo. Emerge un nuovo fattaccio. Lo scheletro, che a un primo esame era risultato anatomicamente coerente, si compone delle ossa di ben cinque persone diverse. Accorre la stampa. Alla Magliana non si fanno mancare proprio nulla: adesso hanno anche un serial killer che accumula trofei delle sue vittime, un “collezionista di ossa” come in The Bone Collector di Jeffery Deaver.

I paleontologi forensi analizzano i resti ossei: sono tre donne e due uomini, di età diverse e deceduti in anni lontani. Un macabro rompicapo. Cranio e tronco sono di Ignoto F1, una donna dell’età apparente di 45-55 anni, dece duta tra il 2002 e il 2006. La tibia è di F2, donna, 20-35 anni morta tra 1992 e 1998; il perone è di F3: età 35-45 morta nel periodo 1995-2000. Braccio e scapola sono di M1, un uomo di 40-50 anni deceduto nel 2002-2006; il femore infine appartiene a M2, il cadavere più antico, morto tra 1986 e 1989 all’età di 25-40 anni.

Si interroga la banca-dati degli scomparsi e il pensiero corre subito a Emanuela Orlandi. Non emerge nulla: quelle ossa non appartengono né a lei né a nessun altro. Si fanno largo altre ipotesi. Potrebbe trattarsi di un necrofilo che trafuga salme nei cimiteri o fa acquisti nei meandri oscuri di internet, forse dall’estero. Mistero su mistero. Fino all’ultimo colpo di scena: il nuovo esame del Dna mitocondriale rivela un rapporto di parentela, sulla linea materna, tra Ignoto F1 e il pensionato, da cui tutto è partito e a cui tutto sembra ritornare. Senza soluzioni.


(aggiornato il 19 Luglio 2021)


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