L’incontro (e scontro) della Magliana con le istanze di modernità arriva a seguito di un evento calamitoso: la piena del Tevere del 1813. Quando le acque si ritirano, la tenuta Pian Due Torri è sepolta dal fango.

Gonfalone e Sancta Sanctorum incaricano l’agrimensore Pietro Sardi di stimare il disastro. E, ottenuta la risposta, le due pie arciconfraternite paiono divise sul da farsi. I primi vorrebbero spalare via il fango e attrezzare un argine, in previsione di future piene; i secondi invece si rimettono all’imperscrutabile volontà di Dio, contro la quale è inutile opporsi. Non si trova l’accordo: la tenuta rimarrà sepolta per anni.

Il Gonfalone freme e scalpita: perché nei paraggi le altre tenute prosperano.

Alla Casetta Mattei dal 1802 un nuovo affittuario ha intrapreso la bonifica: è il conte Monaldo Leopardi di Recanati (1776-1847), il padre del poeta Giacomo, che però allora ha soltanto due anni ed è rimasto a Recanati. Il conte Monaldo è un “philosophe”: ispirato dai lumi della ragione ha condotto nella tenuta Mattei 70 contadini marchigiani, con il compito di disboscarla e impiantarvi un vigneto. La bonifica è fallita, ma almeno ci ha provato.

Al monte delle Piche il Collegio Inglese ha costruito stalle e fienili. Il crinale dell’Imbrecciato è disseminato di floridi casali, che prosperano grazie all’evasione fiscale: hanno traforato la collina con un dedalo di grotte e cantine, per nascondervi le botti di vino; e quando arriva l’esattore delle imposte, piangono miseria e dicono che la vigna non ha prodotto nulla.

A Montecucco si incontra un personaggio curioso: l’artista Luigi Righetti (1780-1852). Incisore della Zecca Vaticana specializzato nel conio di monete d’oro, la sua vita ha una svolta improvvisa intorno al 1825, quando un po’ di quell’oro, non si sa bene come, gli rimane incastrato nella giacca; e Righetti si ritrova ricchissimo. Improvvisamente. Al punto che a Montecucco fa costruire un casino di caccia a forma di tempietto circolare, secondo la moda neoclassica portata a Roma dal Valadier.

Oggi Torre Righetti è un rudere, e non rimane più nulla né della cupola né del giro di colonne. Rimane invece una lastra in marmo, che con versi criptici – Ha di Righetti l’or – sembra dichiarare la presenza di un tesoro sepolto.


(aggiornato il 1 Agosto 2021)


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