Di braciola in braciola, le processioni si spostano nel circondario romano e vanno avanti per tutta l’estate e l’autunno. Il passaggio degli Arvali è sempre scandito da epiche scorpacciate e feste danzanti. E in ogni tappa è recitata una preghiera, il Carmen arvale.

Il canto degli Arvali è una melodia mistica, di struggente e selvaggia bellezza. È una chiamata a raccolta degli spiriti, suddivisi in due classi: i Lares, gli spiriti della terra, e i Semunes, gli spiriti del vento, che danzano insieme con il sanguinario dio Marmar. Marmar, il dio guerriero, è pronto a punire con la morte chi varcherà il limen (il confine) e minaccerà l’integrità del campo coltivato: “Spiriti della terra, dateci forza! Marmar il sanguinario, castiga i devastatori, ferma le calamità! E dopo sàziati. Siedi sereno sul confine: veglialo. Marmar, invita a danzare gli Spiriti del vento. Marmar, dacci forza! Sia gloria a Marmar!”.

Nel pantheon arvalico c’è anche un vecchio burbero di nome Selvans, che presiede a boschi, orti e bestiame. Marco Porcio Catone nel De Agri cultura in torno al 160 a.C. ci tramanda la ricetta del Votum pro bubus, un’offerta a Selvans per la salute del bestiame: farro, pancetta e carne magra, il tutto rosolato nel vino.

Ci sono poi quattro divinità stagionali: il temibile dio dei fulmini notturni Summanus, celebrato in estate col sacrificio di un montone nero (20 giugno, Summanalia); la capricciosa dea Fons, sempre accompagnata dal suo stuolo delle nymphæ delle sorgenti, festeggiata in autunno (13 ottobre, Fontinalia); in inverno c’è il lupo-capra Lupercus, dio degli opposti inconciliabili che si scontrano portando novità (15 febbraio, Lupercalia); e infine Flora, dea del risveglio primaverile (28 aprile, Floralia).


(aggiornato il 10 Luglio 2021)


È il curatore di questo portale. Fa di tutto un po’: scrive, mette on line e cerca nuove idee.