Al monte di Santa Passera è sorta la Villa Negroni e, più nell’interno, a Vigna Jacobini si vendemmia ancora l’aleatico di Papa Leone. I possidenti Jacobini hanno restaurato un casale, trasformandolo in villa, collocando sul frontespizio il primo orologio meccanico della zona, per scandire il lavoro nei campi. Come a dire: il tempo lo batte il padrone.

Questo orologio esiste ancora oggi. La sua particolarità è che con una sola lancetta e numeri dall’I al VI segna l’ora romana, basata su turni di lavoro agricolo di sei ore circa. Il primo giro di quadrante, che va dall’alba al mezzogiorno, segna il turno del mattino; un secondo giro dal mezzogiorno al tramonto segna la “controra”, il turno pomeridiano.

Una cuspide a metà tra il VI e l’I – l’Ave Maria – individua i due momenti speciali della giornata: la “mezza” (la siesta di 30 minuti che separa mattino e controra) e i “vespri” (mezz’ora dopo il tramonto), quando, terminate le preghiere della sera, si chiudono le chiese e si aprono le osterie.

Al padrone dell’orologio spetta il complicato onere di far collimare alba, mezzo giorno e tramonto con il VI del quadrante. È un orologio con ampi margini di discrezionalità, ma che non conosce né ora legale né stress. Al padrone infatti non è consentito richiedere straordinari.

Il Castello della Magliana, frattanto, cade in mano ai briganti. Il topografo Antonio Nibby, che ha modo di visitarlo nel 1827, stende un racconto desolante, con le stanze papali ormai ridotte a dormitorio di bifolchi. Il loro capo, l’arrogante Giuseppe Vitelli, ha fatto costruire una tribuna sopraelevata davanti alla cappellina del Battista, per assistere alle funzioni separato dai campagnoli. Ha praticato un foro in una parete della cappellina, per potervisi affacciare. Poco gli interessa se sull’altro lato della parete c’è l’affresco raffaellesco di Santa Cecilia, che ne rimane irrimediabilmente danneggiato.


(articolo aggiornato il 28 Ottobre 2022)