Il conte Adriano de Tournon, genero di Bonelli, torna di controvoglia alla guida della Nuova Git. Sotto il fascismo è stato senatore e podestà di Vercelli: grazie alle politiche di riconciliazione nazionale ambisce ora a nuovi prestigiosi incarichi. Il conte è intenzionato a frazionare il latifondo agricolo in lotti edificabili, venderli al miglior offerente e allontanarsi alla velocità del fulmine da quell’ingombrante proprietà.

Il vecchio Bonelli è un uomo concreto: sa bene che il suo tempo è in esaurimento e la tenuta Pian Due Torri, inesorabilmente, finirà con lui. Bonelli si chiude in esilio dorato nella sua villa, ricevendo le visite di pochi amici fidati. “Ho visto Luigi Einaudi, presidente della Repubblica”, ricorda Tullio Chistè. E anche “Alcide De Gasperi e Alfredo Frassati, un miliardario che viene a giocare a bocce”.

Tullio, il mezzadro che Bonelli ha vessato di debiti per tutta la vita, è forse il suo compagno più fedele, l’unico che in fondo provi una sincera ammirazione per quello che Bonelli è stato capace di creare.

Se Bonelli si adegua al forzato riposo, Pier Luigi Nervi, 54 anni, rientra in febbrile attività. L’acciaio è tornato sul mercato e per la Nervi & Bartoli le committenze riprendono a fioccare. Nervi costruisce il Padiglione-tipo, un hangar a campata unica da 10.000 metri cubi, concepito come una sorta di vetrina al pubblico di quello che si può fare con i prefabbricati Nervi.

Nervi incomincia a insegnare alla Sapienza. Tiene lezioni memorabili, in cui rimprovera agli architetti una “disattenzione ignorante in materia di statica” e agli ingegneri una “ruvida mancanza di sensibilità”. Arrivano committenze importanti, come il Palazzo delle esposizioni di Torino (1947), dalle immense volte prefabbricate alla Magliana. Poi Parigi e infine l’America. E questo porterà Nervi ad allontanarsi dalla Magliana.