Usciamo ora dalle catacombe di Generosa e spostiamoci al III miglio della Via Campana, in un’altra cava in disuso, quella dei Grottoni, per parlare di altri due martiri: Felice e Adautto.

Felice è un presbitero romano, condotto al supplizio sulla via Portuense il 30 agosto del 303. Lungo il cammino gli si affianca un giovanissimo sconosciuto, che dichiara agli stupefatti soldati romani di voler condividere con Felice la croce del martirio. I militari lo accontentano e ― perplessi ma non più di tanto ― decapitano entrambi con un unico colpo di spada.

Ma chi è mai il temerario che si affianca a Felice? Nessuno lo sa. Al punto che la Chiesa, quando tempo dopo proclamerà entrambi santi e martiri, darà al ragazzino un nome simbolico: Adautto, dal latino “adauctus”, quello che si è aggiunto.

Felice viene acclamato “santo subito”, per vox populi, cioè senza attendere la pronuncia ecclesiastica. Tutti fanno a gara a prenotare per sé un loculo nella cava in cui è sepolto, desiderosi di risvegliarsi accanto a lui nel giorno agognato della Resurrezione della carne. Anche questa cava, come quella di Generosa, diventa così una catacomba cristiana, con il nome di Cœmeterium ad Sanctum Felicem Via Portuense, catacombe di San Felice.

Va precisato però che la collocazione del cimitero di Felice alla Magliana è assai dibattuta dagli studiosi: a favore Bosio e Verrando; contro Cecchinelli-Trinci e Styger. Per dipanare i dubbi, nell’agosto 1911 gli archeologi compiono ai Grottoni un’indagine scientifica. La conferma purtroppo arriva solo a metà: nella cava abbandonata ci sono per davvero tanti loculi, disposti in quattro file sovrapposte, ma non c’è nessuna epigrafe o affresco che in qualche modo faccia cenno a San Felice.

Proseguiamo e concludiamo la rassegna dei martiri della Magliana spostandoci lontano. Attraversiamo il Mediterraneo e sbarchiamo in Egitto, nella città grecofona di Alessandria.

Κυρος (Kyros) è un medico e porta sempre con sé il πανάριον (panarion), la borsa del dottore, che contiene al suo interno la panacea, il farmaco miracoloso in grado di guarire ogni male. Ma Kyros è soprattutto un “medico delle anime”, dotato di poteri di esorcista: scaccia i demoni dalle anime perse e le riconduce alla fede. Siccome il suo non è un mestiere facile, al suo fianco c’è un giovane soldato armato di spada, il discepolo Ἰωάννης (Ioannis).

Muoiono martiri entrambi. Non conosciamo il giorno esatto ma conosciamo il modo: vengono prima crocefissi e poi anche decapitati. Le loro tombe egiziane sono da subito meta di pellegrinaggio, perché a quanto pare Kyros continua a compiere guarigioni miracolose e liberare gli indemoniati anche da morto: la sua fama cresce, al punto che diventa Abbas Kyros, Kyros il grande. Esattamente un secolo dopo, come vedremo a breve, le sue reliquie si metteranno in viaggio, da Alessandria a Vicus Alexandri, alla Magliana.

Gli itinerari altomedievali e i martirologi ci tramandano infine i nomi di una dozzina di altri martiri, tutti legati alla Via Portuense-Campana: Gaudenzia, uccisa con Felice e Adautto (Martirologio Geronimiano); Abdon, Sennen, Milex, Vincenzo, Polion, Giulio e Pymeon (De Locis Sanctis); Alessandro, Anastasio, Candida e Innocentia (Notitia Portarum). Di loro non conosciamo altro che il nome.

Le persecuzioni calano ora di intensità. Inizia la breve, felice stagione di Massenzio. La sua “estate romana” dura un battito d’ali e finisce in un giorno preciso, il 28 ottobre 312, quando a Roma si presenta in armi il suo rivale, Costantino.

Sugli scudi Costantino ha fatto dipingere una croce, come gli ha consigliato una visione: “In hoc signo vinces”. E con quel segno vincerà per davvero. Il pagano Massenzio è sconfitto e muore in battaglia. Con lui si archivia un’epoca.

Con Costantino per i cristiani incomincia un giorno nuovo. Escono dalle catacombe. Non c’è più motivo di nascondersi.


(aggiornato il 19 Luglio 2021)


È il curatore di questo portale. Fa di tutto un po’: scrive, mette on line e cerca nuove idee.