Nel conclave del 1471 emergono i nomi di due famiglie in inarrestabile ascesa, imparentate tra loro e unite in un patto di ferro: i Riario e i Della Rovere.

Il ventiquattrenne Pietro Riario (1447-1474) compra a uno a uno i voti dei cardinali e riesce nell’impresa di far eleggere papa suo zio, Francesco Della Rovere, che da pontefice si sceglie il nome di Sisto IV.

Uno dei primissimi atti di Papa Sisto è regalare il Fundus Manlianus al nipote prediletto, il ventottenne conte Girolamo Riario (1443-1488). Non c’è un vero e proprio atto di donazione: semplicemente Girolamo se ne impossessa e da allora si comporta da vero signorotto della Magliana.

Le investiture, quelle vere, arrivano di lì a breve: nel 1471 Pietro Riario con l’altro nipote Giuliano Della Rovere (1443-1513) ricevono la porpora cardinalizia; nel 1474 è la volta del diciassettenne Giovanni Della Rovere (1457-1501), che diventa “prefetto urbano” (capo della polizia); infine nel 1477 Raffaele Riario (1461-1521) diventa cardinale ad appena 16 anni.

L’assillo del nuovo pontefice è trovare il modo per far soldi, da redistribuire all’orda dei nipoti, famelici e questuanti. A Papa Sisto si attribuisce di aver messo balzelli anche sui piaceri terreni: ad esempio, istituisce una tassa di penitenza per i preti che hanno una concubina. E a chi lo critica risponde: “Per la somma che vuole, il papa non abbisogna che di penna e inchiostro”.