Dura è la vita per gli artisti, in un mondo dove la cultura ha preso altre direzioni e forse ha perso realmente la bussola. Si disperdono i contenuti antichi, tramandati in generazioni «d’attori e menestrelli / di rime e ritornelli / tra stralci di stornelli» (cit. mia). Forse – dico forse perché non ne sono sicuro –.

Ogni esperienza che vivo da qualche anno a questa parte mi permette di vedere quotidianamente esempi che mi dimostrerebbero il contrario. Tra gli “amici veri di merende”, Consorzio dei Lavoratori dello Spettacolo, Laboratori del Band, Civitan Roma Tevere, Editori passati e futuri, la strada, principalmente lei, nuda e cruda, spietata e diretta nella sua schiettezza.

Grandi pittori che nelle loro tele riversano vangeli, probabilmente non saran mai visti da nessuno che conti realmente, se la fortuna non bacerà loro sulle labbra, ma che ancora risiedono nel nostro quotidiano presente; attori che faticano a farsi spazio nonostante le grandi capacità interpretative, costretti ad andare all’estero per racimolare esperienze e soddisfazioni personali. Nessuno li declamerà per gli alti meriti ottenuti; registi fautori di grandi e nuove correnti di pensiero, ridotti a lavorare in buchi di teatri a proprie spese e a costo zero, a sollazzare il cospicuo circolo d’amici stretti. Poeti di frontiera, magari vincitori d’internazionali riconoscimenti, impegnati a recitarsi i versi nelle bische clandestine di quartieri periferici e  a spicciare qualche copia dell’ultimo volume di giornata.

La gavetta va per tutti nello stesso modo, ma sempre meno sono i volti di quelli che si distinguono dal mucchio, sempre più di valore, sempre più scartati sotto banco. Sembra oggi che aver capacità lampanti ed evidenti sia un demerito o un affronto alla decenza di chi detiene il timone del comando. A che pro buttar via il vero talento? D’esempi ne vedi tutti i giorni, dall’anonimo quotidiano allo show business più gettonato: se non vai a genio al capo, sarai scartato. Ma chi realmente giudica il giudicante? Perché non ci si rende conto che la democrazia equivale realmente a un numero, e il numero fa la differenza se si coordina negli intenti e nelle volontà?

Faccio lo spaccone e cito Walt Whitman, giusto per farvi comprendere cosa sia una contaminazione tra teatro, film e poesia: “O me o vita, domande come queste mi perseguitano. Infiniti cortei di infedeli. Città gremite di stolti. Che v’è di nuovo in tutto questo, o me o vita”. Si risponda “Che tu sei qui, che la vita esiste, e l’identità, che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso. Che il potente spettacolo continua e che tu puoi contribuire con un verso”. Quale sarà il tuo verso?, diceva Williams nell’Attimo fuggente.

Vado a concludere dicendo che non ho una risposta a tutte le domande, né mi sento di essere un vate o un “sommo”, come mi chiama un carissimo amico attore. Ma di una cosa sono certo: non si può arrestare la corrente dell’ispirazione solo perché hai le conoscenze giuste per farlo; e anche se la vorresti zittire lei trova sempre un modo per farsi ascoltare.

Vi abbraccio riportandomi alcuni miei versi.

 

PICCOLI UNIVERSI

Non

puoi

impedire

all’acqua

di scorrere,

al tempo

di correre,

al vento

di scegliere

la direzione

da prendere

ma Il tuo sorriso

andrei a cogliere

con un fiore donarlo

per riempire il mondo

e della sua luce colmarlo

 

SHARE