In aggiornamento.

 

 

  1. — Uno sguardo sul nuovo ponte

 

Ponte della Scienza è il quinto ponte pedonale di Roma (gli altri sono i ponti della Musica, Milvio, Castel Sant’Angelo e Sisto).

Si tratta di una passerella tra le due sponde del Tevere, tra lungotevere Gassman e il Gazometro, progettata dall’architetto Andreoletti. Il ponte misura 142 m × 10 di larghezza e si compone di tre elementi: le due stampelle d’appoggio lungo gli argini e la travata centrale in cemento su funi sospese. La stampella in Riva Portuense è in acciaio corten e misura 63 m (di cui 30 protési a sbalzo sull’alveo fluviale). La stampella in Riva Ostiense è in cemento armato e misura 42 m (di cui 15 a sbalzo). Sulla distanza tra le due stampelle, 36 m, sono tese le funi in fibra di carbonio, su cui poggia una soletta e la travata centrale in cemento precompresso, ad altezza 15 m. Il progetto prevede che la travata centrale sia realizzata a piè d’argine e posta sulle stampelle con speciali gru.

L’impalcato è concepito come una terrazza sul fiume, destinata all’incontro e alla circolazione ciclo-pedonale: una corsia ciclabile è in battuto di cemento; il resto, pedonale, è coperto da legno di tek e attrezzato con panchine. I parapetti in acciaio sono dotati di illuminazione continua a neon sotto i corrimano.

Le fondazioni si innestano a 40 m di profondità. In Riva Portuense è prevista la carteratura dei muraglioni con lastre di cemento solcate da fessure per il verde. Il

costo netto del ponte è di € 4.161.969,58.

 

 

  1. — Il concorso internazionale

 

Negli Anni Novanta il Comune di Roma promuove un’estesa azione di riqualificazione urbana, chiamata Progetto Urbano Ostiense-Marconi, con la finalità di recuperare gli impianti industriali dismessi nelle due aree di Ostiense e Marconi, separate dal fiume Tevere: la ex Centrale elettrica Montemartini, la ex Mira Lanza, l’ex-Mattatoio, e ancora i progetti per il Museo della Scienza, la Biblioteca universitaria ecc.

Nel 1997, durante il Master Plan di progettazione della Nuova Roma, prende corpo l’idea di raccordare le aree Ostiense e Marconi attraverso un ponte pedonale, concepito come una piazza sospesa sul fiume, nodo centrale di una diffusa rete pedonale e ciclabile.

Nel 1999 il Comune di Roma bandisce un concorso internazionale di architettura, dal titolo Due ponti pedonali sul Tevere. Uno è il Ponte della Musica (al quartiere Flaminio); l’altro è il Ponte della Scienza (a sud).

Per quanto riguarda il Ponte della Scienza il Comune promuove la «progettazione di due ponti pedonali di attraversamento del Tevere, con l’obiettivo di connettere due aree d’importanza strategica per la città». La traccia fornita dal concorso è questa: «Il ponte collegherà, con una luce di circa 100 m, la riva Ostiense, sul lato sinistro del Tevere, con il lungotevere dei Papareschi sulla riva destra. Il nuovo collegamento restituirà continuità a due aree ex-industriali racchiuse fra il fiume e la via Ostiense da una parte e viale Guglielmo Marconi dall’altra».

Il premio per il vincitore del concorso è di 25.000 euro, più l’affidamento della progettazione esecutiva. I fondi per la realizzazione dell’opera sono presi da una legge speciale, la Legge per Roma Capitale.

Viene richiesto di progettare un ponte «con la massima flessibilità d’uso»; si suggeriscono «soluzioni semplici, che non ospitano sovrastrutture stabili, facilmente adattabili ad allestimenti temporanei».

Si legge ancora: «Su questa larghezza deve trovare posto una fascia della larghezza di 6 m, su cui in futuro potrà avvenire il transito di veicoli assimilabili, come carichi, a quelli previsti per i ponti di 2a categoria».

Ancora: «Non sono consentiti sostegni nell’alveo di magra, e precisamente nelle zone indicate nei profili allegati, mentre è possibile disporre pile intermedie nelle zone golenali».

Infine: «L’importo complessivo delle opere, al netto degli oneri accessori, non dovrà superare Euro 2.300.000, pari a Lit. 4.453.421.000».

Il 3 marzo 2000 cominciano ad arrivare le domande di iscrizione. Il 3 maggio vengono presentati i primi progetti.

 

 

  1. — Il progetto di Andreoletti, Pintore e Tonucci

 

Il 16 giugno 2000 la giuria internazionale presenta il suo verdetto, basato sulla qualità architettonica dei progetti, la rispondenza al programma e alle sue richieste funzionali, l’aderenza ai regolamenti vigenti, gli aspetti economici e la fattibilità tecnica.

Risulta vincitore del primo premio lo studio di architetti APsT, di cui fanno parte tre giovani progettisti: Gianluca Andreoletti, Maximiliano Pintore e Stefano Tonucci, all’epoca tutti sotto i 35 anni.

Le motivazioni lodano la capacità di contestualizzarsi con lo scenario circostante: archeologia industriale, quindi arcata metà ferro metà cemento, «elementi molto materici -spiega Gianluca Andreoletti – che sottolineano il segno del tempo che passa accanto ai reperti dell’industria». Una struttura scatolare in cemento armato ferma il «piede» del ponte in riva sinistra, una struttura in acciaio fa da base dall’altra parte, dove ci sarà un collegamento con la ciclabile Castelgiubileo-Eur. Un sistema di pali fino a 54 metri di profondità àncora le spalle della struttura.

Il progetto del team di Andreoletti è impostato come un monumento al tempo.

Nella presentazione essi scrivono:

«L’ex area industriale del quartiere Ostiense, racchiusa tra il fiume Tevere e la via Ostiense, connotata dalla presenza dei grandi impianti industriali dismessi, appare come una grande «lacuna» all’interno del tessuto edilizio della città consolidata. La lacerazione edilizia è resa ancora più evidente dallo stato di abbandono nel quale versano gli edifici degli stabilimenti del gas. Progettare un ponte in quel luogo significava, innanzitutto, ristabilire il legame con il resto dei quartieri circostanti (Marconi, Ostiense, Testaccio), ricucire uno strappo provocato dall’arresto del tempo».

Ancora: «Il ponte metafora del collegamento, dell’unire, si pone come mezzo attraverso il quale tentare una «ricucitura» con le due parti della città, ma soprattutto con il tempo perduto. Il rapporto con il luogo viene, infatti, istituito mediante l’individuazione di corrispondenze atte a rivelare una percezione emotiva, un carattere, una presenza».

Spiega Andreoletti: «Il ponte, simbolicamente e fisicamente, è il mezzo per colmare la lacuna e ritrovare il legame con il tempo che si credeva perduto. L’ex area industriale del gasometro appare essere come una sorta di monumento al tempo che non all’archeologia industriale.

Unisce due parti della città, via Ostiense e viale Marconi, separate dal fiume Tevere.

Un ponte ciclo pedonale, che mette in comunicazione due rive del fiume Tevere…

…interessate da importanti progetti di riqualificazione. Spesso rimasti a metà, come nel caso dell’ex fabbrica Mira Lanza, che doveva essere assegnata da tempo all’Accademia di Arte Drammatica, ma che non si è più provveduto a risistemare. In altre occasioni è andata meglio e le imponenti vestigia di una Roma operosa, industriale, sono state recuperate. Ed è questo il caso della centrale elettrica Montemartini.

Il costo netto del ponte è di € 4.161.969,58.

il Ponte della Scienza sarà una passerella ciclo-pedonale per mettere in collegamento la futura Città dei Giovani (ex Mercati Generali), l’Università Roma 3 e l’ambito di via Ostiense con lungotevere Papareschi, la Casa dello Studente progettata da Franco Purini e il Teatro India.

La strategia del progetto del ponte, mediante la concezione di una struttura portante «scarnificata» sin nei minimi termini, appesa ad un filo, vuole testimoniare non un atto d’intelligenza bensì una violenza subita che ci toglie la calma e ci induce a alla ricerca di un significato che ristabilisca una condizione di equilibrio che procede per opposizioni e corrispondenze.

L’interpretazione di questi segni, della loro realtà noumenica è come un alfabeto senza fine. L’obiettivo è quello della risemantizzazione della forma architettonica attraverso un vocabolario di dissonanze che sottolineano la complessità percettiva e costruttiva. Questa metodologia diacronica e asimmetrica viene applicato dalla scala urbana a quella di progetto fin nei dettagli.

Le materie del luogo sono state la materia del progetto. La materia custodisce i segni del tempo perduto e solo attraverso di essa è possibile cortocircuitare il senso del tempo presente verso un tempo passato, «esiste un’ebbrezza che ci viene dalle materie rudimentali in quanto sono ricche di segni… ritorniamo all’origini dell’umanità, ai tempi, cioè, in cui i segni avevano il sopravvento sul contenuto esplicito» (Marcel Proust). La materia scabra, rotta, consunta, evoca un’unità latente di senso e segno al quale il progetto aspira. L’essenza del ponte, la sua necessità interna deriva proprio dalla ricerca di questa verità, diretta verso il futuro e non verso il passato.

Questa strategia ci ha indotto a pensare gli attacchi del ponte (puntoni, pile, stampelle) in maniera asimmetrica, l’impalcato stesso, come richiesto dal bando diviso in due aree differenti e disuguali per dimensioni e materiali (corsia carrabile in c.a. e percorso pedonale in legno). Emerge, così, dal disegno qualcosa che possiamo chiamare «scrittura», che descrive il racconto del tempo interno al luogo, al progetto.

I materiali, o meglio la materia scelta per la realizzazione dell’opera, è il «cemento-armato», precompresso nella struttura della trave d’impalcato.

L’APsT è stato fondato nel 1998 da un gruppo di ricercatori della Sapienza. Lo studio è stato finalista del concorso per la Sarajevo Concert Hall e ha partecipato ai concorsi per l’Helsinki Music Centre e per la trasformazione dell’Area San Lorenzo (primo premio ex-æquo).

La concezione progettuale del Ponte della scienza si fonda sull’idea di ricucire lo strappo tra le due aree industriali Portuense e Ostiense, e allo stesso tempo sul sottolineare la loro diversità, utilizzando l’acciaio per la prima e il cemento armato per la seconda.

Scrive Andreoli: «Il ponte, metafora del collegamento, si pone come mezzo attraverso il quale tentare una ricucitura delle due parti, ma soprattutto con il tempo perduto. L’intenzione è quella di cercare di preservare e rendere evidente questo carattere negato. L’idea è che il tempo si sia fermato e che quest’area custodisca un tempo altro da quello che si vive quotidianamente».

Scrive ancora Andreoletti, evocando Marcel Proust: «Le materie del luogo sono state la materia del progetto. La materia custodisce i segni del tempo perduto: solo attraverso di essa è possibile cortocircuitare il senso del tempo presente verso un tempo passato».

«La materia scabra, rotta, consunta, evoca un’unità latente di senso e segno al quale il progetto aspira. L’essenza del ponte deriva proprio dalla ricerca di questa verità, diretta verso il futuro e non verso il passato».

Andreoletti, spiega: «Si sono evitate linee aeree verticali e si è imposta una linea filante e bassa. La concezione di una struttura portante «scarnificata» sin nei minimi termini, appesa ad un filo, vuole testimoniare una violenza subita che ci toglie la calma e ci induce a alla ricerca di un significato che ristabilisca una condizione di equilibrio».

Diversa anche la «velocità» delle due rive: la Riva Marconi è intesa come «luogo del camminare», del correre, dell’andare in bici da Castel Giubileo a Mezzocammino; la Riva Ostiense è il «luogo dello stare», dell’incontro, approdo naturale verso i luoghi della scienza e dell’Università.

«Questa strategia ci ha indotto a pensare gli attacchi del ponte (puntoni, pile, stampelle) in maniera asimmetrica».

La fine dei lavori è prevista nella prima metà del 2010.

 

 

  1. — Il cantiere

 

Nel frattempo si succedono ben tre sindaci intervallati da due commissari straordinari: Rutelli, Veltroni (sotto quest’ultimo, con il Piano regolatore del 2006, l’opera viene confermata) e infine Alemanno.

Sotto quest’ultimo si completa la raccolta dei fondi. Mauro Suttora, sulle pagine del quotidiano Libero Mauro Suttora scrive critico: «La nuova giunta Alemanno non può buttare nella pattumiera tutti i progetti del passato, come ha fatto col parcheggio del Pincio. Tuttavia, sfidiamo chiunque ad andare sotto il gasometro Ostiense e contare le persone, i cani e le bici che vi transitano ogni giorno».

Dopo 8 anni di preparazione il cantiere si apre, il 14 ottore 2008. I lavori non iniziano sotto una buona stella, e l’accoglienza della stampa è tiepida. Suttora titola: «Ponti inutili a Roma. Venti milioni per due ponti ciclopedonali. L’eredità folle di Rutelli e Veltroni».

Nel testo si può leggere: «Oggi cominciano i lavori per il Ponte della Musica (11,8 milioni) e quello della Scienza (6,2 milioni). Il Comune di Roma butta quasi venti milioni di euro per costruire due ponti che non servono a nulla. Dio solo sa quanto il traffico di Roma abbia bisogno di ponti sul Tevere per alleggerire la fiumana di auto che blocca la città. Ebbene, l’assessore all’Urbanistica Marco Corsini oggi inaugura invece due ponti sui quali le auto non possono passare, e men che meno tram e bus. Quindi inutili. Questi nuovi ponti sono una follia».

La stampa dà ampio risalto alle caratteristiche tecniche dell’opera. Misura 142 m di lunghezza (di cui 119 di piano viario), per 10,20 di larghezza (di cui 7 carrabili).

Il ponte si compone di tre elementi: due stampelle d’appoggio lungo gli argini e una travata centrale in cemento, su funi sospese. Scrive il progettista Andreoletti: «Il Ponte delle Scienze nasce dall’unione di due concetti strutturali: quello della trave a sbalzo da un triangolo, la cosiddetta stampella, e quello della trave sostenuta da una fune sospesa».

Le due stampelle si trovano fra di loro ad una distanza di 100 m l’una dall’altra. Le due stampelle sono dotate di uno sbalzo di luce differente: quella in Riva Portuense si protende per 30 m; quella in Riva Ostiense per 15 m. I due sbalzi asimmetrici, dai vertici dei triangoli delle stampelle verso l’alveo, consentono di ridurre la distanza fra le due rive a soli 36 m. Scrive Andreoletti: «Su questa distanza vengono tese delle funi, successivamente poste in tensione, che trovano vincolo sulle mensole delle stampelle e sono predisposte, sulla luce di 36 m rimasta libera nel mezzo del ponte, ad accogliere una soletta nervata precompressa. Le funi trovano vincolo di ancoraggio sulle stampelle, esattamente in corrispondenza delle pile: in tal modo, il carico della travata centrale viene trasportato, mediante le funi, direttamente sulle pile, riducendo le sollecitazioni di flessione».

Le strutture di fondazione sono costituite da paratie di dimensioni 120 × 240 × 240 cm, che si intestano ad una profondità di 40 m, disposte a formare un cassone rigido dotato di 5 nervature nella direzione longitudinale del ponte, atte ad assorbire le elevate forze di taglio in fondazione.

Lo scavo delle paratie di fondazione viene realizzato tramite benne, impiegando fanghi bentonitici in pressione. In seguito vengono realizzate le armature e il getto delle spalle e delle pile, inclinate verso l’alveo, e la realizzazione in opera dell’impalcato compreso fra spalle e pila.

 

 

  1. — Le due stampelle

 

La prima stampella, sulla sponda ovest in Riva Portuense, è alta 8,20 m ed è lunga 63 m (di cui 30 di sbalzo verso l’alveo).

L’acciaio delle finiture è il corten, scelto per ragioni pratiche di resistenza agli agenti atmosferici.

Anche i puntoni esprimendo un identico ragionamento sulla materia si scarnificano nella parte inferiore, a contatto con la sponda in un intreccio fitto e indecifrabile che si radica alla terra.

Le stampelle vengono realizzate con la tecnica a sbalzo gettando conci successivi in opera.

Le pile, che costituiscono uno dei lati del triangolo della stampella, sono costituite da quattro elementi lineari, inclinati di circa 40° verso l’alveo, e disposti in maniera da offrire un vincolo adeguatamente rigido nei confronti delle azioni trasversali.

Sulle due strutture a stampella laterali, la precompressione viene applicata mediante cavi in acciaio armonico.

Le parti di impalcato a mensola verranno realizzate col sistema di avanzamento a sbalzo, impiegando la tradizionale attrezzatura a cestello scorrevole, che consente di effettuare il getto dei singoli conci in successione al ritmo di un concio ogni due settimane.

I conci avranno ognuno lunghezza pari a 3 m. Sono dunque previsti 10 conci per lo sbalzo maggiore e 5 per il minore. Prima del getto, il concio precedente, già sufficientemente indurito, verrà bloccato con cavi di precompressione tipo Dywidag. Questi cavi sono ancorati in corrispondenza delle nervature del cassone di impalcato. A fianco di essi, nella soletta, troveranno sede i cavi per la precompressione dei conci successivi. Con tale metodo, la struttura portante cresce a sbalzo senza armature di sostegno, dalla pila fino alla lunghezza dello sbalzo. In tale procedimento verranno impiegate barre d’acciaio, giuntate con manicotti filettati. La tesatura avviene tramite martinetto idraulico.

In Riva Portuense è prevista la carteratura dei muraglioni con lastre di cemento solcate da fessure per il verde.

Sull’argine della riva Marconi, infatti, è stata prevista una riqualificazione attraverso una semplice «carteratura» dei muraglioni con lastre di c.a. faccia vista solcate da fessure che alloggiano vasche di verde e arbusti. La riva Marconi è stata pensata come luogo del «camminare», del correre, dell’andare in bici, in quanto segmento di un percorso, in buona parte realizzato, che va dal mare sin su a nord di Roma.

La stampella in Riva Ostiense è in cemento armato e misura 42 m (di cui 15 a sbalzo).

La seconda, sulla sponda est, è alta 5.8 m ed ha lunghezza di 42 m, compreso lo sbalzo di 15 m verso l’alveo.

Mentre la riva Ostiense, è stata pensata come luogo dello «stare», dell’incontro, in quanto approdo naturale verso il fiume del futuro museo della Scienza. L’argine, infatti, è stato pensato con percorsi e spazi di sosta, dove poter ammirare l’habitat naturale del fiume Tevere.

 

 

  1. — La sospensione dei lavori

 

A ridosso dell’estate 2011 il cantiere improvvisamente si ferma.

Il Comitato di quartiere Marconi denuncia: «Attualmente la ditta incaricata di eseguire i lavori non c’è più! A metà dell’opera ha alzato le tende, o se preferite, bandiera bianca».

Scrive il Comitato di quartiere: «Quale sia stato il problema per ora non è facile da capire, come sempre siamo al momento dei «rimpalli» delle responsabilità».

Tuona il Comitato di quartiere: «Ci troviamo di fronte all’ennesima opera incompiuta che porta a queste conseguenze per il quartiere e non solo: il Lungotevere Gassman, che avrebbe dovuto alleggerire il traffico su V.le Marconi in direzione Eur, è ancora a senso unico da ponte Marconi verso il ponte di Ferro; la sottostante pista ciclabile è inutilizzabile, se non usando per scendere, una comodissima scala in ferro posta di fronte all’ingresso del teatro India».

Intanto, dell’inaugurazione, prevista ad aprile 2011, neanche l’ombra.

Scrive Giuseppe Pullara, sulle pagine del Corriere del 19 giugno 2011:

«Doveva essere una elegante lingua di acciaio grezzo (corten) e di cemento a vista gettata su un Tevere insolitamente veloce e impetuoso, con tanto verde intorno. Ma il Ponte della Scienza è lì a sporgersi sull’acqua ai piedi del vecchio gazometro come un moncherino abbandonato. I lavori sono iniziati a novembre 2008, ma da un mese in cantiere non c’è nessuno.

Il giornalista riporta le parole dell’assessore all’Urbanistica Marco Corsini: «Tre giorni fa ho deciso la contestazione di ogni addebito all’impresa costruttrice e ora si procede con gli avvocati. La Ati-Toriello Aniello srl di Avellino non dà garanzie circa la capacità di terminare l’opera neppure entro l’anno. È già in regime di penale. Manca la carpenteria metallica e il braccio centrale. Qui si tratta di mancato rispetto del contratto, si va verso una nuova gara».

Il giornalista racconta l’ispezione di Corsini al cantiere: «La sua visita al cantiere deserto è come il su e giù di un felino in gabbia».

Il giornalista riporta ancora le parole di Corsini: «Qui saltano i costi, con un nuovo appalto andremo oltre i 3,8 milioni previsti per il ponte. È un danno per l’amministrazione. L’impresa ha dimostrato  di non avere la capacità industriale per fare questo lavoro».

Il Ponte della scienza, della cultura e del tempo libero.

Si procede ad una nuova gara d’appalto, viene scelta una nuova ditta, e i lavori finalmente riprendono.

Scrive il Comitato di quartiere: «Ripartono i lavori! Sembra che nel cantiere di costruzione del ponte della Scienza siano ripartiti i lavori. Una nuova ditta ha preso il posto della Toriello Aniello che ci aveva «salutato» prima dell’estate.

 

 

  1. — L’impalcato

 

Sulla distanza tra le due stampelle, 36 m, sono tese le funi in fibra di carbonio, su cui poggia una soletta e la travata centrale in cemento precompresso, ad altezza 15 m. Il progetto prevede che la travata centrale sia realizzata a piè d’argine e posta sulle stampelle con speciali gru.

La travata centrale viene realizzata a piè d’opera e successivamente fatta scorrere in posizione sulle funi centrali mediante carro-varo. La trave centrale, effettuata la tesatura delle funi, viene successivamente solidarizzata mediante la soletta, alle stampelle laterali, al fine di resistere adeguatamente alle azioni orizzontali.

Si prevede di realizzare la travata centrale con precompressione esterna impiegando cavi in fibra di carbonio (FRP).

Tale materiale ha la proprietà di non essere sensibile alla corrosione ed è quindi particolarmente idoneo negli interventi di precompressione esterna in ambienti moderatamente aggressivi, quale è quello considerato.

L’impalcato è costituito, nelle due stampelle laterali, da una sezione cellulare a sezione variabile con nervature di 20 cm di spessore e solette di 15 cm. La larghezza dell’impalcato è costante per tutta la lunghezza ed è pari a 10.2 m.

Su questa larghezza trova posto una fascia di larghezza 6.0 m, posizionata lateralmente rispetto all’asse del ponte, su cui in futuro potrà avvenire il transito di due colonne di veicoli di 2a categoria. La quota dell’intradosso dell’impalcato è sempre superiore alla quota minima di 15 m prescritta nel bando.

La fase successiva al completamento degli sbalzi prevede la messa in posizione delle funi in FRP di supporto della travata centrale a soletta nervata e il successivo posizionamento in mezzeria tramite carro-varo della travata stessa, costruita e precompressa a piè d’opera. Particolare cura dovrà essere posta nell’inserimento delle funi all’interno degli alloggiamenti predisposti nei bulbi inferiori delle nervature. Dopo tale operazione, si procede alla tesatura delle funi trasferendo gradualmente il carico della travata dal carro-varo soprastante alle funi sottostanti. Completata questa fase, si procederà alla solidarizzazione della soletta fra la travata centrale e gli sbalzi laterali.

Tale sistema costruttivo consente di evitare qualsiasi interazione con il fiume durante la fase di cantierizzazione, per cui si prevede che tutto il processo costruttivo dell’opera non inciderà sul normale esercizio sia del fiume sia delle zone interessate dalla costruzione. Uniche ripercussioni saranno possibili per la pista ciclabile situata sulla sponda est, per la quale sarà necessario prevedere un percorso alternativo.

Il 28 novembre 2011 il Comitato di quartiere scrive: «I lavori di costruzione dell’inutile ( per ora ) ponte della Scienza sono ripartiti alla grande. La nuova ditta sta lavorando a ritmo notevole e per chi ha seguito le vicissitudini di questa opera, che ci permettiamo di dire inutile dal momento che una volta completata porterà pedoni e ciclisti quasi nel nulla, si è reso conto delle differenza con la precedente. Ci auguriamo che non ci siano intoppi fino alla fine, perché vorremmo tanto che il lungotevere tornasse a doppio senso di marcia. C’erano voluti 40 anni per aprirlo, e dopo pochi mesi è stato subito «dimezzato» nella sua funzionalità».

Finalmente, il 2 marzo 2012, le due sponde del Tevere sono unite. Tecnicamente siamo al «varo».

Nell’ottobre 2012 il Comitato di quartiere torna a criticare i lavori: «Come si vede, la situazione è ancora ben lontana da essere terminata, e con essa la riapertura a doppio senso del lungotevere».

 

 

  1. — Un ponte per Rita Levi Montalcini

 

Il 30 dicembre 2012 intanto desta grande commozione la scomparsa del Premio Nobel Rita Levi Montalcini, «piccola signora dalla volontà indomita e dal piglio di principessa» (così Primo Levi).

I Municipi XI e XV decidono allora di dedicare il ponte alla scienziata. Così il comunicato congiunto dei due minisindaci Gianni Paris e Andrea Catarci: «I Municipi XI e XV, come è nella loro possibilità, hanno deciso di intitolare il nuovo Ponte, finora chiamato ‘della Scienza’, a Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la medicina. E dunque la scelta di intitolarlo alla Montalcini, è spiegabile sotto diversi punti di vista. Se da una parte il richiamo ad un’insigne personalità, un premio Nobel, è innegabile, dall’altra dimostra una continuità rispetto al proposito di dedicarlo ad una donna»

«Questa volontà, oltre a costituire un tempestivo riconoscimento alla figura di Rita Levi Montalcini, preminente nel panorama mondiale richiama la particolare realtà toponomastica del quartiere Marconi. Qui, strade e piazze sono dedicate a scienziati uomini e il Municipio XI ha espresso, più volte, la volontà di dare alle donne scienziate la giusta visibilità. Per riequilibrare la presenza dei due generi, già lo scorso anno è stato deliberato di intitolare due nuovi giardini alle scienziate Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, e Laura Maria Caterina Bassi».

«Siamo particolarmente soddisfatti per questo omaggio dovuto a una personalità femminile tanto eccellente» in una città dove, tra l’altro, a parte il Ponte recentemente intitolato a Settimia Spizzichino, vi sono pochissime altre infrastrutture intitolate ad illustri personaggi femminili. Ora dovranno essere gli Uffici capitolini, come è successo per la piazza De André in XV, a seguire l’iter per la deroga necessaria a non dover attendere dieci anni dalla scomparsa del personaggio».

Intanto, siamo a gennaio 2013, vengono effettuate le prove di carico e danno un riscontro positivo.

 

 

  1. — La piazza sul fiume

 

Il 9 febbraio il sindaco Gianni Alemanno inaugura una mostra gastronomica alla Centrale Montemartini, i cui stand sono collocati sul lungofiume proprio di fronte al cantiere. A sorpresa il sindaco fa un sopralluogo anche il cantiere del ponte, e lo inaugura.

Alemanno: «Mancano ancora tutte le opere complementari, le piste ciclabili e la connessione ma tra tre mesi il ponte della Scienza sarà consegnato alla città».

Quello che ancora manca, e che dovrebbe essere ultimato ad aprile 2013, sono le sistemazioni spondali e viarie che non erano comprese nel progetto originario per insufficienza di risorse e che quindi sono state finanziate successivamente: la rampa della cordonata dal lato Marconi, che consentirà il collegamento della banchina dove transita la pista ciclabile Castel Giubileo-Magliana, le sistemazioni superficiali sul lato Marconi del Lungotevere Vittorio Gassman e dal lato Ostiense, di via del Porto Fluviale su un’area acquisita dalla Italgas.

Le opere complementari hanno comportato una spesa complessiva di circa 1.140.000 euro, mentre il nuovo ponte è costato circa 4,5 milioni di euro di fondi di Roma Capitale.

«Bisogna fare una grande sollecitazione all’Eni che è proprietaria dell’area del Gazometro: un paio di anni fa voleva fare qui il suo centro direzionale, poi ha cambiato idea ma sarebbe opportuno recuperare almeno in parte l’idea originaria di farci un parco scientifico che oggi a Roma manca», ha concluso Alemanno.

«L’Eni in questa zona voleva fare il suo centro direzionale, poi ha cambiato idea. Ora bisognerebbe recuperare l’idea originaria di creare in quest’area un parco scientifico che oggi a Roma manca».

L’impalcato è concepito come una terrazza sul fiume, destinata all’incontro e alla circolazione ciclo-pedonale: una corsia ciclabile è in battuto di cemento; il resto, pedonale, è coperto da legno di tek e attrezzato con panchine. I parapetti in acciaio sono dotati di illuminazione continua a neon sotto i corrimano.

L’estradosso dell’impalcato è realizzato in semplice battuto di cemento eseguito tra guide di acciaio, che oltre a sottolineare il disegno dell’intradosso, (nervature della soletta e funi di sostegno), si dispongono in un disegno disteso, meno intricato, orizzontale che dichiara l’attraversamento, il viaggio.

Il ponte è illuminato e arredato con panchine ed è stato dotato di un impianto di videosorveglianza.

Le finiture rispettano il materiale strutturale e lo analizzano nella sua costituzione complessa di calcestruzzo e ferro, questa volta però, rivolgendo all’esterno la narrazione drammatica dell’acciaio inciso sulla tela ruvida del cemento a faccia vista.

Altri elementi di finitura, sono; la corsia pedonale dell’impalcato è sottolineata con una fasciatura in tavolato di legno di tek, i parapetti, realizzati in acciaio e rete metallica, che ospitano al di sotto dei corrimano un dispositivo illuminante continuo al neon. L’alloggiamento degli impianti è predisposto continuo per tutta la lunghezza del ponte sul lato opposto della corsia pedonale, e distribuisce l’utenza di luce acqua e gas, per eventuali allestimenti in occasioni di manifestazioni.

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