In aggior­na­men­to.

 

 

  1. — Uno sguar­do sul nuo­vo pon­te

 

Pon­te del­la Scien­za è il quin­to pon­te pedo­na­le di Roma (gli altri sono i pon­ti del­la Musi­ca, Mil­vio, Castel Sant’Angelo e Sisto).

Si trat­ta di una pas­se­rel­la tra le due spon­de del Teve­re, tra lun­go­te­ve­re Gass­man e il Gazo­me­tro, pro­get­ta­ta dall’architetto Andreo­let­ti. Il pon­te misu­ra 142 m × 10 di lar­ghez­za e si com­po­ne di tre ele­men­ti: le due stam­pel­le d’appoggio lun­go gli argi­ni e la tra­va­ta cen­tra­le in cemen­to su funi sospe­se. La stam­pel­la in Riva Por­tuen­se è in accia­io cor­ten e misu­ra 63 m (di cui 30 pro­té­si a sbal­zo sull’alveo flu­via­le). La stam­pel­la in Riva Ostien­se è in cemen­to arma­to e misu­ra 42 m (di cui 15 a sbal­zo). Sul­la distan­za tra le due stam­pel­le, 36 m, sono tese le funi in fibra di car­bo­nio, su cui pog­gia una solet­ta e la tra­va­ta cen­tra­le in cemen­to pre­com­pres­so, ad altez­za 15 m. Il pro­get­to pre­ve­de che la tra­va­ta cen­tra­le sia rea­liz­za­ta a piè d’argine e posta sul­le stam­pel­le con spe­cia­li gru.

L’impalcato è con­ce­pi­to come una ter­raz­za sul fiu­me, desti­na­ta all’incontro e alla cir­co­la­zio­ne ciclo-pedo­na­le: una cor­sia cicla­bi­le è in bat­tu­to di cemen­to; il resto, pedo­na­le, è coper­to da legno di tek e attrez­za­to con pan­chi­ne. I para­pet­ti in accia­io sono dota­ti di illu­mi­na­zio­ne con­ti­nua a neon sot­to i cor­ri­ma­no.

Le fon­da­zio­ni si inne­sta­no a 40 m di pro­fon­di­tà. In Riva Por­tuen­se è pre­vi­sta la car­te­ra­tu­ra dei mura­glio­ni con lastre di cemen­to sol­ca­te da fes­su­re per il ver­de. Il

costo net­to del pon­te è di € 4.161.969,58.

 

 

  1. — Il con­cor­so inter­na­zio­na­le

 

Negli Anni Novan­ta il Comu­ne di Roma pro­muo­ve un’estesa azio­ne di riqua­li­fi­ca­zio­ne urba­na, chia­ma­ta Pro­get­to Urba­no Ostien­se-Mar­co­ni, con la fina­li­tà di recu­pe­ra­re gli impian­ti indu­stria­li dismes­si nel­le due aree di Ostien­se e Mar­co­ni, sepa­ra­te dal fiu­me Teve­re: la ex Cen­tra­le elet­tri­ca Mon­te­mar­ti­ni, la ex Mira Lan­za, l’ex-Mattatoio, e anco­ra i pro­get­ti per il Museo del­la Scien­za, la Biblio­te­ca uni­ver­si­ta­ria ecc.

Nel 1997, duran­te il Master Plan di pro­get­ta­zio­ne del­la Nuo­va Roma, pren­de cor­po l’idea di rac­cor­da­re le aree Ostien­se e Mar­co­ni attra­ver­so un pon­te pedo­na­le, con­ce­pi­to come una piaz­za sospe­sa sul fiu­me, nodo cen­tra­le di una dif­fu­sa rete pedo­na­le e cicla­bi­le.

Nel 1999 il Comu­ne di Roma ban­di­sce un con­cor­so inter­na­zio­na­le di archi­tet­tu­ra, dal tito­lo Due pon­ti pedo­na­li sul Teve­re. Uno è il Pon­te del­la Musi­ca (al quar­tie­re Fla­mi­nio); l’altro è il Pon­te del­la Scien­za (a sud).

Per quan­to riguar­da il Pon­te del­la Scien­za il Comu­ne pro­muo­ve la «pro­get­ta­zio­ne di due pon­ti pedo­na­li di attra­ver­sa­men­to del Teve­re, con l’obiettivo di con­net­te­re due aree d’importanza stra­te­gi­ca per la cit­tà». La trac­cia for­ni­ta dal con­cor­so è que­sta: «Il pon­te col­le­ghe­rà, con una luce di cir­ca 100 m, la riva Ostien­se, sul lato sini­stro del Teve­re, con il lun­go­te­ve­re dei Papa­re­schi sul­la riva destra. Il nuo­vo col­le­ga­men­to resti­tui­rà con­ti­nui­tà a due aree ex-indu­stria­li rac­chiu­se fra il fiu­me e la via Ostien­se da una par­te e via­le Gugliel­mo Mar­co­ni dall’altra».

Il pre­mio per il vin­ci­to­re del con­cor­so è di 25.000 euro, più l’affidamento del­la pro­get­ta­zio­ne ese­cu­ti­va. I fon­di per la rea­liz­za­zio­ne dell’opera sono pre­si da una leg­ge spe­cia­le, la Leg­ge per Roma Capi­ta­le.

Vie­ne richie­sto di pro­get­ta­re un pon­te «con la mas­si­ma fles­si­bi­li­tà d’uso»; si sug­ge­ri­sco­no «solu­zio­ni sem­pli­ci, che non ospi­ta­no sovra­strut­tu­re sta­bi­li, facil­men­te adat­ta­bi­li ad alle­sti­men­ti tem­po­ra­nei».

Si leg­ge anco­ra: «Su que­sta lar­ghez­za deve tro­va­re posto una fascia del­la lar­ghez­za di 6 m, su cui in futu­ro potrà avve­ni­re il tran­si­to di vei­co­li assi­mi­la­bi­li, come cari­chi, a quel­li pre­vi­sti per i pon­ti di 2a cate­go­ria».

Anco­ra: «Non sono con­sen­ti­ti soste­gni nell’alveo di magra, e pre­ci­sa­men­te nel­le zone indi­ca­te nei pro­fi­li alle­ga­ti, men­tre è pos­si­bi­le dispor­re pile inter­me­die nel­le zone gole­na­li».

Infi­ne: «L’importo com­ples­si­vo del­le ope­re, al net­to degli one­ri acces­so­ri, non dovrà supe­ra­re Euro 2.300.000, pari a Lit. 4.453.421.000».

Il 3 mar­zo 2000 comin­cia­no ad arri­va­re le doman­de di iscri­zio­ne. Il 3 mag­gio ven­go­no pre­sen­ta­ti i pri­mi pro­get­ti.

 

 

  1. — Il pro­get­to di Andreo­let­ti, Pin­to­re e Tonuc­ci

 

Il 16 giu­gno 2000 la giu­ria inter­na­zio­na­le pre­sen­ta il suo ver­det­to, basa­to sul­la qua­li­tà archi­tet­to­ni­ca dei pro­get­ti, la rispon­den­za al pro­gram­ma e alle sue richie­ste fun­zio­na­li, l’aderenza ai rego­la­men­ti vigen­ti, gli aspet­ti eco­no­mi­ci e la fat­ti­bi­li­tà tec­ni­ca.

Risul­ta vin­ci­to­re del pri­mo pre­mio lo stu­dio di archi­tet­ti APsT, di cui fan­no par­te tre gio­va­ni pro­get­ti­sti: Gian­lu­ca Andreo­let­ti, Maxi­mi­lia­no Pin­to­re e Ste­fa­no Tonuc­ci, all’epoca tut­ti sot­to i 35 anni.

Le moti­va­zio­ni loda­no la capa­ci­tà di con­te­stua­liz­zar­si con lo sce­na­rio cir­co­stan­te: archeo­lo­gia indu­stria­le, quin­di arca­ta metà fer­ro metà cemen­to, «ele­men­ti mol­to mate­ri­ci -spie­ga Gian­lu­ca Andreo­let­ti – che sot­to­li­nea­no il segno del tem­po che pas­sa accan­to ai reper­ti dell’industria». Una strut­tu­ra sca­to­la­re in cemen­to arma­to fer­ma il «pie­de» del pon­te in riva sini­stra, una strut­tu­ra in accia­io fa da base dall’altra par­te, dove ci sarà un col­le­ga­men­to con la cicla­bi­le Castel­giu­bi­leo-Eur. Un siste­ma di pali fino a 54 metri di pro­fon­di­tà ànco­ra le spal­le del­la strut­tu­ra.

Il pro­get­to del team di Andreo­let­ti è impo­sta­to come un monu­men­to al tem­po.

Nel­la pre­sen­ta­zio­ne essi scri­vo­no:

«L’ex area indu­stria­le del quar­tie­re Ostien­se, rac­chiu­sa tra il fiu­me Teve­re e la via Ostien­se, con­no­ta­ta dal­la pre­sen­za dei gran­di impian­ti indu­stria­li dismes­si, appa­re come una gran­de «lacu­na» all’interno del tes­su­to edi­li­zio del­la cit­tà con­so­li­da­ta. La lace­ra­zio­ne edi­li­zia è resa anco­ra più evi­den­te dal­lo sta­to di abban­do­no nel qua­le ver­sa­no gli edi­fi­ci degli sta­bi­li­men­ti del gas. Pro­get­ta­re un pon­te in quel luo­go signi­fi­ca­va, innan­zi­tut­to, rista­bi­li­re il lega­me con il resto dei quar­tie­ri cir­co­stan­ti (Mar­co­ni, Ostien­se, Testac­cio), ricu­ci­re uno strap­po pro­vo­ca­to dall’arresto del tem­po».

Anco­ra: «Il pon­te meta­fo­ra del col­le­ga­men­to, dell’unire, si pone come mez­zo attra­ver­so il qua­le ten­ta­re una «ricu­ci­tu­ra» con le due par­ti del­la cit­tà, ma soprat­tut­to con il tem­po per­du­to. Il rap­por­to con il luo­go vie­ne, infat­ti, isti­tui­to median­te l’individuazione di cor­ri­spon­den­ze atte a rive­la­re una per­ce­zio­ne emo­ti­va, un carat­te­re, una pre­sen­za».

Spie­ga Andreo­let­ti: «Il pon­te, sim­bo­li­ca­men­te e fisi­ca­men­te, è il mez­zo per col­ma­re la lacu­na e ritro­va­re il lega­me con il tem­po che si cre­de­va per­du­to. L’ex area indu­stria­le del gaso­me­tro appa­re esse­re come una sor­ta di monu­men­to al tem­po che non all’archeologia indu­stria­le.

Uni­sce due par­ti del­la cit­tà, via Ostien­se e via­le Mar­co­ni, sepa­ra­te dal fiu­me Teve­re.

Un pon­te ciclo pedo­na­le, che met­te in comu­ni­ca­zio­ne due rive del fiu­me Teve­re…

…inte­res­sa­te da impor­tan­ti pro­get­ti di riqua­li­fi­ca­zio­ne. Spes­so rima­sti a metà, come nel caso dell’ex fab­bri­ca Mira Lan­za, che dove­va esse­re asse­gna­ta da tem­po all’Accademia di Arte Dram­ma­ti­ca, ma che non si è più prov­ve­du­to a risi­ste­ma­re. In altre occa­sio­ni è anda­ta meglio e le impo­nen­ti vesti­gia di una Roma ope­ro­sa, indu­stria­le, sono sta­te recu­pe­ra­te. Ed è que­sto il caso del­la cen­tra­le elet­tri­ca Mon­te­mar­ti­ni.

Il costo net­to del pon­te è di € 4.161.969,58.

il Pon­te del­la Scien­za sarà una pas­se­rel­la ciclo-pedo­na­le per met­te­re in col­le­ga­men­to la futu­ra Cit­tà dei Gio­va­ni (ex Mer­ca­ti Gene­ra­li), l’Università Roma 3 e l’ambito di via Ostien­se con lun­go­te­ve­re Papa­re­schi, la Casa del­lo Stu­den­te pro­get­ta­ta da Fran­co Puri­ni e il Tea­tro India.

La stra­te­gia del pro­get­to del pon­te, median­te la con­ce­zio­ne di una strut­tu­ra por­tan­te «scar­ni­fi­ca­ta» sin nei mini­mi ter­mi­ni, appe­sa ad un filo, vuo­le testi­mo­nia­re non un atto d’intelligenza ben­sì una vio­len­za subi­ta che ci toglie la cal­ma e ci indu­ce a alla ricer­ca di un signi­fi­ca­to che rista­bi­li­sca una con­di­zio­ne di equi­li­brio che pro­ce­de per oppo­si­zio­ni e cor­ri­spon­den­ze.

L’interpretazione di que­sti segni, del­la loro real­tà nou­me­ni­ca è come un alfa­be­to sen­za fine. L’obiettivo è quel­lo del­la rise­man­tiz­za­zio­ne del­la for­ma archi­tet­to­ni­ca attra­ver­so un voca­bo­la­rio di dis­so­nan­ze che sot­to­li­nea­no la com­ples­si­tà per­cet­ti­va e costrut­ti­va. Que­sta meto­do­lo­gia dia­cro­ni­ca e asim­me­tri­ca vie­ne appli­ca­to dal­la sca­la urba­na a quel­la di pro­get­to fin nei det­ta­gli.

Le mate­rie del luo­go sono sta­te la mate­ria del pro­get­to. La mate­ria custo­di­sce i segni del tem­po per­du­to e solo attra­ver­so di essa è pos­si­bi­le cor­to­cir­cui­ta­re il sen­so del tem­po pre­sen­te ver­so un tem­po pas­sa­to, «esi­ste un’ebbrezza che ci vie­ne dal­le mate­rie rudi­men­ta­li in quan­to sono ric­che di segni… ritor­nia­mo all’origini dell’umanità, ai tem­pi, cioè, in cui i segni ave­va­no il soprav­ven­to sul con­te­nu­to espli­ci­to» (Mar­cel Prou­st). La mate­ria sca­bra, rot­ta, con­sun­ta, evo­ca un’unità laten­te di sen­so e segno al qua­le il pro­get­to aspi­ra. L’essenza del pon­te, la sua neces­si­tà inter­na deri­va pro­prio dal­la ricer­ca di que­sta veri­tà, diret­ta ver­so il futu­ro e non ver­so il pas­sa­to.

Que­sta stra­te­gia ci ha indot­to a pen­sa­re gli attac­chi del pon­te (pun­to­ni, pile, stam­pel­le) in manie­ra asim­me­tri­ca, l’impalcato stes­so, come richie­sto dal ban­do divi­so in due aree dif­fe­ren­ti e disu­gua­li per dimen­sio­ni e mate­ria­li (cor­sia car­ra­bi­le in c.a. e per­cor­so pedo­na­le in legno). Emer­ge, così, dal dise­gno qual­co­sa che pos­sia­mo chia­ma­re «scrit­tu­ra», che descri­ve il rac­con­to del tem­po inter­no al luo­go, al pro­get­to.

I mate­ria­li, o meglio la mate­ria scel­ta per la rea­liz­za­zio­ne dell’opera, è il «cemen­to-arma­to», pre­com­pres­so nel­la strut­tu­ra del­la tra­ve d’impalcato.

L’APsT è sta­to fon­da­to nel 1998 da un grup­po di ricer­ca­to­ri del­la Sapien­za. Lo stu­dio è sta­to fina­li­sta del con­cor­so per la Sara­je­vo Con­cert Hall e ha par­te­ci­pa­to ai con­cor­si per l’Helsinki Music Cen­tre e per la tra­sfor­ma­zio­ne dell’Area San Loren­zo (pri­mo pre­mio ex-æquo).

La con­ce­zio­ne pro­get­tua­le del Pon­te del­la scien­za si fon­da sull’idea di ricu­ci­re lo strap­po tra le due aree indu­stria­li Por­tuen­se e Ostien­se, e allo stes­so tem­po sul sot­to­li­nea­re la loro diver­si­tà, uti­liz­zan­do l’acciaio per la pri­ma e il cemen­to arma­to per la secon­da.

Scri­ve Andreo­li: «Il pon­te, meta­fo­ra del col­le­ga­men­to, si pone come mez­zo attra­ver­so il qua­le ten­ta­re una ricu­ci­tu­ra del­le due par­ti, ma soprat­tut­to con il tem­po per­du­to. L’intenzione è quel­la di cer­ca­re di pre­ser­va­re e ren­de­re evi­den­te que­sto carat­te­re nega­to. L’idea è che il tem­po si sia fer­ma­to e che quest’area custo­di­sca un tem­po altro da quel­lo che si vive quo­ti­dia­na­men­te».

Scri­ve anco­ra Andreo­let­ti, evo­can­do Mar­cel Prou­st: «Le mate­rie del luo­go sono sta­te la mate­ria del pro­get­to. La mate­ria custo­di­sce i segni del tem­po per­du­to: solo attra­ver­so di essa è pos­si­bi­le cor­to­cir­cui­ta­re il sen­so del tem­po pre­sen­te ver­so un tem­po pas­sa­to».

«La mate­ria sca­bra, rot­ta, con­sun­ta, evo­ca un’unità laten­te di sen­so e segno al qua­le il pro­get­to aspi­ra. L’essenza del pon­te deri­va pro­prio dal­la ricer­ca di que­sta veri­tà, diret­ta ver­so il futu­ro e non ver­so il pas­sa­to».

Andreo­let­ti, spie­ga: «Si sono evi­ta­te linee aeree ver­ti­ca­li e si è impo­sta una linea filan­te e bas­sa. La con­ce­zio­ne di una strut­tu­ra por­tan­te «scar­ni­fi­ca­ta» sin nei mini­mi ter­mi­ni, appe­sa ad un filo, vuo­le testi­mo­nia­re una vio­len­za subi­ta che ci toglie la cal­ma e ci indu­ce a alla ricer­ca di un signi­fi­ca­to che rista­bi­li­sca una con­di­zio­ne di equi­li­brio».

Diver­sa anche la «velo­ci­tà» del­le due rive: la Riva Mar­co­ni è inte­sa come «luo­go del cam­mi­na­re», del cor­re­re, dell’andare in bici da Castel Giu­bi­leo a Mez­zo­cam­mi­no; la Riva Ostien­se è il «luo­go del­lo sta­re», dell’incontro, appro­do natu­ra­le ver­so i luo­ghi del­la scien­za e dell’Università.

«Que­sta stra­te­gia ci ha indot­to a pen­sa­re gli attac­chi del pon­te (pun­to­ni, pile, stam­pel­le) in manie­ra asim­me­tri­ca».

La fine dei lavo­ri è pre­vi­sta nel­la pri­ma metà del 2010.

 

 

  1. — Il can­tie­re

 

Nel frat­tem­po si suc­ce­do­no ben tre sin­da­ci inter­val­la­ti da due com­mis­sa­ri straor­di­na­ri: Rutel­li, Vel­tro­ni (sot­to quest’ultimo, con il Pia­no rego­la­to­re del 2006, l’opera vie­ne con­fer­ma­ta) e infi­ne Ale­man­no.

Sot­to quest’ultimo si com­ple­ta la rac­col­ta dei fon­di. Mau­ro Sut­to­ra, sul­le pagi­ne del quo­ti­dia­no Libe­ro Mau­ro Sut­to­ra scri­ve cri­ti­co: «La nuo­va giun­ta Ale­man­no non può but­ta­re nel­la pat­tu­mie­ra tut­ti i pro­get­ti del pas­sa­to, come ha fat­to col par­cheg­gio del Pin­cio. Tut­ta­via, sfi­dia­mo chiun­que ad anda­re sot­to il gaso­me­tro Ostien­se e con­ta­re le per­so­ne, i cani e le bici che vi tran­si­ta­no ogni gior­no».

Dopo 8 anni di pre­pa­ra­zio­ne il can­tie­re si apre, il 14 otto­re 2008. I lavo­ri non ini­zia­no sot­to una buo­na stel­la, e l’accoglienza del­la stam­pa è tie­pi­da. Sut­to­ra tito­la: «Pon­ti inu­ti­li a Roma. Ven­ti milio­ni per due pon­ti ciclo­pe­do­na­li. L’eredità fol­le di Rutel­li e Vel­tro­ni».

Nel testo si può leg­ge­re: «Oggi comin­cia­no i lavo­ri per il Pon­te del­la Musi­ca (11,8 milio­ni) e quel­lo del­la Scien­za (6,2 milio­ni). Il Comu­ne di Roma but­ta qua­si ven­ti milio­ni di euro per costrui­re due pon­ti che non ser­vo­no a nul­la. Dio solo sa quan­to il traf­fi­co di Roma abbia biso­gno di pon­ti sul Teve­re per alleg­ge­ri­re la fiu­ma­na di auto che bloc­ca la cit­tà. Ebbe­ne, l’assessore all’Urbanistica Mar­co Cor­si­ni oggi inau­gu­ra inve­ce due pon­ti sui qua­li le auto non pos­so­no pas­sa­re, e men che meno tram e bus. Quin­di inu­ti­li. Que­sti nuo­vi pon­ti sono una fol­lia».

La stam­pa dà ampio risal­to alle carat­te­ri­sti­che tec­ni­che dell’opera. Misu­ra 142 m di lun­ghez­za (di cui 119 di pia­no via­rio), per 10,20 di lar­ghez­za (di cui 7 car­ra­bi­li).

Il pon­te si com­po­ne di tre ele­men­ti: due stam­pel­le d’appoggio lun­go gli argi­ni e una tra­va­ta cen­tra­le in cemen­to, su funi sospe­se. Scri­ve il pro­get­ti­sta Andreo­let­ti: «Il Pon­te del­le Scien­ze nasce dall’unione di due con­cet­ti strut­tu­ra­li: quel­lo del­la tra­ve a sbal­zo da un trian­go­lo, la cosid­det­ta stam­pel­la, e quel­lo del­la tra­ve soste­nu­ta da una fune sospe­sa».

Le due stam­pel­le si tro­va­no fra di loro ad una distan­za di 100 m l’una dall’altra. Le due stam­pel­le sono dota­te di uno sbal­zo di luce dif­fe­ren­te: quel­la in Riva Por­tuen­se si pro­ten­de per 30 m; quel­la in Riva Ostien­se per 15 m. I due sbal­zi asim­me­tri­ci, dai ver­ti­ci dei trian­go­li del­le stam­pel­le ver­so l’alveo, con­sen­to­no di ridur­re la distan­za fra le due rive a soli 36 m. Scri­ve Andreo­let­ti: «Su que­sta distan­za ven­go­no tese del­le funi, suc­ces­si­va­men­te poste in ten­sio­ne, che tro­va­no vin­co­lo sul­le men­so­le del­le stam­pel­le e sono pre­di­spo­ste, sul­la luce di 36 m rima­sta libe­ra nel mez­zo del pon­te, ad acco­glie­re una solet­ta ner­va­ta pre­com­pres­sa. Le funi tro­va­no vin­co­lo di anco­rag­gio sul­le stam­pel­le, esat­ta­men­te in cor­ri­spon­den­za del­le pile: in tal modo, il cari­co del­la tra­va­ta cen­tra­le vie­ne tra­spor­ta­to, median­te le funi, diret­ta­men­te sul­le pile, ridu­cen­do le sol­le­ci­ta­zio­ni di fles­sio­ne».

Le strut­tu­re di fon­da­zio­ne sono costi­tui­te da para­tie di dimen­sio­ni 120 × 240 × 240 cm, che si inte­sta­no ad una pro­fon­di­tà di 40 m, dispo­ste a for­ma­re un cas­so­ne rigi­do dota­to di 5 ner­va­tu­re nel­la dire­zio­ne lon­gi­tu­di­na­le del pon­te, atte ad assor­bi­re le ele­va­te for­ze di taglio in fon­da­zio­ne.

Lo sca­vo del­le para­tie di fon­da­zio­ne vie­ne rea­liz­za­to tra­mi­te ben­ne, impie­gan­do fan­ghi ben­to­ni­ti­ci in pres­sio­ne. In segui­to ven­go­no rea­liz­za­te le arma­tu­re e il get­to del­le spal­le e del­le pile, incli­na­te ver­so l’alveo, e la rea­liz­za­zio­ne in ope­ra dell’impalcato com­pre­so fra spal­le e pila.

 

 

  1. — Le due stam­pel­le

 

La pri­ma stam­pel­la, sul­la spon­da ove­st in Riva Por­tuen­se, è alta 8,20 m ed è lun­ga 63 m (di cui 30 di sbal­zo ver­so l’alveo).

L’acciaio del­le fini­tu­re è il cor­ten, scel­to per ragio­ni pra­ti­che di resi­sten­za agli agen­ti atmo­sfe­ri­ci.

Anche i pun­to­ni espri­men­do un iden­ti­co ragio­na­men­to sul­la mate­ria si scar­ni­fi­ca­no nel­la par­te infe­rio­re, a con­tat­to con la spon­da in un intrec­cio fit­to e inde­ci­fra­bi­le che si radi­ca alla ter­ra.

Le stam­pel­le ven­go­no rea­liz­za­te con la tec­ni­ca a sbal­zo get­tan­do con­ci suc­ces­si­vi in ope­ra.

Le pile, che costi­tui­sco­no uno dei lati del trian­go­lo del­la stam­pel­la, sono costi­tui­te da quat­tro ele­men­ti linea­ri, incli­na­ti di cir­ca 40° ver­so l’alveo, e dispo­sti in manie­ra da offri­re un vin­co­lo ade­gua­ta­men­te rigi­do nei con­fron­ti del­le azio­ni tra­sver­sa­li.

Sul­le due strut­tu­re a stam­pel­la late­ra­li, la pre­com­pres­sio­ne vie­ne appli­ca­ta median­te cavi in accia­io armo­ni­co.

Le par­ti di impal­ca­to a men­so­la ver­ran­no rea­liz­za­te col siste­ma di avan­za­men­to a sbal­zo, impie­gan­do la tra­di­zio­na­le attrez­za­tu­ra a cestel­lo scor­re­vo­le, che con­sen­te di effet­tua­re il get­to dei sin­go­li con­ci in suc­ces­sio­ne al rit­mo di un con­cio ogni due set­ti­ma­ne.

I con­ci avran­no ognu­no lun­ghez­za pari a 3 m. Sono dun­que pre­vi­sti 10 con­ci per lo sbal­zo mag­gio­re e 5 per il mino­re. Pri­ma del get­to, il con­cio pre­ce­den­te, già suf­fi­cien­te­men­te indu­ri­to, ver­rà bloc­ca­to con cavi di pre­com­pres­sio­ne tipo Dywi­dag. Que­sti cavi sono anco­ra­ti in cor­ri­spon­den­za del­le ner­va­tu­re del cas­so­ne di impal­ca­to. A fian­co di essi, nel­la solet­ta, tro­ve­ran­no sede i cavi per la pre­com­pres­sio­ne dei con­ci suc­ces­si­vi. Con tale meto­do, la strut­tu­ra por­tan­te cre­sce a sbal­zo sen­za arma­tu­re di soste­gno, dal­la pila fino alla lun­ghez­za del­lo sbal­zo. In tale pro­ce­di­men­to ver­ran­no impie­ga­te bar­re d’acciaio, giun­ta­te con mani­cot­ti filet­ta­ti. La tesa­tu­ra avvie­ne tra­mi­te mar­ti­net­to idrau­li­co.

In Riva Por­tuen­se è pre­vi­sta la car­te­ra­tu­ra dei mura­glio­ni con lastre di cemen­to sol­ca­te da fes­su­re per il ver­de.

Sull’argine del­la riva Mar­co­ni, infat­ti, è sta­ta pre­vi­sta una riqua­li­fi­ca­zio­ne attra­ver­so una sem­pli­ce «car­te­ra­tu­ra» dei mura­glio­ni con lastre di c.a. fac­cia vista sol­ca­te da fes­su­re che allog­gia­no vasche di ver­de e arbu­sti. La riva Mar­co­ni è sta­ta pen­sa­ta come luo­go del «cam­mi­na­re», del cor­re­re, dell’andare in bici, in quan­to seg­men­to di un per­cor­so, in buo­na par­te rea­liz­za­to, che va dal mare sin su a nord di Roma.

La stam­pel­la in Riva Ostien­se è in cemen­to arma­to e misu­ra 42 m (di cui 15 a sbal­zo).

La secon­da, sul­la spon­da est, è alta 5.8 m ed ha lun­ghez­za di 42 m, com­pre­so lo sbal­zo di 15 m ver­so l’alveo.

Men­tre la riva Ostien­se, è sta­ta pen­sa­ta come luo­go del­lo «sta­re», dell’incontro, in quan­to appro­do natu­ra­le ver­so il fiu­me del futu­ro museo del­la Scien­za. L’argine, infat­ti, è sta­to pen­sa­to con per­cor­si e spa­zi di sosta, dove poter ammi­ra­re l’habitat natu­ra­le del fiu­me Teve­re.

 

 

  1. — La sospen­sio­ne dei lavo­ri

 

A ridos­so dell’estate 2011 il can­tie­re improv­vi­sa­men­te si fer­ma.

Il Comi­ta­to di quar­tie­re Mar­co­ni denun­cia: «Attual­men­te la dit­ta inca­ri­ca­ta di ese­gui­re i lavo­ri non c’è più! A metà dell’opera ha alza­to le ten­de, o se pre­fe­ri­te, ban­die­ra bian­ca».

Scri­ve il Comi­ta­to di quar­tie­re: «Qua­le sia sta­to il pro­ble­ma per ora non è faci­le da capi­re, come sem­pre sia­mo al momen­to dei «rim­pal­li» del­le respon­sa­bi­li­tà».

Tuo­na il Comi­ta­to di quar­tie­re: «Ci tro­via­mo di fron­te all’ennesima ope­ra incom­piu­ta che por­ta a que­ste con­se­guen­ze per il quar­tie­re e non solo: il Lun­go­te­ve­re Gass­man, che avreb­be dovu­to alleg­ge­ri­re il traf­fi­co su V.le Mar­co­ni in dire­zio­ne Eur, è anco­ra a sen­so uni­co da pon­te Mar­co­ni ver­so il pon­te di Fer­ro; la sot­to­stan­te pista cicla­bi­le è inu­ti­liz­za­bi­le, se non usan­do per scen­de­re, una como­dis­si­ma sca­la in fer­ro posta di fron­te all’ingresso del tea­tro India».

Intan­to, dell’inaugurazione, pre­vi­sta ad apri­le 2011, nean­che l’ombra.

Scri­ve Giu­sep­pe Pul­la­ra, sul­le pagi­ne del Cor­rie­re del 19 giu­gno 2011:

«Dove­va esse­re una ele­gan­te lin­gua di accia­io grez­zo (cor­ten) e di cemen­to a vista get­ta­ta su un Teve­re inso­li­ta­men­te velo­ce e impe­tuo­so, con tan­to ver­de intor­no. Ma il Pon­te del­la Scien­za è lì a spor­ger­si sull’acqua ai pie­di del vec­chio gazo­me­tro come un mon­che­ri­no abban­do­na­to. I lavo­ri sono ini­zia­ti a novem­bre 2008, ma da un mese in can­tie­re non c’è nes­su­no.

Il gior­na­li­sta ripor­ta le paro­le dell’assessore all’Urbanistica Mar­co Cor­si­ni: «Tre gior­ni fa ho deci­so la con­te­sta­zio­ne di ogni adde­bi­to all’impresa costrut­tri­ce e ora si pro­ce­de con gli avvo­ca­ti. La Ati-Toriel­lo Aniel­lo srl di Avel­li­no non dà garan­zie cir­ca la capa­ci­tà di ter­mi­na­re l’opera nep­pu­re entro l’anno. È già in regi­me di pena­le. Man­ca la car­pen­te­ria metal­li­ca e il brac­cio cen­tra­le. Qui si trat­ta di man­ca­to rispet­to del con­trat­to, si va ver­so una nuo­va gara».

Il gior­na­li­sta rac­con­ta l’ispezione di Cor­si­ni al can­tie­re: «La sua visi­ta al can­tie­re deser­to è come il su e giù di un feli­no in gab­bia».

Il gior­na­li­sta ripor­ta anco­ra le paro­le di Cor­si­ni: «Qui sal­ta­no i costi, con un nuo­vo appal­to andre­mo oltre i 3,8 milio­ni pre­vi­sti per il pon­te. È un dan­no per l’amministrazione. L’impresa ha dimo­stra­to  di non ave­re la capa­ci­tà indu­stria­le per fare que­sto lavo­ro».

Il Pon­te del­la scien­za, del­la cul­tu­ra e del tem­po libe­ro.

Si pro­ce­de ad una nuo­va gara d’appalto, vie­ne scel­ta una nuo­va dit­ta, e i lavo­ri final­men­te ripren­do­no.

Scri­ve il Comi­ta­to di quar­tie­re: «Ripar­to­no i lavo­ri! Sem­bra che nel can­tie­re di costru­zio­ne del pon­te del­la Scien­za sia­no ripar­ti­ti i lavo­ri. Una nuo­va dit­ta ha pre­so il posto del­la Toriel­lo Aniel­lo che ci ave­va «salu­ta­to» pri­ma dell’estate.

 

 

  1. — L’impalcato

 

Sul­la distan­za tra le due stam­pel­le, 36 m, sono tese le funi in fibra di car­bo­nio, su cui pog­gia una solet­ta e la tra­va­ta cen­tra­le in cemen­to pre­com­pres­so, ad altez­za 15 m. Il pro­get­to pre­ve­de che la tra­va­ta cen­tra­le sia rea­liz­za­ta a piè d’argine e posta sul­le stam­pel­le con spe­cia­li gru.

La tra­va­ta cen­tra­le vie­ne rea­liz­za­ta a piè d’opera e suc­ces­si­va­men­te fat­ta scor­re­re in posi­zio­ne sul­le funi cen­tra­li median­te car­ro-varo. La tra­ve cen­tra­le, effet­tua­ta la tesa­tu­ra del­le funi, vie­ne suc­ces­si­va­men­te soli­da­riz­za­ta median­te la solet­ta, alle stam­pel­le late­ra­li, al fine di resi­ste­re ade­gua­ta­men­te alle azio­ni oriz­zon­ta­li.

Si pre­ve­de di rea­liz­za­re la tra­va­ta cen­tra­le con pre­com­pres­sio­ne ester­na impie­gan­do cavi in fibra di car­bo­nio (FRP).

Tale mate­ria­le ha la pro­prie­tà di non esse­re sen­si­bi­le alla cor­ro­sio­ne ed è quin­di par­ti­co­lar­men­te ido­neo negli inter­ven­ti di pre­com­pres­sio­ne ester­na in ambien­ti mode­ra­ta­men­te aggres­si­vi, qua­le è quel­lo con­si­de­ra­to.

L’impalcato è costi­tui­to, nel­le due stam­pel­le late­ra­li, da una sezio­ne cel­lu­la­re a sezio­ne varia­bi­le con ner­va­tu­re di 20 cm di spes­so­re e solet­te di 15 cm. La lar­ghez­za dell’impalcato è costan­te per tut­ta la lun­ghez­za ed è pari a 10.2 m.

Su que­sta lar­ghez­za tro­va posto una fascia di lar­ghez­za 6.0 m, posi­zio­na­ta late­ral­men­te rispet­to all’asse del pon­te, su cui in futu­ro potrà avve­ni­re il tran­si­to di due colon­ne di vei­co­li di 2a cate­go­ria. La quo­ta dell’intradosso dell’impalcato è sem­pre supe­rio­re alla quo­ta mini­ma di 15 m pre­scrit­ta nel ban­do.

La fase suc­ces­si­va al com­ple­ta­men­to degli sbal­zi pre­ve­de la mes­sa in posi­zio­ne del­le funi in FRP di sup­por­to del­la tra­va­ta cen­tra­le a solet­ta ner­va­ta e il suc­ces­si­vo posi­zio­na­men­to in mez­ze­ria tra­mi­te car­ro-varo del­la tra­va­ta stes­sa, costrui­ta e pre­com­pres­sa a piè d’opera. Par­ti­co­la­re cura dovrà esse­re posta nell’inserimento del­le funi all’interno degli allog­gia­men­ti pre­di­spo­sti nei bul­bi infe­rio­ri del­le ner­va­tu­re. Dopo tale ope­ra­zio­ne, si pro­ce­de alla tesa­tu­ra del­le funi tra­sfe­ren­do gra­dual­men­te il cari­co del­la tra­va­ta dal car­ro-varo sopra­stan­te alle funi sot­to­stan­ti. Com­ple­ta­ta que­sta fase, si pro­ce­de­rà alla soli­da­riz­za­zio­ne del­la solet­ta fra la tra­va­ta cen­tra­le e gli sbal­zi late­ra­li.

Tale siste­ma costrut­ti­vo con­sen­te di evi­ta­re qual­sia­si inte­ra­zio­ne con il fiu­me duran­te la fase di can­tie­riz­za­zio­ne, per cui si pre­ve­de che tut­to il pro­ces­so costrut­ti­vo dell’opera non inci­de­rà sul nor­ma­le eser­ci­zio sia del fiu­me sia del­le zone inte­res­sa­te dal­la costru­zio­ne. Uni­che riper­cus­sio­ni saran­no pos­si­bi­li per la pista cicla­bi­le situa­ta sul­la spon­da est, per la qua­le sarà neces­sa­rio pre­ve­de­re un per­cor­so alter­na­ti­vo.

Il 28 novem­bre 2011 il Comi­ta­to di quar­tie­re scri­ve: «I lavo­ri di costru­zio­ne dell’inutile ( per ora ) pon­te del­la Scien­za sono ripar­ti­ti alla gran­de. La nuo­va dit­ta sta lavo­ran­do a rit­mo note­vo­le e per chi ha segui­to le vicis­si­tu­di­ni di que­sta ope­ra, che ci per­met­tia­mo di dire inu­ti­le dal momen­to che una vol­ta com­ple­ta­ta por­te­rà pedo­ni e cicli­sti qua­si nel nul­la, si è reso con­to del­le dif­fe­ren­za con la pre­ce­den­te. Ci augu­ria­mo che non ci sia­no intop­pi fino alla fine, per­ché vor­rem­mo tan­to che il lun­go­te­ve­re tor­nas­se a dop­pio sen­so di mar­cia. C’erano volu­ti 40 anni per aprir­lo, e dopo pochi mesi è sta­to subi­to «dimez­za­to» nel­la sua fun­zio­na­li­tà».

Final­men­te, il 2 mar­zo 2012, le due spon­de del Teve­re sono uni­te. Tec­ni­ca­men­te sia­mo al «varo».

Nell’ottobre 2012 il Comi­ta­to di quar­tie­re tor­na a cri­ti­ca­re i lavo­ri: «Come si vede, la situa­zio­ne è anco­ra ben lon­ta­na da esse­re ter­mi­na­ta, e con essa la ria­per­tu­ra a dop­pio sen­so del lun­go­te­ve­re».

 

 

  1. — Un pon­te per Rita Levi Mon­tal­ci­ni

 

Il 30 dicem­bre 2012 intan­to desta gran­de com­mo­zio­ne la scom­par­sa del Pre­mio Nobel Rita Levi Mon­tal­ci­ni, «pic­co­la signo­ra dal­la volon­tà indo­mi­ta e dal piglio di prin­ci­pes­sa» (così Pri­mo Levi).

I Muni­ci­pi XIXV deci­do­no allo­ra di dedi­ca­re il pon­te alla scien­zia­ta. Così il comu­ni­ca­to con­giun­to dei due mini­sin­da­ci Gian­ni Paris e Andrea Catar­ci: «I Muni­ci­pi XIXV, come è nel­la loro pos­si­bi­li­tà, han­no deci­so di inti­to­la­re il nuo­vo Pon­te, fino­ra chia­ma­to ‘del­la Scien­za’, a Rita Levi Mon­tal­ci­ni, pre­mio Nobel per la medi­ci­na. E dun­que la scel­ta di inti­to­lar­lo alla Mon­tal­ci­ni, è spie­ga­bi­le sot­to diver­si pun­ti di vista. Se da una par­te il richia­mo ad un’insigne per­so­na­li­tà, un pre­mio Nobel, è inne­ga­bi­le, dall’altra dimo­stra una con­ti­nui­tà rispet­to al pro­po­si­to di dedi­car­lo ad una don­na»

«Que­sta volon­tà, oltre a costi­tui­re un tem­pe­sti­vo rico­no­sci­men­to alla figu­ra di Rita Levi Mon­tal­ci­ni, pre­mi­nen­te nel pano­ra­ma mon­dia­le richia­ma la par­ti­co­la­re real­tà topo­no­ma­sti­ca del quar­tie­re Mar­co­ni. Qui, stra­de e piaz­ze sono dedi­ca­te a scien­zia­ti uomi­ni e il Muni­ci­pio XI ha espres­so, più vol­te, la volon­tà di dare alle don­ne scien­zia­te la giu­sta visi­bi­li­tà. Per rie­qui­li­bra­re la pre­sen­za dei due gene­ri, già lo scor­so anno è sta­to deli­be­ra­to di inti­to­la­re due nuo­vi giar­di­ni alle scien­zia­te Ele­na Lucre­zia Cor­na­ro Pisco­pia, e Lau­ra Maria Cate­ri­na Bas­si».

«Sia­mo par­ti­co­lar­men­te sod­di­sfat­ti per que­sto omag­gio dovu­to a una per­so­na­li­tà fem­mi­ni­le tan­to eccel­len­te» in una cit­tà dove, tra l’altro, a par­te il Pon­te recen­te­men­te inti­to­la­to a Set­ti­mia Spiz­zi­chi­no, vi sono pochis­si­me altre infra­strut­tu­re inti­to­la­te ad illu­stri per­so­nag­gi fem­mi­ni­li. Ora dovran­no esse­re gli Uffi­ci capi­to­li­ni, come è suc­ces­so per la piaz­za De André in XV, a segui­re l’iter per la dero­ga neces­sa­ria a non dover atten­de­re die­ci anni dal­la scom­par­sa del per­so­nag­gio».

Intan­to, sia­mo a gen­na­io 2013, ven­go­no effet­tua­te le pro­ve di cari­co e dan­no un riscon­tro posi­ti­vo.

 

 

  1. — La piaz­za sul fiu­me

 

Il 9 feb­bra­io il sin­da­co Gian­ni Ale­man­no inau­gu­ra una mostra gastro­no­mi­ca alla Cen­tra­le Mon­te­mar­ti­ni, i cui stand sono col­lo­ca­ti sul lun­go­fiu­me pro­prio di fron­te al can­tie­re. A sor­pre­sa il sin­da­co fa un sopral­luo­go anche il can­tie­re del pon­te, e lo inau­gu­ra.

Ale­man­no: «Man­ca­no anco­ra tut­te le ope­re com­ple­men­ta­ri, le piste cicla­bi­li e la con­nes­sio­ne ma tra tre mesi il pon­te del­la Scien­za sarà con­se­gna­to alla cit­tà».

Quel­lo che anco­ra man­ca, e che dovreb­be esse­re ulti­ma­to ad apri­le 2013, sono le siste­ma­zio­ni spon­da­li e via­rie che non era­no com­pre­se nel pro­get­to ori­gi­na­rio per insuf­fi­cien­za di risor­se e che quin­di sono sta­te finan­zia­te suc­ces­si­va­men­te: la ram­pa del­la cor­do­na­ta dal lato Mar­co­ni, che con­sen­ti­rà il col­le­ga­men­to del­la ban­chi­na dove tran­si­ta la pista cicla­bi­le Castel Giu­bi­leo-Maglia­na, le siste­ma­zio­ni super­fi­cia­li sul lato Mar­co­ni del Lun­go­te­ve­re Vit­to­rio Gass­man e dal lato Ostien­se, di via del Por­to Flu­via­le su un’area acqui­si­ta dal­la Ital­gas.

Le ope­re com­ple­men­ta­ri han­no com­por­ta­to una spe­sa com­ples­si­va di cir­ca 1.140.000 euro, men­tre il nuo­vo pon­te è costa­to cir­ca 4,5 milio­ni di euro di fon­di di Roma Capi­ta­le.

«Biso­gna fare una gran­de sol­le­ci­ta­zio­ne all’Eni che è pro­prie­ta­ria dell’area del Gazo­me­tro: un paio di anni fa vole­va fare qui il suo cen­tro dire­zio­na­le, poi ha cam­bia­to idea ma sareb­be oppor­tu­no recu­pe­ra­re alme­no in par­te l’idea ori­gi­na­ria di far­ci un par­co scien­ti­fi­co che oggi a Roma man­ca», ha con­clu­so Ale­man­no.

«L’Eni in que­sta zona vole­va fare il suo cen­tro dire­zio­na­le, poi ha cam­bia­to idea. Ora biso­gne­reb­be recu­pe­ra­re l’idea ori­gi­na­ria di crea­re in quest’area un par­co scien­ti­fi­co che oggi a Roma man­ca».

L’impalcato è con­ce­pi­to come una ter­raz­za sul fiu­me, desti­na­ta all’incontro e alla cir­co­la­zio­ne ciclo-pedo­na­le: una cor­sia cicla­bi­le è in bat­tu­to di cemen­to; il resto, pedo­na­le, è coper­to da legno di tek e attrez­za­to con pan­chi­ne. I para­pet­ti in accia­io sono dota­ti di illu­mi­na­zio­ne con­ti­nua a neon sot­to i cor­ri­ma­no.

L’estradosso dell’impalcato è rea­liz­za­to in sem­pli­ce bat­tu­to di cemen­to ese­gui­to tra gui­de di accia­io, che oltre a sot­to­li­nea­re il dise­gno dell’intradosso, (ner­va­tu­re del­la solet­ta e funi di soste­gno), si dispon­go­no in un dise­gno diste­so, meno intri­ca­to, oriz­zon­ta­le che dichia­ra l’attraversamento, il viag­gio.

Il pon­te è illu­mi­na­to e arre­da­to con pan­chi­ne ed è sta­to dota­to di un impian­to di video­sor­ve­glian­za.

Le fini­tu­re rispet­ta­no il mate­ria­le strut­tu­ra­le e lo ana­liz­za­no nel­la sua costi­tu­zio­ne com­ples­sa di cal­ce­struz­zo e fer­ro, que­sta vol­ta però, rivol­gen­do all’esterno la nar­ra­zio­ne dram­ma­ti­ca dell’acciaio inci­so sul­la tela ruvi­da del cemen­to a fac­cia vista.

Altri ele­men­ti di fini­tu­ra, sono; la cor­sia pedo­na­le dell’impalcato è sot­to­li­nea­ta con una fascia­tu­ra in tavo­la­to di legno di tek, i para­pet­ti, rea­liz­za­ti in accia­io e rete metal­li­ca, che ospi­ta­no al di sot­to dei cor­ri­ma­no un dispo­si­ti­vo illu­mi­nan­te con­ti­nuo al neon. L’alloggiamento degli impian­ti è pre­di­spo­sto con­ti­nuo per tut­ta la lun­ghez­za del pon­te sul lato oppo­sto del­la cor­sia pedo­na­le, e distri­bui­sce l’utenza di luce acqua e gas, per even­tua­li alle­sti­men­ti in occa­sio­ni di mani­fe­sta­zio­ni.