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Nella mattinata del 13 marzo 2019 la consigliera municipale Francesca Sappìa si dimette dal gruppo consiliare M5s (maggioranza) e aderisce al Gruppo misto (opposizione). Sappia non è il primo portavoce che lascia il Movimento: prima di lei lo avevano fatto Mirko Marsella, Gianluca Martone e Maria Cristina Restivo; e adesso, pallottoliere alla mano, il Movimento non ha più la maggioranza. Nel Parlamentino di Corviale l’M5s può contare ancora su 12 consiglieri; le opposizioni su 13, uno in più. La crisi di governo è virtualmente aperta.

Nella lettera di dimissioni Sappia spiega che dopo tre anni il Movimento «non rappresenta più tutti quegli ideali che mi hanno spinta a candidarmi, tradendo di fatto il voto degli elettori». Poco dopo a Radio Cusano Campus fa l’elenco dei dissapori:

Il sistema di governo di questi tre anni, le scelte calate dall’alto, la mancanza di ascolto dei consiglieri, l’assenza sul territorio e con i cittadini. Sono rimasta molto delusa. È stata una decisione ponderata da diversi mesi, era arrivato il momento per me di uscire perché non condividevo quasi più niente […]. Il Campidoglio ha abbandonato l’XI Municipio. Ad esempio, anche quest’anno non sono previsti lavori sulle strade di grande viabilità che nel nostro municipio stanno a pezzi. In tre anni sono stati potati pochissimi alberi, hanno definanziato i soldi a bilancio per la riduzione del rischio idrogeologico a Piana del Sole. I problemi sono tanti, così come le scelte che non ho condiviso.

I primi attriti sui dossier caldi c’erano stati durante la canalizzazione del traffico sul Viadotto della Magliana, e si erano ripetuti per il pup di piazza della Radio e la preferenziale di Marconi. Il 9 gennaio si era consumato uno strappo difficile da ricucire: la consigliera aveva votato insieme con le opposizioni, e la mozione contro la preferenziale su via Portuense era passata proprio grazie al suo voto. A quel punto la fuoriuscita dal Movimento era già nell’aria.

Saputo delle dimissioni, i partiti politici locali si posizionano sull’argomento, con la classica girandola di dichiarazioni. Gianluca Lanzi, consigliere Pd, chiede le dimissioni del presidente Mario Torelli e nuove elezioni: «Il M5s non ha più la maggioranza. Il minisindaco si dimetta immediatamente e si torni al più presto al voto. Noi siamo pronti». E i capigruppo consiliari Pd e Gruppo misto, Maurizio Veloccia e Gianluca Martone, ammoniscono:

Chiediamo al presidente Torelli di non attardarsi a recitare la parte dell’ultimo soldato giapponese: tragga le conseguenze di questo ennesimo fatto politico, abbia un sussulto di orgoglio e dignità e si dimetta. In questo modo potrà comunque ottenere rispetto per la fine di questa esperienza, senza doversi esporre ad una sfiducia in Aula, che evidentemente è dietro l’angolo.

Per Leu-Mdp parla Mirko Marsella: «Torelli prenda atto e si dimetta immediatamente». Marsella è un ex grillino, ha vissuto sulla pelle l’isolamento di chi lascia il Movimento: «Già il voto diverso e contrario sulla preferenziale Portuense lasciava presagire un finale del genere. Io ci sono passato. L’arroganza e i comportamenti di questa ex-maggioranza sono difficili da sopportare».

Nel Centro-destra Valerio Garipoli, capogruppo di Fratelli d’Italia, chiede dimissioni ed elezioni subito: «La Maggioranza non esiste più. Subito elezioni. Invitiamo il presidente Torelli alle dimissioni. Il Centro-destra unito è pronto». Nel pomeriggio una nota congiunta, sottoscritta con Daniele Calzetta (capogruppo di Forza Italia), Marco Palma (vicepresidente del Consiglio municipale) e altri, formalizza:

Ora subito al voto, il Municipio ha bisogno di un governo e di non rimanere ostaggio dei numeretti e dei 5 stelle. Invitiamo il presidente Torelli a prendere atto della situazione e a dimettersi. Qualora non dovesse avere il coraggio o la dignità per farlo, siamo pronti a presentare una mozione di sfiducia.

Maggior cautela, nell’immediato, ha il capogruppo della Lega, Daniele Catalano: Lega e M5s nel governo nazionale sono uniti da un contratto di governo, e probabilmente prima di prendere posizione occorre un giro di consultazioni.

In serata parla il presidente municipale Mario Torelli: non si dimette e si professa sicuro di ricucire lo strappo e trovare in Aula i numeri per proseguire la sua esperienza politica. Il cronista Fabio Grilli di Roma Today raccoglie le sue prime dichiarazioni a caldo: «Non me l’aspettavo», dice. E racconta il suo stupore:

Ieri c’era stato un consiglio municipale. Da parte della consigliera Sappia non abbiamo registrato nessun segnale che lasciasse presagire qualcosa del genere. [Gli altri consiglieri del M5s] ci sono rimasti male, perché anche loro non si aspettavano questa decisione. Se poi ha letto le sue dichiarazioni, Sappia fa riferimento a cose vecchie, che non sono neppure di competenza municipale. [Sulla canalizzazione del Viadotto della Magliana] anche io mi sono dichiarato contrario.

E adesso dunque – gli chiede il cronista – farà un passo indietro? «Assolutamente no», Torelli non si dimette e anzi sfida alle opposizioni: «Sia chiaro questo aspetto: io non mi dimetto. Vogliono sfiduciarmi? Lo facessero, voglio proprio vedere». Ma avete una strategia, un faro che v’illumina la strada, un obiettivo verso cui tendere? No, «non abbiamo nessuno faro. In questo momento inevitabilmente si naviga a vista».

L’indomani 14 marzo Torelli dice al Messaggero qualcosa di più. Nel frattempo il minisindaco ha avuto modo di consultarsi con il sindaco Raggi: «Ci siamo telefonati. Abbiamo parlato del problema, che riguarda tutti e due». Sindaco e minisindaco hanno convenuto di incontrarsi a breve, per studiare i passi successivi. Per l’immediato la strategia è restare a guardare cosa fa l’opposizione:

Aspettiamo che facciano la mozione di sfiducia. Sarei curioso di vedere poi che andranno a raccontare ai cittadini, dato che in questo municipio stiamo facendo benissimo. Sono sereno, ho la coscienza pulita. In ogni caso sto tranquillo, sarà quello che Dio vorrà, glielo dico da cattolico praticante. È Dio che ci fa la strada, non è l’uomo. Siamo nelle sue mani.

Invocazioni ultra-terrene a parte, il 15 marzo stanno tutti coi piedi ben piantati a terra, e col calendario in mano. Nei comuni (e così anche nei municipi) c’è una finestra elettorale, cioè un periodo dell’anno in cui si può votare, che va dal 15 aprile al 15 giugno. Se Torelli non ha alcuna fretta di essere sfiduciato, le opposizioni puntano alle elezioni subito, già a giugno. Ma tra la convocazione dei comizi e le urne debbono passare 60 giorni, e la discussione di una mozione di sfiducia richiede in media una ventina di giorni: i tempi sono stretti insomma, la finestra elettorale potrebbe chiudersi e le elezioni potrebbero sfumare al 2020, con in mezzo una fase di commissariamento prefettizio.

Sin dalla mattina del 15 marzo, le opposizioni incominciano la raccolta firme per la mozione di sfiducia. Regolamento alla mano, per presentare la mozione di firme ne occorrono almeno 10. Il cronista Grilli passa la mattinata a raccogliere la girandola dei posizionamenti. Scontate le adesioni di Pd e Forza Italia («Noi siamo compatti» dice Veloccia per i Dem; «Io l’ho appena firmata» conferma il forzista Calzetta). C’è l’incognita della Lega, ma il capogruppo Catalano dissipa i dubbi delle ore precedenti: «Mi sono confrontato con i vertici, perché con i Cinque stelle c’è un accordo nazionale. Ma è solo sul programma di governo, quindi ora vado a firmare». Anche gli  ex-cinquestelle Martone e Marsella sono orientati per la firma; e Restivo precisa: «La voterò. Con dispiacere ma la voterò: il Presidente non ha mai ascoltato i consiglieri più critici, la stessa Sappia aveva dato tanti segnali». Proprio quella di Sappia è la firma più attesa: che però non arriva. A Roma Today spiega perché:

In questo momento io non l’ho firmata. Sul voto invece valuterò in base agli sviluppi della situazione. In questo momento ancora non ho sentito nessuno dell’ex maggioranza. Con gli altri colleghi dell’opposizione c’è un dialogo, ed è quello che in questi anni mi è mancato […]. Sto in un vortice ed ora voglio prendermi un attimo di tempo per riflettere, con calma.

In giornata la mozione raccoglie 11 firme e viene protocollata. Alle 16,10 le agenzie di stampa battono la notizia:

Stamattina abbiamo protocollato la mozione di sfiducia al presidente Mario Torelli. Tutti i gruppi di opposizione hanno condiviso questa scelta. Il presidente Torelli non si attardi a venire in Aula e liberi il Municipio XI dall’immobilismo nel quale lo ha fatto precipitare. Scelte dannose, lontane dai bisogni reali dei cittadini, dalla mobilità ai rifiuti, ci hanno spinto a presentare la mozione di sfiducia. Così in una nota i capigruppo di opposizione in Municipio XI: Veloccia (Pd), Garipoli (Fdi), Martone (Dema), Calzetta (Fi), Catalano (Lega) e Marsella (Mdp) – (Agenzia Dire)

Il 16 marzo, sabato, e l’indomani 17 marzo, nessuno ha voglia di commentare.