Crollo di Vigna Jacobini, mozione bipartizan: no alle richieste di fitti arretrati per i superstiti

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Not­te fra il 15 ed il 16 dicem­bre 1998, ore 3.09. Al Por­tuen­se, via di Vigna Jaco­bi­ni, crol­la uno sta­bi­le di cin­que pia­ni. Le mace­rie resti­tui­sco­no 27 cor­pi sen­za vita, quat­tro sono bam­bi­ni (le imma­gi­ni di quei gior­ni nel video di coper­ti­na, fon­te TG La7).

Nell’immediato il Comu­ne si fa cari­co di dare allog­gio ai soprav­vis­su­ti, ospi­tan­do­li a tito­lo gra­tui­to nel­le case comu­na­li di via Gino­ri, 41. E nei mesi suc­ces­si­vi l’Amministrazione comu­na­le isti­tui­sce il “fasci­co­lo del fab­bri­ca­to”, la car­ta d’identità dell’edificio per il con­trol­lo del­la sua qua­li­tà strut­tu­ra­le, per­ché tra­ge­die simi­li non si ripe­ta­no. Al crol­lo segue una com­ples­sa vicen­da pro­ces­sua­le. Le peri­zie indi­vi­dua­no le cau­se in un cedi­men­to del­le strut­tu­re, e i pri­mi due gra­di di giu­di­zio (2003 e 2005) ver­to­no sull’accertare quan­to vi abbia­no con­tri­bui­to i lavo­ri di ristrut­tu­ra­zio­ne nel­la tipo­gra­fia al pian­ter­re­no e l’intensa atti­vi­tà che vi si svol­ge­va, pas­sa­ta nel tem­po da arti­gia­na­le a indu­stria­le. Nell’appello-bis (2012) vie­ne rico­no­sciu­to che l’immobile era sta­to costrui­to con “deci­si­vi difet­ti strut­tu­ra­li” e per l’amministratore del­la tipo­gra­fia arri­va l’assoluzione per­ché “il fat­to non sus­si­ste”. Nel frat­tem­po era inter­ve­nu­ta la pre­scri­zio­ne. Nel feb­bra­io 2016 la Cas­sa­zio­ne ha assol­to il tipo­gra­fo con for­mu­la pie­na.

Focus: la vicen­da pro­ces­sua­le dall’archivio AGI, Agen­zia Gior­na­li­sti­ca Ita­lia.

È di que­sti gior­ni la “bef­fa”: a otto­bre 2016 (ma la noti­zia si è dif­fu­sa solo ades­so) i soprav­vis­su­ti rice­vo­no una let­te­ra da una socie­tà di riscos­sio­ne inca­ri­ca­ta dal Comu­ne, in cui si chie­de il paga­men­to dei fit­ti arre­tra­ti dal 2012, con paga­men­to imme­dia­to. Il con­si­glie­re muni­ci­pa­le Mir­ko Mar­sel­la (M5S) ha por­ta­to la que­stio­ne in Con­si­glio, come pri­mo fir­ma­ta­rio del­la mozio­ne appro­va­ta ieri all’unanimità: “Dopo aver appre­so dai gior­na­li – rac­con­ta – che Roma Capi­ta­le ha chie­sto gli arre­tra­ti degli ulti­mi quat­tro anni di affit­to ai super­sti­ti del crol­lo dopo aver­gli asse­gna­to case di pro­prie­tà comu­na­le, insie­me al Grup­po del Movi­men­to 5 Stel­le abbia­mo pre­sen­ta­to un atto per scon­giu­ra­re que­sta ipo­te­si, chie­den­do alla Sin­da­ca e alla Giun­ta di tor­na­re indie­tro su que­sta deci­sio­ne che pena­liz­za i super­sti­ti di quel­la tra­gi­ca not­te”.

Intan­to l’area si pre­sen­ta oggi come un deso­lan­te cra­te­re e si ragio­na sul desti­nar­la a par­co pub­bli­co. Spie­ga il con­si­glie­re Gian­lu­ca Mar­to­ne (M5S): “Ci augu­ria­mo che la Sin­da­ca Rag­gi pren­da in con­si­de­ra­zio­ne la nostra richie­sta e che al più pre­sto si pos­sa rea­liz­za­re, lì dove è crol­la­to il palaz­zo, un par­co gio­chi dedi­ca­to alle vit­ti­me del ter­ri­bi­le crol­lo”.