In quegli stessi anni, nella tenuta accanto, al Castello della Magliana, arriva un nuovo illustre inquilino: Papa Pio IV Medici (1559-1565). Tra un affare di Stato e l’altro – il pontefice deve portare a termine la Controriforma per arginare lo scisma luterano – Pio IV non disdegna di “andare alla Magliana a spazzo” (a spasso) e abbellire il castello con una fontana.

Un suo parente toscano, Cosimo de’ Medici signore di Firenze, viene spesso a fargli visita, con al seguito la numerosa figliolanza. Alla Magliana risuonano le voci festanti dei bambini, gli squilli di corno della caccia, gli zoccoli dei cavalli al galoppo. Una grande battuta venatoria si tiene nel novembre 1561.

Della chiassosa comitiva fa parte anche un ragazzone silenzioso, il ventiquattrenne Carlo, rampollo della famiglia lombarda dei Borromeo. Carlo si muove goffamente, per via della corporatura da gigante. Ha una forza erculea e porta una barba folta da far paura. Eppure Carlo ha un animo profondamente mite: vive in ascetica povertà e digiuno. È un pesce fuor d’acqua, nella torbida Roma rinascimentale. Dal 1562 Papa Pio IV lo ha reso cardinale affidatario della Magliana.

Nel 1566 Carlo il gigante lascia la quiete della Magliana, per una missione imprevista: andare a guidare la turbolenta Arcidiocesi di Milano. Carlo inciderà profondamente nella vita morale dei milanesi, finendo per incarnare l’essenza stessa di quella città: tra duro lavoro, ascesi spirituale e grandi opere di carità. Nel 1610 Carlo Borromeo sarà proclamato santo.


(aggiornato il 31 Luglio 2021)


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