A Roma intanto arriva il generale Caio Giulio, intenzionato a chiudere la guerra civile e a reclamare per sé il potere assoluto. Il suo rivale Pompeo fugge, pure lui in Macedonia, dove trova Vespillone che abbraccia la sua causa. Turia, senza farsi troppe domande, invia a entrambi denari e soldati.

Serviranno a poco, perché Pompeo nel frattempo se l’è svignata di nuovo, in Egitto, e lì una volta per tutte le truppe di Caio Giulio sconfiggono le sue.

Il generale torna così vincitore a Roma, con in mente grandi progetti. Non avrà il tempo di realizzare: alle idi di marzo del 44 a.C. cade sotto i pugnali di una congiura.

La guerra civile riprende, con maggior virulenza e nuovi protagonisti: Marco Antonio e Emilio Lepido, contro Ottaviano. I tre concordano una tregua precaria, spartendosi il potere con un triumvirato.

È a quel punto che Turia va di persona da Lepido, implorandolo di riabilitare l’amato Vespillone, lasciandolo tornare a Roma. Turia non sa che quello sarà il giorno peggiore della sua vita. Il triumviro si rifiuta di parlare con una zitella, una donna di nessuno. Turia insiste. Finché Lepido si avventa su di lei, picchiandola brutalmente e infliggendole “crudelia vulnera”, ferite cruente. Lepido è impazzito.

La violenza del triumviro su una donna inerme indigna Ottaviano, che firma all’istante la riabilitazione di Vespillone.

E quando Vespillone lo sa, quasi non ci crede! Torna a Roma, riabbraccia Turia. Ha lasciato una bambina, ritrova una donna; è partito da una città allo sbando, ora l’Urbe è fiorente e pacificata. Ottaviano ha già iniziato a plasmare in profondità la Res publica, adeguandola a un tempo nuovo.

Il matrimonio tra Turia e Vespillone sarà lunghissimo: vivranno insieme per quarantun anni e invecchieranno insieme.


(aggiornato il 11 Luglio 2021)


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