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Nella mattinata del 13 marzo 2019 la consigliera municipale Francesca Sappia si dimette dal gruppo consiliare M5s (maggioranza) e aderisce al Gruppo misto (opposizione). Sappia non è il primo portavoce che lascia il Movimento – prima di lei lo avevano fatto Mirko Marsella, Gianluca Martone e Maria Cristina Restivo – ma adesso la differenza, pallottoliere alla mano, è che il Movimento non ha più la maggioranza nel Parlamentino di Corviale: 12 consiglieri per il M5s; 13, uno in più, per le opposizioni. La crisi è aperta.

Dopo tre anni, spiega Sappia, il Movimento «non rappresenta più tutti quegli ideali che mi hanno spinta a candidarmi, tradendo di fatto il voto degli elettori». I primi attriti c’erano stati già durante la canalizzazione del traffico sul Viadotto della Magliana, e si erano ripetuti per il pup di piazza della Radio e la preferenziale di Marconi. A gennaio la consigliera aveva votato con le opposizioni la mozione contro la preferenziale su via Portuense. E a quel punto lo strappo era già nell’aria.

A stretto giro i partiti politici locali si posizionano, con la classica girandola di dichiarazioni. Gianluca Lanzi (Pd) chiede le dimissioni del presidente Mario Torelli e nuove elezioni: «Il M5s non ha più la maggioranza. Il minisindaco si dimetta immediatamente e si torni al più presto al voto. Noi siamo pronti». E i capigruppo consiliari Pd e Gruppo misto, Maurizio Veloccia e Gianluca Martone, ammoniscono: «Tragga le conseguenze di questo ennesimo fatto politico, abbia un sussulto di orgoglio e dignità e si dimetta senza doversi esporre ad una sfiducia in Aula, che evidentemente è dietro l’angolo». Per Leu-Mdp parla Mirko Marsella: «Prenda atto e si dimetta».

Nel Centro-destra Valerio Garipoli, capogruppo di FdI, chiede dimissioni ed elezioni subito: «La Maggioranza non esiste più. Subito elezioni. Invitiamo il presidente Torelli alle dimissioni. Il Centro-destra unito è pronto». Nel pomeriggio una nota congiunta FI-FdI formalizza:

Ora subito al voto, il Municipio ha bisogno di un governo e di non rimanere ostaggio dei numeretti e dei 5 stelle. Invitiamo il presidente Torelli a prendere atto della situazione e a dimettersi. Qualora non dovesse avere il coraggio o la dignità per farlo siamo pronti a presentare una mozione di sfiducia.

In serata parla Torelli, che non si dimette e si professa sicuro di ricucire lo strappo e trovare in Aula i numeri che servono. Il cronista Fabio Grilli di Roma Today ne raccoglie le dichiarazioni a caldo: «Non me l’aspettavo», dice. E racconta il suo stupore:

Ieri c’era stato un consiglio municipale. Da parte della consigliera Sappia non abbiamo registrato nessun segnale che lasciasse presagire qualcosa del genere. [Gli altri consiglieri del M5s] ci sono rimasti male, perché anche loro non si aspettavano questa decisione. Se poi ha letto le sue dichiarazioni, Sappia fa riferimento a cose vecchie, che non sono neppure di competenza municipale. [Sulla canalizzazione del Viadotto della Magliana] anche io mi sono dichiarato contrario.

Ci sarà un passo indietro? «Assolutamente no», Torelli non si dimette e sfida le opposizioni: «Sia chiaro questo aspetto: io non mi dimetto. Vogliono sfiduciarmi? Lo facessero, voglio proprio vedere». Ma avete una strategia, un faro che v’illumina la strada, un obiettivo verso cui tendere? No, «non abbiamo nessuno faro. In questo momento inevitabilmente si naviga a vista».

L’indomani 14 marzo Torelli dice al Messaggero qualcosa di più, perché nel frattempo ha avuto modo di consultarsi con il sindaco Raggi: «Abbiamo parlato del problema, che riguarda tutti e due». La strategia è restare a guardare:

Aspettiamo che facciano la mozione di sfiducia. Sarei curioso di vedere poi che andranno a raccontare ai cittadini, dato che in questo municipio stiamo facendo benissimo. Sono sereno, ho la coscienza pulita. In ogni caso sto tranquillo, sarà quello che Dio vorrà, glielo dico da cattolico praticante. È Dio che ci fa la strada, non è l’uomo. Siamo nelle sue mani.

Al netto delle invocazioni ultra-terrene, il 15 marzo stanno tutti coi piedi ben piantati a terra, e col calendario in mano. Nei comuni (e così anche nei municipi) c’è una finestra elettorale, cioè un periodo dell’anno in cui si può votare, che va dal 15 aprile al 15 giugno. Le opposizioni puntano alle elezioni subito, ma i tempi sono stretti: tra la convocazione dei comizi e le urne debbono passare 60 giorni per lo svolgimento della campagna elettorale, e prima ancora c’è la discussione della mozione di sfiducia, che potrebbe richiedere una ventina di giorni. La finestra elettorale 2019 insomma potrebbe chiudersi e le elezioni potrebbero sfumare al 2020; ma siccome nel 2021 si vota per l’intero comune, la prospettiva di due anni di commissariamento non è così remota. E se il sindaco Raggi giocasse la carta di nominare Torelli commissario di se stesso, la situazione si complicherebbe, e non poco.

Le opposizioni comunque ci credono, e sin dalla mattinata del 15 marzo incominciano la raccolta firme per la mozione di sfiducia. Regolamento alla mano, per presentare la mozione di firme ne occorrono almeno 10. Il cronista Grilli passa la mattinata a raccogliere la girandola dei posizionamenti. Scontate le adesioni di Pd e Forza Italia («Noi siamo compatti» dice Veloccia per i Dem; «Io l’ho appena firmata» conferma il forzista Calzetta). Va a posto un tassello importante, quello dela Lega. Il capogruppo Daniele Catalano si era preso una giornata per decidere: «Mi sono confrontato con i vertici, perché con i Cinque stelle c’è un accordo nazionale. Ma è solo sul programma di governo, quindi ora vado a firmare». Anche gli  ex-cinquestelle Martone e Marsella sono orientati per la firma; Restivo, che non ha firmato la mozione, precisa: «La voterò. Con dispiacere ma la voterò». La firma di Sappia è la firma più attesa: che però non arriva. A Roma Today spiega perché: «In questo momento io non l’ho firmata. Sul voto invece valuterò in base agli sviluppi della situazione. Sto in un vortice ed ora voglio prendermi un attimo di tempo per riflettere, con calma». In giornata la mozione raccoglie 11 firme su 13 (mancano all’appello Restivo e Sappia) e viene protocollata. Alle 16,10 le agenzie di stampa nazionali battono la notizia.

Dal 16 marzo nessuno ha voglia di commentare. Del resto a tenere banco nelle cronache cittadine sono le notizie dal nuovo Stadio della Roma, dove si è aperto un nuovo burrascoso fronte giudiziario. Nella serata del 20 marzo la consigliera Sappia conclude la sua pausa di riflessione e dai social fa sapere che voterà la sfiducia: «Il Municipio deve cadere, senza se e senza ma. Voterò a favore della mozione di sfiducia». Pallottoliere alla mano, adesso la mozione ha 13 sostenitori dichiarati: i numeri ci sono. L’indomani 21 marzo i cinque capigruppo delle opposizioni chiedono con una nota congiunta di calendarizzare la discussione in Aula:

Stamattina abbiamo richiesto la convocazione della Conferenza dei Capigruppo, per fissare la data del Consiglio municipale che dovrà discutere la mozione di sfiducia. Chiediamo che il Consiglio si svolga al più presto. Si ponga fine a questa inutile attesa.

Il 26 marzo viene fissata la data per la mozione di sfiducia, che si voterà il 9 aprile. Nei giorni a seguire inizia il countdown, ma sono giorni di relativa calma. La copertura mediatica è inferiore rispetto al caso analogo che c’era stato nel municipio di Montesacro qualche mese prima. L’unico cenno sui giornali, il 2 aprile, è una notizia di colore. Il cronista Marco Pasqua, sul Messaggero, si chiede: che ne sarà dopo la sfiducia, di Principessa Arvalia? Principessa è la gatta municipale, una ex randagia bianca e nera che ormai da tre anni è stata adottata in maniera bipartizan dai consiglieri di maggioranza e opposizione. Dopo la sfiducia, chi le porterà ora i croccantini?

Il 3 aprile il presidente Torelli rompe il silezio e parla a Roma Today, con un’articolata intervista raccolta da Fabrio Grilli. «Il mio successore troverà un municipio migliore», ostenta Torelli, che sembra parlare soprattutto ai suoi. E tra le righe lancia anche un messaggio all’opposizione: ora l’opposizione è diventata maggioranza. Se la nuova maggioranza lo volesse l’esperienza di governo Torelli potrebbe continuare, presidente e giunta non potrebbero far altro che dar corso alle loro decisioni.

A stretto giro di stampa, l’indomani 4 aprile, le opposizioni rispondono «no grazie» e bocciano senza appello l’esperienza di governo di Torelli, cui è mancata la capacità di fare autocritica (Roma Today, L’Urlo).

Ancora qualche giorno di silenzio, e si arriva alla vigilia del voto, 8 aprile. I quotidiani ne approfittano per fare il punto della situazione, visto che non ci sono clamorose novità dell’ultimo minuto. L’opposione esclude ripensamenti (Repubblica, Roma Today); e anche Torelli, in un’intervista all’Urlo, si dichiara pronto alla conta dei voti (L’Urlo).

Ci si incammina così spediti verso il giorno della verità. Il 9 aprile, nel Parlamentino di via Mazzacurati, la lunga giornata comincia verso le 10, con la prima chiama dei consiglieri in Aula. Uno dopo l’altro si consumano i passaggi del rito assembleare, che durerà in tutto 7 ore. Maurizio Veloccia, primo firmatario della mozione, elenca le sfonfitte del progetto grillino: l’Amministrazione Torelli ha goduto di risorse maggiorate da parte del Campidoglio ma non ha saputo né voluto spenderle. Così i problemi sul tavolo sono rimasti irrisolti: è stata «una lenta agonia». La sfiducia assembleare è stata un passo obbligato e senza calcoli di partito. Mario Torelli gli risponde con un altro elenco, la lista di quello che nei trent’anni prima le altre amministrazioni non hanno fatto e la sua amministrazione ha invece portato a casa: dal Sottopasso Portuense al Mercato di Vigna Pia. «Non eravate pronti», attacca Daniele Catalano (Lega). Giulia Fainella (Pd) accusa i consiglieri grillini di aver abbedito al Movimento capitolino, rinunciando alle politiche locali. Per Valerio Garipoli (FdI) la sconfitta del M5s si è consumata sul tema della sicurezza. Maria Cristina Restivo (Misto) punta il dito contro la variante dello Stadio. Via via ogni consigliere o quasi fa il suo intervento, e negli argomenti pesano le scelte calate dall’alto: i rifiuti del Tmb Salato spostati in Valle Galeria, la preferenziale Portuense, viabilità e Pup a Marconi, restringimento sul viadotto della Magliana.

Per la maggioranza grillina Marco Zuccalà, presidente della Commissione Mobilità, difende le scelte adottate sul fronte della viabilità. E attacca duramente le opposizioni: «È una mozione di censura, non di sfiducia». Ma tra i grillini c’è anche chi fa autocritica. Per Giampiero Binanti c’era bisogno di più dialogo dentro il Movimento, bisognava imparare dagli errori e comunicare meglio ai cittadini i traguardi raggiunti. L’appello ai 4 grillini dissidenti a ripensarci, a non mollare la spugna, lo fa Susanna Lombardi: «Ripensateci, potevamo e possiamo farcela».

Seduta sospesa per il pranzo, i lavori d’aula riprendono. Nelle dichiarazioni di voto dei gruppi consiliari non ci sono colpi di scena. Le votazioni si incamminano verso un finale prevedibile: 13 voti favorevoli, 12 contrari. Cadono le stelle, finisce l’Era Torelli nel Municipio XI. A stretto giro sui social corre il meme «bye bye Torelli». È il terzo municipio romano perso dal Movimento, dopo l’VIII e il III.

Nell’immediato, le domande sul futuro municipale sono due: chi sarà il nuovo commissario e quando si tornerà al voto. Il commissario straordinario non è di nomina prefettizia, ma viene scelto direttamente dal sindaco. Nei due casi precedenti per l’VIII il sindaco Raggi aveva nominato se stessa; per il III aveva nominato l’ex presidente sfiduciata. È quest’ultimo lo scenario che sembra più probabile: Torelli commissario di se stesso. Circa l’altro interrogativo, cioè la data del voto, circolano delle ipotesi. Si fanno due date: primavera 2021, cioè alla scadenza naturale della consiliatura di Roma Capitale (e in questo caso ci sarebbero in mezzo due anni di commissariamento); oppure primavera 2020. Ma in questo caso i nuovi organi eletti rimarrebbero in carica solo per un anno, perché nel 2021 si dovrebbe votare di nuovo, per la tornata elettorale generale di tutto il Comune di Roma.