Nel­la set­ti­ma­na tra Nata­le e Capo­dan­no, in un appar­ta­men­to di Vien­na dis­se­mi­na­to di anti­che foto­gra­fie, il vec­chio Karl atten­de la visi­ta di suo fra­tel­lo Robert. Entram­bi anzia­ni, gio­co­lie­re uno e atto­re l’altro, sono in pen­sio­ne e si fan­no visi­ta ogni mar­te­dì e ogni gio­ve­dì. Alter­nan­do mono­lo­ghi e dia­lo­ghi, Tho­mas Ber­n­hard rac­con­ta due soli­tu­di­ni: atro­ci, dolo­ro­se, ma anche ridi­co­le e bef­far­de. Il ter­zo polo del­la situa­zio­ne è Mathil­de, la defun­ta moglie di Karl, che non ha lascia­to la caset­ta dei week-end al mari­to, ben­sì al cogna­to Robert. Da qui si inne­sca un mec­ca­ni­smo a cate­na che por­te­rà i due a esco­gi­ta­re ogni pos­si­bi­le pre­te­sto per sod­di­sfa­re i loro bec­ket­tia­ni “biso­gni del tor­men­to”: pic­co­li dispet­ti, con­trad­di­zio­ni, ricor­di di infan­zie e ado­le­scen­ze con­flit­tua­li.

Già rea­liz­za­to con suc­ces­so (Pre­mio Ubu per la regia a Tiez­zi) nel 2000, lo spet­ta­co­lo è ora ogget­to di un nuo­vo alle­sti­men­to che recu­pe­ra la pri­mi­ti­va solu­zio­ne sce­ni­ca: due diver­si luo­ghi cui far acce­de­re il pub­bli­co, che pos­sa com­pie­re sim­bo­li­ca­men­te il viag­gio da una casa all’altra.

Il testo ha una strut­tu­ra spe­cu­la­re”, spie­ga San­dro Lom­bar­di, auto­re del­la dram­ma­tur­gia e inter­pre­te. “Karl e Robert si fan­no visi­ta rego­lar­men­te, e ogni atto si apre con un mono­lo­go di atte­sa di uno dei due, e pro­se­gue con il dia­lo­go dei loro incon­tri, il mar­te­dì a casa di Karl, il gio­ve­dì in quel­la di Robert. L’uno di fron­te all’altro, i due pro­ta­go­ni­sti rap­pre­sen­ta­no due diver­se chiu­su­re di fron­te al mon­do. La sto­ria di due fal­li­men­ti sto­ri­ci ed esi­sten­zia­li che col pas­sa­re del tem­po por­ta­no alla pie­tri­fi­ca­zio­ne dell’essere e a un’esistenza clau­stro­fo­bi­ca. Il ful­cro del lavo­ro è la mes­sin­sce­na spie­ta­ta del­la loro soli­tu­di­ne, l’incomunicabilità tota­le. In sce­na diven­ta­no bat­tu­te che nascon­do­no le inten­zio­ni rea­li dei per­so­nag­gi, che par­la­no sem­pre di altro. Men­tre gesti e into­na­zio­ni espli­ci­ta­no quel­lo che non vie­ne fuo­ri a paro­le. Karl ritie­ne che la sua arte sia supe­rio­re a quel­la di Robert, per­ché lui non può bara­re, a dif­fe­ren­za dell’attore che inve­ce può fin­ge­re e nascon­de­re l’errore. Robert, inve­ce, è osses­sio­na­to dall’idea di tor­na­re a inter­pre­ta­re Re Lear, nono­stan­te i suoi vuo­ti di memo­ria, ed è un tor­men­to che lo ren­de ipo­con­dria­co”.

Ma l’apparenza ingan­na, appun­to, e il testo sve­la che il vero mala­to è Karl, e sta per mori­re.

 

L’apparenza ingan­na (dal 7 al 12 feb­bra­io)

Di Tho­mas Ber­n­hard, tra­du­zio­ne Rober­to Menin

Dram­ma­tur­gia San­dro Lom­bar­di

Regia Fede­ri­co Tiez­zi

Con San­dro Lom­bar­di e Mas­si­mo Ver­da­stro

Sce­ne Gre­go­rio Zur­la, costu­mi Gio­van­na Buz­zi

Ora­ri spet­ta­co­lo: ore 21 (dome­ni­ca ore 18), dura­ta 105 minu­ti

Pro­du­zio­ne Asso­cia­zio­ne Tea­tra­le Pisto­ie­se Com­pa­gnia Lom­bar­di-Tiez­zi

Ima­ge Cre­di­ts: Tea­tro di Roma