Papa Leone IV è una figura importante per la Magliana. Il suo pontificato si ricorda per una terribile scorribanda dei Saraceni, che risalendo il Tevere mettono Roma a ferro e fiamme.

Ripreso il controllo della città, Leone IV fa costruire una serie di vedette semaforiche lungo il corso del Tevere, tra Porta Portese e la foce. Le vedette si traguardano l’una con l’altra: attraverso specchi e segnali ottici, l’una può avvertire l’altra dell’imminenza del pericolo e portare l’allarme a Roma nel giro di minuti.

Una di queste torri è in piedi ancora oggi e si trova in via Teodora. Le due torri più famose tuttavia, quelle che danno origine al toponimo Pian Due torri, oggi non esistono più. Ritrovarne le tracce nei luoghi del presente è un vero rebus.

Il punto fermo in questa ricerca lo mette il cartografo Eufrosino della Volpaia, che nel 1547 ne realizza un accurato disegno. Sono due torri gemelle, quadrangolari, poste a distanza ravvicinata, sulla stessa riva del fiume. Attraverso gli studi di Carla Benocci sappiamo che per i due secoli successivi le “Doi torre” compaiono costantemente nei documenti fiscali.

Nell’Ottocento però le due torri scompaiono e i grandi viaggiatori della campagna romana ― da Antonio Nibby a Giuseppe Tomassetti ― riescono a raccogliere solo informazioni contraddittorie. Le due torri si sarebbero trovate non l’una a fianco all’altra sulla stessa riva, ma su due sponde opposte del fiume. Tra le due torri vi sarebbe stata una pesante catena, in grado di bloccare il passaggio delle imbarcazioni in risalita del Tevere e permettere al doganiere ― il “giudice fiscale” ― di riscuotere il dazio. La Soprintendenza colloca oggi i basamenti delle due torri su via della Magliana, presso l’incrocio con via Pian Due torri. La quadratura del cerchio è probabilmente da ricercarsi in una mappa settecentesca, che parla di un’Isola fluviale alla Magliana. Vi sarebbe stato allora un braccio secondario del Tevere, una sorta di canale navigabile in mezzo tra le Due torri: una torre poteva trovarsi sulla terraferma, l’altra sull’isola fluviale. Questa ipotesi potrebbe mettere d’accordo la cartografia di Eufrosino con le testimonianze di Nibby e Tomassetti. Di questo canale navigabile però, oggi non rimane più alcuna traccia.


(aggiornato il 22 Luglio 2021)


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