«Oggi indi­gnar­si non basta più. Occor­re un’ondata di par­te­ci­pa­zio­ne alla vita poli­ti­ca, uno tsu­na­mi di inte­res­se per tut­to quel che è comu­ne. Occor­re cospi­ra­re. Non solo vota­re, ma par­te­ci­pa­re». Così Ales­san­dro Di Bat­ti­sta, uno dei più noti e atti­vi espo­nen­ti del Movi­men­to 5 Stel­le. Di Bat­ti­sta ha le idee chia­re quan­do si par­la di par­te­ci­pa­zio­ne: biso­gna met­ter­si in viag­gio e anda­re a sco­pri­re il Pae­se rea­le, piaz­za dopo piaz­za, come ha fat­to nel­la lun­ga esta­te del 2016. Ma que­sta è sta­ta solo l’ultima di mol­te par­ten­ze – ver­so l’America Lati­na, il Gua­te­ma­la, il Con­go – che Di Bat­ti­sta ha intra­pre­so nel­la sua vita, anche pri­ma di entra­re nel Movi­men­to.

A testa in su invi­ta a riap­pro­priar­si del­la pro­pria vita socia­le. È un appel­lo a met­ter­si in gio­co per sosti­tui­re il poli­ti­co di pro­fes­sio­ne con il cit­ta­di­no respon­sa­bi­le. Attra­ver­so mol­ti incon­tri – con Gian­ro­ber­to Casa­leg­gio, Bep­pe Gril­lo e miglia­ia di per­so­ne – e altret­tan­ti scon­tri – con i par­ti­ti e la stam­pa – Di Bat­ti­sta spie­ga le ragio­ni del­la sua scel­ta, le posi­zio­ni del Movi­men­to e le rego­le che si è dato per non far­si tra­vol­ge­re dal­la spi­ra­le del pote­re e agi­re nell’interesse del­la col­let­ti­vi­tà. La Rete e la cri­si del­la demo­cra­zia rap­pre­sen­ta­ti­va, l’ambiguità dei media e le lot­te del Movi­men­to sono rac­con­ta­te sen­za fil­tri o ipo­cri­sie. È una chia­ma­ta a met­ter­si in viag­gio per scar­di­na­re le rego­le spor­che del siste­ma, ripren­den­do­si, da cit­ta­di­ni, la sovra­ni­tà del Pae­se. Per­ché la bat­ta­glia del pre­sen­te, e del futu­ro, non sarà tra destra e sini­stra ma tra chi si chi­na e chi cam­mi­na a testa in su.