Aggiornato il

Le arcate dei ponti di ogni città offrono da sempre rifugio improvvisato agli sbandati, ai viaggiatori, agli ultimi. È in qualche modo una valvola di emergenza per quanti non possono o non vogliono accedere ai Servizi assistenziali; ma al Ponte della Magliana la situazione è spesso sfuggita di mano, trasformando bivacchi della durata di una o poche notti in accampamenti organizzati e permanenti: insomma vere e proprie «favelas».

A rendere pubblica per la prima volta la situazione, nel lontano 2009, è un servizio della testata satirica Striscia la Notizia, che manda un suo inviato e trasmette il servizio all’ora di cena, su scala nazionale. C’è una vasta eco e indignazione: ci si domandò allora se situazioni del genere fossero ancora possibili nella Capitale d’Italia nel nuovo millennio. La risposta, desolante, fu purtroppo sì. Da allora le amministrazioni hanno fatto qualcosa, alternando la durezza degli sgomberi alle politiche di recupero e trasformazione degli argini ma fatalmente questi insediamenti si riformano ogni volta.

Un’occhiata veloce alle cronache locali ci induce a rinunciare ad elencare una cronologia esatta degli insediamenti e dei relativi sgomberi, pressoché continui. Accenniamo ad una cronaca nel maggio 2017. Sotto le arcate del Ponte è stato individuato un caseggiato in lamiera, legno e altri materiali di risulta, articolato in vari ambienti, in cui vivevano i componenti di un unico nucleo familiare, di nazionalità rumena. Sul posto è intervenuta la Municipale, affiancata dagli agenti del Pics per ripristinarne il decoro. Dopo l’identificazione degli occupanti, cui è stata offerta pubblica assistenza tramite la Sala Operativa Sociale, è emerso un dato desolante: l’intero nucleo era stato già noto al NAE (Nucleo Assistenza Emarginati); si tratta in sostanza di recidivi. Il nucleo è stato allontanato, e i Pics hanno avviato una non facile opera di rimozione delle baracche e di bonifica dell’attigua discarica di rifiuti. È facile immaginare che, di lì a breve, il nucleo tornerà ad insediarsi nello stesso posto o poco distante.