Sono le 20:30 dell’8 settembre 1943. Sono passati appena 45 minuti dal proclama radiofonico di Badoglio. Le unità germaniche della 2ª Divisione Paracadutisti Fallschirmjäger hanno già espugnato rabbiose il Deposito carburanti di Mezzocammino e avanzano veloci lungo la Strada statale Ostiense. Puntano dritto verso Roma, la capitale nemica.

Al ponte della Magliana, però, devono fermarsi: c’è il posto di blocco stradale dei Granatieri di Sardegna, al Caposaldo numero 5. Due militari tedeschi scendono dalla camionetta e apostrofano il granatiere di guardia, di nome Emilio Frantellizzi, chiedendogli di agevolare il passo: “Per voi italiani la guerra è finita, andate a casa!”.

Con sangue freddo Frantellizzi prende tempo e avvisa il comandante di caposaldo, capitano Domenico Meoli. A sua volta Meoli allerta per telefono il comandante di divisione generale Gioacchino Solinas (1892-1987) e il tenente colonnello Ammassari, comandante del presidio di artiglieria alla Chiesa dell’Esposizione.

Meoli e Ammassari raggiungono il posto di blocco, per parlamentare. Senza spiegazioni vengono tratti in arresto e in quello stesso istante scatta il blitz: il posto di blocco cade in mano ai tedeschi.

Più o meno contemporaneamente un ufficiale germanico raggiunge la Garbatella e varca la soglia del comando della XXI Divisione. L’ufficiale formalizza al generale Solinas la richiesta di “passaggio inoffensivo” lungo la via Ostiense. La Fallschirmjäger – assicura – è diretta al Nord Italia; attraverserà Roma senza fermarvisi.

Il dialogo è teso. Solinas è stato informato della cattura dei suoi uomini e del posto di blocco. Con fermezza ne chiede la riconsegna. Alle 22 Solinas congeda l’ufficiale con un ultimatum di dieci minuti, passati i quali i granatieri attaccheranno. Nel suo diario militare Solinas annota queste parole: “Mi assale un impeto di sdegno. Decido senz’altro di dare la parola al cannone”.

Trascorrono dieci minuti interminabili, in cui non succede nulla. “Alle 22:10 due vampe sulla Collina dell’Esposizione mi annunciano, prima del suono dei colpi, che i pezzi dislocati sul Caposaldo n. 5 hanno aperto il fuoco”.

I colpi provengono dai mortai calibro 81 del 21° battaglione, comandato dal capitano Renato Villoresi. Frantellizzi ricorda: “Truppe tedesche avanzano a plotoni affiancati. Sono vicinissime. In quel momento apriamo il fuoco di sbarramento”. I tedeschi rispondono con le artiglierie e colpi di armi automatiche. “È una forza numericamente superiore – ricorda Frantellizzi –. Ma non ci perdiamo d’animo né di coraggio, con i nostri vecchi fucili 91 e bombe a mano. Abbiamo anche fucili mitragliatori e mortai da 45”.

Al Quinto caposaldo arrivano intanto i primi rinforzi: circa 200 guardie coloniali della PAI, la Polizia dell’Africa italiana. La guardia Amerigo Sterpetti, 21enne, sarà il primo a cadere sotto il fuoco nemico. Alle 23:45 anche il II battaglione Allievi carabinieri del tenente colonnello Arnaldo Frailich riceve l’ordine di raggiungere il teatro delle operazioni. Si tratta di giovani tra i 18 e i 20 anni, “imberbi e da poco giunti alle armi”, che “vanno incontro al battesimo del fuoco con animo da provati veterani”.

È mezzanotte. La battaglia infuria. Ci sono fasi di mischia furibonda, scontri a corpo a corpo e all’arma bianca. I registri militari annotano: “Situazione critica. Salve di artiglieria, raffiche di mitragliatrici, scoppi di bombe a mano si susseguono senza interruzione”. Si viene a sapere che anche i caposaldi numero 6, 7 e 8, nella cittadella dell’E42, sono interessati da combattimenti.

Intanto il secondo battaglione Riservisti, comandato dal maggiore Costa, dal Forte Ostiense va in sortita lungo la via Ostiense. Al cavalcavia della metropolitana allora in costruzione avviene l’incontro con le unità tedesche. La compagnia di testa del secondo battaglione viene falciata dai colpi delle mitragliatrici. Alle 2 di notte le parti si invertono: un’autocolonna tedesca prova ad aprirsi il passaggio sull’Ostiense e gli italiani la investono a fuoco di mitragliatrice.

Gli Allievi carabinieri raggiungono ora il ponte della Magliana. Lanciano l’assalto verso una posizione avanzata tedesca, con il lancio di bombe a mano. A notte fonda le azioni si susseguono da entrambe le parti: nessuno dei due eserciti riesce a prevalere.

Alle cinque del mattino le forze italiane ricevono altri rinforzi: tre squadroni del reparto corazzato del reggimento Lancieri di Montebello della Divisione Ariete, con semoventi e carri blindati. Li comanda il colonnello Umberto Giordani, che assume anche il comando coordinato delle operazioni.

Le postazioni germaniche intanto intensificano il fuoco dei mortai. Le artiglierie italiane, montate sui semoventi e autoblindo della Montebello, ribattono colpo su colpo.

Alle 5:40 gli Allievi carabinieri avanzano verso le linee tedesche, suddivisi in tre compagnie: la VI sul fianco sinistro, la V al centro e, sul fianco destro in posizione avanzata, la IV compagnia, comandata dal capitano Orlando De Tommaso. La IV compagnia conquista 500 metri di terreno, portandosi in prossimità delle linee tedesche. La compagnia subisce un attacco, sul fianco e alle spalle, ma mantiene la posizione conquistata.

Sono ormai le sette. I granatieri, supportati da dieci artiglierie semoventi 47/32 della Montebello, danno il via all’azione campale, sotto il cavalcavia della metropolitana.

Il combattimento si riaccende violentissimo, sotto il tiro di mortai e armi automatiche tedesche. Alle 8:30 anche gli Allievi carabinieri riprendono l’azione. Avanzano ancora, metro dopo metro, verso il ponte della Magliana. Il capitano De Tommaso “muove i suoi all’attacco con slancio superbo” e “non esita a balzare in piedi allo scoperto, sulla strada furiosamente battuta”, indicando la via. È in quell’esatto momento che viene investito al volto e al petto da una raffica di mitragliatrice. Cade gridando parole eroiche: “Avanti! Viva l’Italia!”.

Gli Allievi proseguono l’azione, sotto un intenso fuoco nemico. I carabinieri avanzano, i tedeschi arretrano. Arrivano in vista del posto di blocco. Lo riconquistano.

La posizione iniziale è ristabilita, il Quinto caposaldo è ripreso.

Con le prime luci dell’alba si smette di combattere. I tedeschi adesso non sparano più. Il silenzio è irreale. Il granatiere Frantellizzi riesce a vedere, nella luce blu del primo mattino, che “gli alberi hanno i rami rotti dalle granate e dalle fucilate”. E “al suolo ci sono dei morti”.

Si fa giorno. Alle 10:30 si conviene un tregua d’armi, per seppellire i caduti. Per parte italiana si allineano 27 salme.

Nel pomeriggio un ufficiale della Fallshirmjägerdivision torna a dialogare con il comando italiano e formalizza una nuova richiesta: l’attraversamento inoffensivo del ponte della Magliana. Dice che le unità germaniche attraverseranno la Magliana e proseguiranno lungo la Statale Aurelia, evitando in questo modo di passare per il centro città.

Il comando italiano acconsente e per favorire il passaggio tedesco i granatieri iniziano le manovre di “ripiegamento ordinato”: il caposaldo n. 5 dal Ponte della Magliana arretra sulla via Ostiense, sotto Forte Ostiense; il caposaldo n. 4 alla Stazione Magliana, invece, viene lasciato senza presidio.

La richiesta di passaggio inoffensivo è un inganno, si capisce subito. L’errore tattico italiano è enorme.