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  1. Ponticello stop & go, poi ancora stop

 

Il progetto di demolizione del vecchio Ponticello Portuense – e costruzione, al suo posto, di un moderno Ponte ferroviario a doppio fornice con una luce complessiva di 16 m –, risale all’anno 2000. Il cantiere si apre nel maggio 2007 e nel marzo 2008 le pale meccaniche completano le demolizioni. È in questa fase che affiorano resti archeologici significativi e si arriva a un primo stop ai lavori, per permettere alla Soprintendenza Archeologica di accertare l’effettiva entità dei ritrovamenti.

Poi il cantiere riparte. Le cronache dell’epoca riportano «entro il 2010» come data di fine lavori. La voce del presidente dell’epoca, Gianni Paris, così giustifica i rallentamenti:

 

Sono almeno otto anni che lavoriamo al progetto di un nuovo ponte, che risolva il problema del fornice del cavalcavia in questo tratto della via Portuense. Ma prima un ritrovamento di epoca romana, che ha comportato l’intervento della Soprintendenza, poi lo sgombero di un insediamento abusivo, hanno rallentato l’inizio dei lavori. Con l’apertura del cantiere finalmente un sogno si realizza. Quest’opera migliorerà la vita, non solo per chi abita nel quartiere Portuense, perché si tratta di un’infrastruttura importante per l’intera città.

 

Nei tre anni successivi le cronache si diradano. L’ente ferroviario (RFI) porta a termine la posa del nuovo impalcato ferroviario sopraelevato e riconsegna al Comune l’area di cantiere, affinché il comune faccia la sua parte sulla viabilità stradale sottostante. Il comune appronta allora uno stanziamento di fondi aggiuntivi di 300 mila euro, per portare i lavori a conclusione.

Nel dicembre 2011 subentra un fatto apparentemente lontano: la manovra finanziaria Salva Italia del Governo Monti pone dei forti vincoli alla capacità di spesa degli enti locali. In pratica molti comuni, compreso il Comune di Roma, pur avendo in cassa i denari necessari per completare un’opera pubblica, sono ora impossibilitati a spenderli. I contabili chiamano questa situazione di forzato stallo «indisponibilità finanziaria»: i soldi ci sono ma non si possono spendere. L’area di cantiere assume in quel periodo un aspetto spettrale: il cantiere è ancora formalmente aperto, ma gli operai sono andati via.

Il passaggio successivo è il de-finanziamento. «Definanziamento» è un’altra delle parole dei contabili: significa che il Comune sposta i denari destinati al Ponticello verso altri interventi pubblici più attuabili, perché non soggetti al blocco della spesa governativo. Non è una pietra tombale ma quasi, perché poi ri-stanziare fondi per un’opera de-finanziata non è affatto facile. A metà del 2012 i giornali registrano il duro scambio di accuse tra Municipio e Comune[1], retti da due colori politici differenti. A parlare per primo è il presidente Paris:

 

Il ponte ora è largo, ma la strada sottostante è agibile solo a metà, e questo costringe in un imbuto il flusso veicolare, con conseguenti ingorghi che si ripercuotono su tutta l’area circostante. L’opera rimane incompiuta perché l’Assessorato ai Lavori pubblici della Giunta Alemanno ed il suo Dipartimento XII ancora non procedono a sbloccare i fondi utili a realizzare l’allargamento stradale, preceduto da un’ultima necessaria indagine archeologica. I circa 650.000 euro necessari per il completamento dell’opera erano già previsti e finanziati dalla precedente giunta, ma circa sei mesi fa sono stati inspiegabilmente de-finanziati.

 

Gli risponde a stretto giro, da parte del Comune, il consigliere Federico Rocca:

 

Dai bilanci che abbiamo visto non c’è mai stato un euro su quell’opera. Noi li abbiamo messi, tolti e poi rimessi, e questo è un fatto. Ma prima non c’era un euro. Abbiamo avuto circa 8 mesi di ritardo dovuto ai rapporti tra RFI e la Soprintendenza, che ha fatto tutta una serie di prescrizioni. Finito l’espletamento delle prescrizioni, ne hanno richieste ulteriori e RFI ha ottemperato anche a quelle. Terminata quella fase, e quindi ricominciati i lavori, mancava il disegno del manto stradale, con un intervento abbastanza importante che va fatto rispettando le prescrizioni della Soprintendenza. Il suo ammontare è di 650.000 euro. Inizialmente questi soldi erano stati assegnati, poi sono stati definanziati, perché il Dipartimento li ha impegnati per altre opere, visto che il ponticello stava fermo. Adesso i soldi li abbiamo ri-stanziati: la determina d’impegno è stata firmata, quindi a breve quei lavori ripartono. E una volta per tutte, finalmente, quest’opera si conclude.

 

Nel 2012 però il cantiere rimane fermo, e così per tutto il 2013. Qualcosa si muove ad inizio dell’anno successivo. I protagonisti di questa nuova fase sono però altri. Nel gennaio 2014 Maurizio Veloccia, nuovo presidente municipale, e Paolo Masini, assessore ai Lavori pubblici del nuovo sindaco Ignazio Marino, annunciano lo sblocco dei fondi e comunicano una nuova end date del cantiere: estate 2014. A parlare alla stampa è il presidente Veloccia[2]:

 

Lo sblocco dei fondi necessari al completamento dei lavori sul Ponticello è confermato. Grazie all’importante lavoro svolto dal Municipio, e grazie alla sensibilità del Sindaco Marino e dell’Assessore Masini, siamo riusciti a mettere i cantieri in condizione di ripartire, dopo quasi due anni di blocco dovuti alla scarsa disponibilità di fondi nel bilancio di Roma Capitale, che ha coinciso con la sospensione di numerosi cantieri nella città. I lavori hanno una durata pianificata di ulteriori 180 giorni dalla loro ripresa effettiva, con l’unica incognita dei risultati dei nuovi sondaggi archeologici che, in ragione di eventuali ritrovamenti di reperti, potrebbero rallentare gli interventi.

 

La voce dell’altra campana è rappresentata ancora dal consigliere Rocca:

 

Accolgo con soddisfazione la notizia dello sblocco dei 650 mila euro necessari per completare l’allargamento del sottopasso di via Portuense. L’Assessore Paolo Masini è stato corretto nel sottolineare che sono stati sbloccati i fondi, a dimostrazione e conferma che i soldi c’erano perché furono stanziati dalla nostra maggioranza di centrodestra nella passata consiliatura che dopo 20 anni di stallo aveva dato il via ai lavori così come alle modifiche delle linee Atac. Poi i lavori purtroppo hanno subito dei ritardi dovuti soprattutto alle prescrizioni fatte dalla Soprintendenza. Noi questi soldi li avevamo stanziati 3 anni fa e avevamo deciso da subito di affidarli direttamente al Municipio. Purtroppo, come tutti ben sanno, per colpa del Patto di stabilità e della disponibilità di cassa della Ragioneria comunale fino ad oggi non si è potuto procedere.

 

Al netto delle polemiche, il cantiere riparte. Questa nuova fase si articola in tre diversi interventi: scavare il cavidotto per l’impianto di illuminazione pubblica, recintare le aree ferroviarie e, alla fine, posare il manto stradale e il marciapiede tra via Belluzzo a via Majorana. Ad aprile 2014 arriva però la doccia fredda: durante il primo di questi interventi (lo scavo del cavidotto) sono emersi nuovi ritrovamenti archeologici. E Veloccia ammette[3] che la previsione di 180 giorni è ormai saltata: «Ho effettuato un sopralluogo pochi giorni fa. Siamo in una fase di scavi archeologici che purtroppo, come temevamo, potrebbero portare ad un prolungamento dei tempi. Ci sono stati dei ritrovamenti di reperti, tra cui alcune tombe. Si sta comunque proseguendo, ci sono due squadre di archeologi che stanno effettuando delle trincee». In realtà dalle trincee emerge un qualcosa di un po’ più complesso che semplici tombe: un nuovo tratto di strada romana, che costeggia una nuova ala dell’impianto termale già noto, cioè un settore femminile caratterizzato da preziosi mosaici assai difficili da distaccare e spostare altrove. In quello scorcio d’estate viene compiuta un’operazione di comunicazione importante: l’apertura al pubblico dell’area di cantiere, per permettere alla cittadinanza di rendersi conto coi propri occhi dell’entità dei ritrovamenti archeologici. Per l’occasione viene aperta anche l’attigua struttura museale del Drugstore, dove vengono esposti parte dei mosaici che si era riusciti a distaccare e restaurare.

 


  1. La protesta è social: «Basta, finitelo sto ponte!»

 

Trascorre così l’estate 2014, anche l’autunno, e il 14 novembre il cantiere del Ponticello si ferma di nuovo, per problemi amministrativi. Pare che a determinare il nuovo stop siano ora alcuni imprevisti con la ditta aggiudicataria dell’appalto. Il nuovo stop al cantiere è accompagnato dai consueti rimpalli di responsabilità, che i giornali registrano ormai stancamente: il Municipio comunica più volte di essere pronto a procedere con i lavori del manto stradale e di essere in attesa solo del nulla osta da parte della Soprintendenza: il nulla-osta però non arriva.

Il 2015 al Portuense si caratterizza per il superamento delle forme tradizionali della partecipazione civica, incanalate sino ad allora nei dibattiti del comitato di quartiere e nelle prese di posizione dei vari esponenti politici sulla carta stampata. La protesta contro le lungaggini del cantiere al Ponticello si sposta adesso sul nuovo terreno dei social media, assumendo caratterizzazioni sino ad allora inedite nel territorio. «Basta, finitelo sto ponte!» è ad esempio il nome di una seguita pagina Facebook, e in concomitanza con il 1° aprile si diffonde addirittura via internet una bufala online, che diventa virale: per completare i lavori al Ponticello sarà necessario pagare un pedaggio di attraversamento, con tanto di casello autostradale proprio sotto il ponte. Ci si mette poco a capire che si tratta di un pesce d’aprile, corredato da un riuscito fotomontaggio: ma questa, che di fatto è la prima fake news del Territorio Portuense di cui si abbia memoria, ha l’effetto di riaccendere i riflettori su un dibattito stanco ma non ancora rassegnato.

Già a marzo, in contrapposizione con il vecchio comitato di quartiere, era nato sul web un nuovo comitato civico: Portuense Attiva. Nell’aprile 2015 la nuova generazione di attivisti digitali incontra faccia a faccia gli amministratori municipali. E di quell’incontro il Web ci consegna questo racconto:

 

I lavori sono stati riassegnati, dopo uno stop durato mesi. La Soprintendenza quindi dovrà terminare i lavori, il cui timing non è certo ma valutabile in circa 5-6 settimane, al termine delle quali cominceranno gli interventi per la realizzazione vera e propria del manto stradale e delle opere collegate. La Soprintendenza infatti deve non solo completare le trincee aperte, ma fornire prescrizioni di natura tecnica agli uffici municipali.

 

In quei giorni il presidente Veloccia integra il racconto con il suo punto di vista[4]:

 

Il Municipio ha fatto la sua parte: ha rescisso il contratto con l’impresa che aveva abbandonato il cantiere; ha reperito, a tempo di record, ulteriori risorse integrative per la prosecuzione dei lavori (oltre il 60% dei fondi stanziati inizialmente per l’appalto, infatti, sono andati a coprire le indagini archeologiche effettuate tra febbraio e novembre del 2014); ha fatto una nuova gara e formalizzato l’affidamento; ha rafforzato la sicurezza il cantiere come richiesto dai funzionari della Soprintendenza e, dal 22 aprile scorso, è pronto a riprendere i lavori di sua competenza.

 

Nel frattempo, a complicare una vicenda già intricata, si inserisce anche un giallo: l’area di cantiere viene più volte vandalizzata e incendiata, e le autovetture dello staff della Soprintendenza vengono anch’esse danneggiate: sette episodi vandalici uno dopo l’altro, tra gennaio e aprile. Della questione è investita la Compagnia di Trastevere dei Carabinieri, che apre un’indagine per danneggiamento aggravato seguito da incendio, atti persecutori, minaccia e danneggiamento aggravato: accuse pesantissime.

Gli attivisti digitali condannano senza ambiguità questi episodi vigliacchi, ma non rinunciano a chiedere a gran voce lo sblocco del cantiere, individuando la responsabilità delle lungaggini proprio in capo alla Soprintendenza. Lo strumento prescelto per la prima campagna di sensibilizzazione di massa è il social bombing – cioè l’invio massivo di messaggi di protesta –, all’indirizzo telematico del Ministero dei Beni culturali e allo stesso ministro Dario Franceschini. L’associazione digitale invita a incollare sulle pagine social del ministero un messaggio iterativo che recita: «I cittadini sono stufi di aspettare lo sblocco del Ponte Portuense, la Soprintendenza batta un colpo!». La campagna è associata all’hashtag#‎sbloccateilponteportuense.

Oggi il social bombing è ritenuto una prassi deprecabile e rientra tra le forme di hating, incompatibile con un uso civile della Rete; tuttavia l’inusuale mezzo di comunicazione raggiunse l’obiettivo di far arrivare il messaggio a chi di dovere, e soprattutto di ottenerne una risposta. La risposta arriva con un post nello spazio digitale di Portuense Attiva. Il funzionario archeologo Laura Cianfriglia scrive agli attivisti che stanno sbagliando bersaglio: il cattivo non è la Soprintendenza. I toni sono diretti, assolutamente inediti per un ente statale:

 

Mi domando come mai nessuno dei cittadini che protestano ha pensato di chiedere direttamente alla Soprintendenza il vero motivo del ritardo dei lavori. Premesso che gli scavi archeologici preliminari per un’opera pubblica sono obbligatori per legge, premesso che dal 1998 abbiamo sempre fatto presente agli uffici comunali che sarebbe stato più opportuno fare un progetto meno invasivo per evitare complicazioni, la Soprintendenza è stata sempre presente e collaborativa. Il cantiere è comunale/municipale e noi abbiamo solo la direzione scientifica degli scavi necessari all’elaborazione del progetto. Quale interesse avrebbe la Soprintendenza a fermare i lavori? Il cantiere è stato chiuso dal Municipio per problemi amministrativi. Da allora, nonostante i continui solleciti per la conclusione dell’intervento, non ci sono state risposte. Il lunghissimo stallo delle attività ha determinato fra l’altro una serie di gravissimi danni alle strutture archeologiche, esposte per troppo tempo agli agenti atmosferici e ad atti vandalici. Cosa dunque impedisce la ripresa e la conclusione dei lavori? Noi non lo sappiamo. Ci rendiamo perfettamente conto della situazione di disagio che perdura da troppo tempo ma non possiamo intervenire sull’iter di un’opera che dipende da un’altra amministrazione. Noi abbiamo dato, già da molti mesi, tutte le indicazioni necessarie (mezzi, manodopera, ecc.) per finire i lavori e chiudere. Senza risultato.

 


  1. Il flash mob e la ripartenza dei lavori

 

Gli attivisti portuensi dimostrano di non gradire né i toni né lo scarico di responsabilità e decidono di dar vita, in sequenza, a una seconda clamorosa protesta: questa volta lo strumento è un flash mob, cioè una manifestazione estemporanea convocata con il solo tam tam dei social media. Il messaggio di convocazione presso l’area di cantiere recita: «Noi cittadini siamo stufi di aspettare la fine dei lavori del sottopasso ferroviario. Vieni anche tu per 15 minuti. Arrivi, gonfi un palloncino, fai la foto e attacchi il palloncino». Il flash mob si tiene il 24 giugno 2015, alle 19 in punto, con la partecipazione di un nutrito gruppo di cittadini. Così Portuense Attiva ne spiega il significato:

 

I cittadini hanno il dovere di sollecitare le amministrazioni e il diritto di vivere in una città migliore. Ne siamo convinti e con noi lo sono i ragazzi, le mamme, i papà, gli abitanti del nostro quartiere che ci hanno raggiunto e con noi hanno gonfiato un palloncino e lo hanno attaccato alla recinzione del cantiere per dire: finite i lavori del sottopasso ferroviario! Siamo allegri, colorati. Ma siamo stanchi di aspettare.

 

All’indomani del flashmob, 25 giugno 2015, il nuovo soprintendente Francesco Prosperetti parla, stavolta attraverso un media convenzionale: le pagine romane di Repubblica. E comunica uno stanziamento della Soprintendenza in via d’urgenza di 100 mila euro, destinato a portare a conclusione la parte archeologica dei lavori entro 60 giorni. Dopodiché di giorni ne occorreranno altri 90, per la parte stradale del cantiere, di competenza del Municipio.

Cinque mesi ancora in attesa, dunque, e alla nuova end date di dicembre 2015 la questione Ponticello sarà alle spalle. Ma la polemica è tutt’altro che chiusa. Nei giorni successivi si registrano alcune schermaglie epistolari tra Soprintendenza e Municipio, delle quali non è possibile dare un resoconto se non per riassunto: in sintesi, il 25 giugno il Municipio invia una nota alla Soprintendenza, invitandola a prendere possesso dell’area di cantiere; il 7 luglio la Soprintendenza risponde dicendo che lo farà, ma solo dopo che il Municipio avrà fatto una pulizia straordinaria delle aree di scavo e rafforzato la recinzione; nei giorni a seguire il Municipio incarica una ditta di effettuare gli interventi e, a interventi conclusi, il 31 luglio riconsegna il cantiere alla Soprintendenza.

Nell’agosto 2015 intanto trova soluzione il giallo dei vandali nell’area di scavo. Viene indagato un ristoratore della zona insieme con un complice, e viene emessa un’ordinanza di divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese. I due uomini, riferiscono i Carabinieri, «avevano covato da tempo a causa dei lavori effettuati e della recinzione posta a protezione degli scavi che, secondo loro, avevano causato una perdita di visibilità all’attività commerciale e un conseguente danno economico». Lasciamo che a ricostruire la vicenda sia il Comando provinciale dei CC:

 

Grazie ad una laboriosa attività tecnica, fatta di analisi di tabulati telefonici, accertamenti di Polizia giudiziaria e riconoscimenti fotografici, i Carabinieri hanno stretto il cerchio intorno a due persone, inchiodandoli alle loro responsabilità […]. Col passare del tempo il ristoratore e il suo complice hanno, dapprima, tentato di distruggere il sito archeologico, poi, mettendo in scena una serie di atti intimidatori, creato un forte stato di paura tra i dipendenti e le responsabili del cantiere. Gli incendi, oltre a danneggiare il container degli attrezzi, hanno addirittura provocato la distruzione di beni archeologici già catalogati di inestimabile valore.

 

Il cantiere archeologico dunque riparte, e gli auspici questa volta sono favorevoli, senza vandali e con intendimenti comuni di Soprintendenza e Municipio. Nonostante questo tra il dire e il fare trascorre ancora un intero anno, e il Municipio si avvicina alla scadenza elettorale della primavera 2016 con un cantiere ancora in alto mare. La fase elettorale porta con sé gli annunci a mezzo stampa di un imminente fine-lavori, cui non seguono però grandi fatti. Nel maggio 2016, nell’imminenza del voto, il presidente municipale Veloccia convoca una conferenza stampa, affiancato dai vertici della Soprintendenza. È arrivato il nulla-osta della Soprintendenza, c’è la tanto attesa partenza del cantiere per le opere civili, e quindi il Ponticello è davvero nell’imminenza della sua conclusione. È insomma la volta buona. La stampa locale[5] riporta le parole di Veloccia:

 

[Sono] orgoglioso di annunciare la chiusura del cantiere Portuense. Dopo anni di fermo questo Municipio ha riavviato i lavori, combattuto contro il tempo e le problematiche amministrative e portato a termine il cantiere. Dopo il nullaosta della Soprintendenza, oggi si stanno coprendo gli scavi archeologici, si stanno per posare i cavi dell’illuminazione pubblica e subito dopo verrà asfaltata la carreggiata, e la strada sarà aperta al pubblico.

 

Ma la volta buona non è oggi, è domani. La nuova end-date del cantiere viene fissata a luglio 2016, cioè dopo le elezioni. A ridosso del voto al cantiere del Ponticello si registra un via vai frenetico di operai: tutto pare ad un passo dal completamento, il risultato tanto cercato è a un passo dall’essere conseguito. Veloccia è un presidente giovane, al primo mandato, che ha dimostrato inattese energie; e il suo sfidante principale è uno sconosciuto. Tutto lascia prevedere insomma una agevole riconferma. Eppure, nel segreto dell’urna, gli elettori del Portuense gli volteranno le spalle.

 


  1. L’ultimo ostacolo: il cavidotto telefonico

 

Dalle elezioni municipali del giugno 2016 esce vincitore il Movimento Cinque Stelle, che gode di un’ampia maggioranza e, per la prima volta nella storia municipale, forma un governo monocolore, cioè senza dovere scendere a patti con altre formazioni politiche. Anche al Comune di Roma governa il Movimento Cinque stelle: una strada tutta in discesa insomma. E per completare il cantiere del Ponticello, manca davvero poco: come una palla di fronte a una porta vuota, pronta per andare in goal.

Il nuovo presidente Mario Torelli non fa neppure in tempo a sistemare la sua nuova scrivania, che l’11 luglio si ritrova sul tavolo un’interrogazione consiliare sullo stato dell’arte del cantiere. Nell’immediato questa interrogazione non riceve risposta, e il fatto che i nuovi non abbiano le idee chiarissime su come affrontare un problema vecchio non sfugge alla stampa. La sola certezza, nell’estate 2016, è che la end date di luglio è ancora una volta rimandata, a metà settembre. I giornali registrano l’ennesima schermaglia dialettica. Sono due giovani consiglieri della destra, Valerio Garipoli e Daniele Catalano, ad attaccare:

 

I cittadini sono davvero stanchi di dover assistere a questo squallido spettacolo teatrale, che va avanti da più di dieci anni. Ogni anno verso febbraio-marzo si annuncia l’apertura del Ponticello per luglio, per poi slittare di un altro anno. Prima era un problema di competenze, poi si è aggiunto il collaudo della linea autobus, ma tutto ciò non giustifica questo ritardo storico. Troppi i dubbi, problemi e promesse: dal nulla osta della Soprintendenza alla copertura degli scavi archeologici, dai cavi dell’illuminazione pubblica sino alla carreggiata da asfaltare. I cittadini del Municipio XI e i residenti di Portuense meritano rispetto affinché i lavori vengano quanto prima conclusi e la strada sia definitivamente aperta al pubblico. Auspichiamo maggiore serietà dalla nuova Amministrazione guidata dal Movimento Cinque Stelle rispetto alla precedente. Non vogliamo più assistere a questi annunci da campagna elettorale che illudono solo le aspettative dei cittadini.

 

Chiamato direttamente in causa, Veloccia, ora nei panni di capogruppo dell’opposizione democratica, replica[6]:

 

Dispiace che FdI non colga l’importanza di quest’opera e che queste critiche arrivino proprio dalla parte politica che con Alemanno nel 2012 ha definanziato l’opera. Ci sarà uno slittamento a metà settembre, mancavano ancora alcuni permessi. Lo trovo fisiologico in un cambio di amministrazione. In ogni caso se a settembre ci sarà l’apertura, questa sarà l’opera più importante realizzata dalla scorsa amministrazione. Se non fosse stato per il lavoro svolto da noi e da Marino che ha rifinanziato i lavori saremmo ancora all’inizio.

 

Arriva intanto settembre e il cantiere è ancora in alto mare, perché nel frattempo si è aggiunto un nuovo problema da risolvere. Durante i lavori al cavidotto erano emersi infatti i cavi sotterranei di una compagnia telefonica, che non risultavano presenti nelle mappe dei sottoservizi. Questi cavi non si possono tagliare, perché ciò significherebbe lasciare molte famiglie senza telefono, ma per alloggiarli nel cavidotto occorre rimettere mano al progetto e ottenere un nuovo nulla-osta da parte della Soprintendenza. L’imprevisto del cavidotto richiederà quasi un anno per essere risolto.

La questione si sblocca nel giugno 2017, quando una nota della Soprintendenza scioglie le riserve e dà il via libera alla ripartenza del cantiere. Si potrà così ricollocare i cavi telefonici e procedere con il resto delle sistemazioni: le caditoie delle acque piovane e la realizzazione del marciapiedi.

Nell’estate 2017 si arriva anche alla definizione di un’altra questione controversa: la viabilità bus dopo la riapertura del ponte ferroviario. In anni lontani tutti gli autobus passavano sotto il Ponticello. Poi il passaggio dai vecchi bus arancioni a vetture più moderne di maggior altezza, Le linee autobus, che sino ad allora aggiravano il Ponticello deviando su circonvallazione Gianicolense e Stazione Trastevere continueranno a fare quel percorso; in compenso verrà istituita una nuova linea bus, il 718, che passerà invece sotto il nuovo Ponte ferroviario, congiungendo i due capolinea di piazzale dei Partigiani e largo La Loggia.

 

[1] Grilli F., Le infrastrutture viarie di Arvalia. A che punto siamo?, ne L’Urlo, 18 luglio 2012.

[2] Dell’Unto S., Ponte Portuense. Sbloccati i fondi per la conclusione dei lavori, ne L’Urlo, 20 gennaio 2014.

[3] Savelli S., Ripartono i lavori per il Ponte Portuense, ne L’Urlo, 22 aprile 2014.

[4] Mancini L., Ponte Portuense. 100mila euro per continuare gli scavi, ne L’Urlo, 25 giugno 2015.

[5] Mancini L., Ponte Portuense: slitta la conclusione dei lavori, ne L’Urlo, 1° agosto 2016.

[6] Mancini L., Slitta l’apertura del Ponte Portuense, per Veloccia sono ritardi fisiologici, ne L’Urlo, 2 agosto 2016.