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Aver definito nel capitolo precedente le aree naturali protette e individuato lo spazio-campagna ci permette ora, per differenza, sullo spazio che rimane, di riconoscere lo spazio-città. Spazio-città è quella porzione del territorio dove la legge urbanistica comunale – il Piano regolatore – consente la nascita di case, impianti produttivi e infrastrutture. Oggi nel Territorio Portuense l’edificato si concentra in tre grandi nuclei edilizi, discontinui tra di loro perché intervallati dalle tre riserve: si tratta di Città densa, Suburbio Portuense e Agro Portuense.

A est, nella parte più vicina al centro di Roma, troviamo un’area fittamente urbanizzata, che va sotto il nome di «Città densa», e racchiude gli attuali quartieri di Marconi, Portuense e Magliana Nuova. Nella Città densa prevale la destinazione residenziale: gli edifici ospitano cioè soprattutto case, corredati da servizi di prossimità come scuole e negozi. Gli edifici sono spesso intensivi e non c’è soluzione di continuità tra un quartiere e l’altro, così come non c’è soluzione di continuità con il vicino quadrante di Monteverde. Il nome Città densa, inventato dagli urbanisti, sta proprio ad indicare la caratteristica di edifici ravvicinati e continui, come se si trattasse di un unico grande quartiere.

In effetti, poco più di cento anni fa, la Città densa costituiva per davvero un unico quartiere, e aveva il nome unitario di Quartiere Portuense. Nel 1909 infatti il sindaco dell’epoca, Ernesto Nathan, e l’urbanista Edmond de Sanjust, autori del primo moderno Piano regolatore della città, suddivisero Roma in un centinaio di comprensori di diverse dimensioni: rioni erano gli insediamenti del Centro storico; quartieri erano i nuovi insediamenti al di fuori delle Mura Aureliane; suburbi erano i terreni ultra-periferici, ancora inedificati ma sui quali si pianificava di costruire in futuro i nuovi quartieri. Al di là dei suburbi c’era il settore indistinto dell’Agro Romano, allora disabitato. I quartieri furono perimetrati nel 1911 e istituiti formalmente solo con una delibera comunale del 20 agosto 1921.

Per l’occasione il quartiere Portuense (l’undicesimo) fu dotato di uno stemma civico azzurro con al centro una nave d’oro («d’azzurro alla nave d’oro, attrezzata d’argento»), in omaggio alla destinazione marittima della sua strada principale, la via Portuense, e alla vocazione di porta marina di Roma dell’intero quadrante. I confini del Quartiere Portuense di allora comprendevano ben quattro quartieri di oggi: l’attuale Portuense, Marconi (allora chiamato Piana di Pietra Papa), Magliana Nuova (allora Piana due Torri), cui si aggiungeva l’abitato di Porta Portese, che oggi fa parte del Municipio di Monteverde, e iniziava dalla storica porta (Porta Portese) di Papa Urbano VII Barberini. Portuense era dunque il quartiere della porta (in entrata verso la città) e del porto (in uscita verso il mare). Quel quartiere Portuense d’inizio secolo, rappresentato da una sognante vela d’argento, oggi non esiste più, sebbene ancora oggi le lapidi stradali in travertino riportino ancora in piccolo la scritta Q.XI, che indica che ci troviamo nell’undicesimo quartiere di Roma.

La Città densa si interrompe bruscamente con l’area naturale protetta della Valle dei Casali. Dopo di questa, più ad ad ovest, lo spazio-città riprende e troviamo un nuovo nucleo urbano, chiamato a inizio Novecento «Suburbio portuense», e che oggi si preferisce chiamare Quadrante Corviale. Esso comprende tre quartieri attuali: Corviale, Trullo e Magliana vecchia. Il Suburbio portuense, a differenza della Città densa, presenta ancora estese porzioni di terreno inedificato, e in alcuni settori sono localizzati degli insediamenti produttivi. Le comunità dei tre quartieri sono slegate tra di loro, e, per accedere ad alcuni servizi più specializzati vi sono fenomeni di pendolarismo verso i quartieri vicini. Sulle lapidi stradali in travertino è ancora oggi possibile leggere la scritta S.VII, Suburbio Portuense, il settimo dei suburbi di Roma.

Il Suburbio Portuense termina con l’area naturale protetta della Tenuta dei Massimi. Il terzo nucleo urbano si trova al di là della Tenuta dei Massimi ed era a inizio Novecento una porzione indistinta dell’Agro Romano, una estesa pianura che oggi chiamiamo «Agro Portuense» e che si indica ormai correntemente anche con il termine Valle Galeria. Questo quadrante fa cardine sulla frazioncina rurale di Ponte Galeria e si caratterizza per un’urbanizzazione ancora rarefatta rispetto all’ampio spazio inedificato circostante, dove prevale la vocazione agricola e sono presenti numerosi impianti produttivi, alcuni dei quali anche di grandi dimensioni.

Se la Città densa e il Suburbio portuense sono oggi più o meno stabili nella loro conformazione urbanistica, l’Agro Portuense è il settore delle nuove urbanizzazioni, alcune delle quali sono ancora in corso. I limiti delle nuove urbanizzazioni sono dati, a sud e ad ovest, dall’area naturale protetta del Litorale romano.

Abbiamo dunque incontrato finora tre nuclei urbani – Città densa, Suburbio portuense e Agro portuense –, all’interno dei quali abbiamo cominciato a nominare, finora, 7 quartieri: a est Marconi, Portuense e Magliana nuova; al centro Magliana vecchia, Trullo e Corviale; ad ovest Ponte Galeria. Ma cos’è un quartiere? La definizione di quartiere è in effetti abbastanza spinosa. Un urbanista direbbe che quartiere è una parte della città con caratteristiche urbanistiche omogenee, pianificate dal Piano regolatore. Ma la difficoltà in una città dallo sviluppo disordinato come Roma è proprio nel riconoscere i tratti omogenei, su cui prevalgono invece le differenze. E c’è poi il fatto che i quartieri si evolvono velocemente: anche nel tempo di una generazione i quartieri crescono, si popolano e si spopolano, cambiano aspetto. Per cui i quartieri, i loro confini, e la loro percezione urbana, sono un qualcosa di estremamente fluido. Basti pensare che dai primi del Novecento agli Anni Settanta Roma era passata da mezzo milione a due milioni di abitanti.

Nel 1977 il Comune di Roma porta a termine un’importante indagine sul suo territorio, che porta a riscrivere completamente la mappa di Nathan e Sanjust. A questa indagine partecipano per la prima volta nuove tipologie di esperti: sociologi, demografi e statistici. Questi studiosi reinventano così la mappa cittadina, basandosi ora non più su netti confini geografici ma su nuovi parametri urbani, come la composizione sociale, le fasce di reddito, le attività economiche prevalenti, l’età media e i livelli di scolarizzazione, affiancati ai parametri urbanistici tradizionali, come il tipo di edilizia, le direttrici di spostamento e i punti di aggregazione e i luoghi di interesse. L’obiettivo di questo grande lavoro di studio della città è stato individuare delle «zone urbanistiche omogenee», per dare ai pubblici amministratori dell’epoca degli strumenti di intervento mirato, zona per zona. In pratica questo lavoro può riassumersi in una fotografia istantanea – una sorta di polaroid – di come appaiono le comunità urbane del 1977. Questo intervento, chiamano zonizzazione o suddivisione urbanistica, ha reso immediatamente obsoleta la precedente suddivisione in rioni, quartieri e suburbi.

Nel Territorio Portuense dunque la zonizzazione ha individuato sette zone urbanistiche omogenee (o quartieri, che dir si voglia), numerati da est verso ovest con altrettante lettere dell’alfabeto: Marconi (A), Portuense (B), Pian due Torri (C), Trullo (D), Magliana (E), Corviale (F) e Ponte Galeria (G). Pian due Torri è oggi chiamata comunemente Magliana nuova, o semplicemente Magliana, mentre la vecchia Magliana (E), per distinguerla dalla nuova, ha assunto il nome corrente di Magliana vecchia. Il circondario di Ponte Galeria (G) è oggi chiamato anche Valle Galeria.

Nella zonizzazione del 1977 alcuni quartieri sono molto piccoli e densamente popolati, come Marconi; altri invece sono enormi, come la Valle Galeria, che da sola equivale per superficie alla somma degli altri sei, pur essendo la meno densamente popolata. Il grande pregio della zonizzazione è proprio questo: fa una fotografia assai nitida delle comunità urbane (così come attestate nel 1977), senza curarsi troppo delle «questioni da geografi», cioè senza fissare dei confini rigorosi. Il limite maggiore della zonizzazione del 1977 risiede dunque nell’essere soggetta a una rapida obsolescenza: basta il variare dei tratti di una singola comunità urbana, o la costruzione di un nuovo comprensorio accanto ad uno vecchio, per rendere la fotografia scattata nel 1977 una fotografia sbiadita.

E nella zonizzazione non mancano le toppe vistose, soprattutto sui confini: ad esempio la zonizzazione ha aggregato al Trullo la Borgata rurale Magliana, che invece è il cuore di Magliana vecchia; oppure ha aggregato al Portuense l’area di Santa Passera, senza tenere conto che tra Portuense e quel settore di Magliana passa in mezzo il muro insormontabile della ferrovia. Ma anche la zonizzazione del 1977, allora così apprezzata per la sua capacità di rappresentare la fluidità delle comunità urbane più che la sua geografia, nel giro di pochi anni era destinata ad essere superata dalla nascita di nuovi quartieri. Roma in quegli anni cresceva, e lo faceva con una rapidità impressionante: al punto che la fotografia di un quartiere, a distanza di soltanto una decina di anni, avrebbe potuto essere irriconoscibile.

C’era stata la Legge 43 del 1949 sugli Alloggi economici, meglio noto come Piano INA-Casa, che porta piccole lottizzazioni popolari a margine di quelle esistenti. Ma soprattutto c’era stata nel 1962 la Legge n. 167 sull’Edilizia residenziale pubblica. Questa legge affidava alle amministrazioni comunali il compito di individuare delle aree su vasta scala, accanto alle urbanizzazioni già esistenti, da destinare alla costruzione di case popolari creando così nuovi quartieri. A Roma il Piano dell’Edilizia Economica e Popolare (PEEP) fu approvato nel 1964, e le edificazioni si realizzarono nei quindici anni successivi, portando in città 380 mila nuove stanze. In questa fase nacquero in tutta la città 48 nuovi quartieri, tra i quali i più famosi sono Spinaceto, il Laurentino, il Casilino ecc., indicati con le sigle Pdz (piani di zona).

Nel Territorio Portuense, accanto ai sette quartieri già esistenti, vengono realizzati altri quattro nuovi quartieri: Colli Portuensi (Piano n. 60), Montecucco (Piano 59), Colle del Sole (Piano 14V) e il Nuovo Corviale (Piano 61). Questi quattro nuovi quartieri avranno fortune differenti. Ad esempio i Colli Portuensi si agganciano senza soluzione di continuità all’esistente quartiere Portuense, diventandone parte integrante, al punto che oggi per un occhio non esperto è impossibile distinguere dove finisce Portuense e dove iniziano i Colli Portuensi.

Invece Montecucco e Colle del Sole si configurano da subito come nuovi quartieri: il primo per la posizione collinare isolata, benché vicinissima al sottostante quartiere Trullo; il secondo per il peso demografico assai superiore rispetto al sottostante insediamento della Magliana vecchia.

Per quanto riguarda il Nuovo Corviale, gli esiti furono particolari, per non dire disastrosi. Avremo modo di parlare a lungo della lottizzazione del Nuovo Corviale, costituita da un unico Serpentone di cemento armato lungo un chilometro. Per ora ci basti dire che la nuova edificazione aveva un peso demografico assai superiore a quello della vicina area del vecchio Corviale, al punto che finì per scipparne addirittura il nome: da allora il Nuovo Corviale divenne semplicemente Corviale; mentre Corviale vecchio cambiò addirittura nome, diventando Casetta Mattei.

Nel 1987, a distanza di oltre venti anni, il Comune di Roma approvò un Secondo Piano dell’Edilizia economica e popolare, che va sotto il nome di 2° PEEP. Come per il primo Piano, la finalità è la medesima: realizzare nuovi alloggi per i meno abbienti. In tutta Roma furono così predisposti 41 nuovi quartieri per complessive 186 mila nuove stanze. Quattro dei nuovi quartieri si trovano nel Territorio Portuense. I nuovi quartieri del 2° PEEP sono tutti situati in aperta periferia: la Muratella (Piano B38), Ponte Galeria nuovo (Piano B39), Monte Stallonara-Spallette (Piano B50) e Piana del Sole (Piano B40). Anche qui le fortune furono diverse: taluni dei nuovi quartieri si fusero positivamente coi vecchi; altri si caratterizzarono come quartieri autonomi. Ad esempio Ponte Galeria nuovo e la frazioncina di Ponte Galeria paese andarono a fondersi senza soluzione di continuità, originando un unico abitato urbano. Muratella e Piana del Sole, per il loro isolamento geografico, costituirono da subito dei quartieri autonomi.

Il nuovo quartiere Monte Stallonara-Spallette ha la caratteristica di occupare un’area piuttosto estesa, suddivisa in due comprensori: quello di Monte Stallonara, più a nord, gravita intorno all’arteria stradale di via della Pisana, mentre quello più meridionale di Spallette gravita sulla via Portuense. Per contro i collegamenti tra i due comprensori sono difficoltosi sin dall’inizio, con strade mancanti o realizzate solo in seguito; al punto che Monte Stallonara e Spallette, pur nascendo dal medesimo atto di pianificazione sono sin dall’origine due quartieri distinti. Nel 2006 il Comune ha approvato una «manovra di completamento» del comprensorio di Monte Stallonara, autorizzando la lottizzazione di una nuova area, chiamata Monte Stallonara 2. Il vecchio Monte Stallonara e Monte Stallonara 2 si sono fusi senza soluzione di continuità, originando un quartiere unitario.

Corre l’obbligo, a questo punto, di tirare le somme di questi lunghi elenchi di quartieri. I 7 quartieri storici (Marconi, Portuense, Magliana nuova e vecchia, Trullo, Corviale e Valle Galeria) sono stati affiancati nel tempo da 7 quartieri nuovi: Monte Cucco, Colle del Sole e Nuovo Corviale in una prima fase (1° PEEP); seguiti poi da Muratella, Piana del Sole, Monte Stallonara e Spallette (2° PEEP). Possiamo definire questi 14 insediamenti come «quartieri ufficiali», perché sono definiti dai piani regolatori o dagli interventi speciali del 1° e 2° PEEP. O almeno questa era la situazione fino al 2007. Come vedremo più avanti, il nuovo Piano regolatore generale del 2008 metterà di nuovo in discussione queste definizioni.