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A dispetto delle linee essenziali, Ponte della Scienza è una sofisticata opera di ingegneria: iniziato il cantiere nel 2008, il superamento delle difficoltà tecniche ha richiesto cinque anni per l’ultimazione. Il ponte è oggi una piazza sospesa sul fiume. Luogo della sosta e dell’incontro, aperto su un panorama fluviale mozzafiato, il ponte non è tuttavia ancora oggi un luogo dell’attraversamento: l’attacco in riva Ostiense si interrompe infatti bruscamente su un muro di cemento sotto il Gazometro.

 

Ponte della Scienza: cronache da un cantiere-fantasma

La prima pietra del Ponte della Scienza viene posata il 14 ottobre 2008. Il sindaco dell’epoca è Gianni Alemanno, che ha ereditato progetto e fondi dalle amministrazioni Rutelli e Veltroni. La nuova infrastruttura riceve sui giornali un’accoglienza tiepida, a volte apertamente ostile[1]: i commentatori non comprendono e non approvano la scelta di costruire un ponte solo pedonale in una città sotto il perenne assedio delle automobili, cui occorrono disperatamente ponti carrabili:

 

Oggi cominciano i lavori per il Ponte della Musica (11,8 milioni) e quello della Scienza (6,2 milioni). Il Comune di Roma butta quasi venti milioni di euro per costruire due ponti che non servono a nulla. Dio solo sa quanto il traffico di Roma abbia bisogno di ponti sul Tevere, per alleggerire la fiumana di auto che blocca la città! Ebbene, l’assessore all’Urbanistica Marco Corsini oggi inaugura invece due ponti sui quali le auto non possono passare, e men che meno tram e bus. Quindi inutili. Questi nuovi ponti sono una follia.

 

Noncuranti delle polemiche le benne meccaniche iniziano a scavare le fondazioni, impiegando la tecnica dei fanghi bentonitici in pressione, una tecnica innovativa che consente di raggiungere grandi profondità. Su entrambe le sponde Ostiense e Marconi infatti il terreno è di qualità pessima, composto di uno strato di argille molli e detriti indistinti: occorrerà scendere fino a quota -54 m sotto il livello di magra del fiume (-40 rispetto al livello del mare) prima di riuscire a impiantare i pali di fondazione su uno strato di roccia vera. Le strutture di fondazione sono composte da cassoni di cemento, sui quali vengono impostate le armature e poi il getto delle spalle verticali e delle pile inclinate di 40° verso l’alveo.

Spalle verticali e pile inclinate sostengono una trave a sbalzo orizzontale, chiamata mensola, e disegnano così una sorta di triangolo, che gli ingegneri chiamano più propriamente «stampella», proteso verso l’alveo. Le due stampelle di Marconi e Ostiense non sono uguali: quella di Marconi è circa il doppio di quella di Ostiense. Per dirla con le parole degli ingegneri, «sono dotate di uno sbalzo di luce differente»: quella in riva Marconi si protende per 30 m rispetto ai pali di fondazione; quella in riva Ostiense va in avanti per soli 15 m.

Qualche dato tecnico. La stampella di Marconi è alta 8,20 m rispetto al piè d’argine e complessivamente misura 63 m: 33 m costituiscono l’attacco a riva, i restanti 30 m sono la parte visibile, che dalla riva si slancia verso l’alveo. La tecnica di realizzazione è con gettate di conci successivi. L’acciaio delle finiture è il corten, assai resistente agli agenti atmosferici. Le pile inclinate sono costituite da quattro elementi lineari. L’impalcato a mensola è realizzato con un sistema di avanzamento a sbalzo, impiegando la tradizionale attrezzatura a cestello scorrevole, che consente di effettuare il getto dei singoli conci in successione. Ogni concio ha la lunghezza di 3 m, per un totale di 10 conci. Con questo metodo la struttura portante cresce senza armature di sostegno. La stampella in riva Ostiense è realizzata in cemento armato e acciaio e misura complessivamente 42 m, dei quali 27 in attacco a riva e 15 a vista sull’alveo. L’altezza dal piè d’argine è di 5,8 m.

L’espediente progettuale di poggiare il Ponte della Scienza su due stampelle è originata, oltre che da scelte estetiche dei progettisti, anche dalla funzione pratica di accorciare la distanza tra le due rive, per potervi così appoggiare una travata centrale più piccola ma soprattutto più leggera: la luce effettiva da colmare tra le due stampelle è di soli 36 m.

Su questa distanza di 36 m tuttavia si concentra la parte realizzativa più complessa, che consiste nel poggiare una travata centrale in cemento su funi sospese in fibra di carbonio. Il progettista Gianluca Andreoletti (insieme con Maximiliano Pintore e Stefano Tonucci) descrive così questa sfida dell’ingegneria:

 

Il Ponte nasce dall’unione di due concetti strutturali: quello della “trave a sbalzo da un triangolo” – la cosiddetta stampella – e quello della “trave sostenuta da una fune sospesa”. Su questa distanza vengono tese delle funi, successivamente poste in tensione, che trovano vincolo sulle mensole delle stampelle e sono predisposte, sulla luce di 36 m rimasta libera nel mezzo del ponte, ad accogliere una soletta nervata precompressa. Le funi trovano vincolo di ancoraggio sulle stampelle, esattamente in corrispondenza delle pile: in tal modo, il carico della travata centrale viene trasportato, mediante le funi, direttamente sulle pile, riducendo le sollecitazioni di flessione.

 

Ad inizio 2011 il cantiere si prepara così al «varo», cioè il momento ingegneristico in cui le due sponde saranno unite. Il progetto prevede che sulla distanza tra le due stampelle siano tese delle funi in fibra di carbonio (FRP), su cui deve poggiarsi la travata centrale in cemento precompresso, all’altezza di 15 m rispetto al livello di magra. La travata centrale deve essere realizzata a piè d’argine e poi sollevata con delle speciali gru e fatta scorrere in posizione sulle funi centrali, mediante carro-varo. La trave centrale, effettuata la tesatura delle funi, viene quindi solidarizzata mediante la soletta alle stampelle laterali.

A maggio tuttavia, mentre tutto sembra procedere a grandi passi verso la posa delle funi, il cantiere improvvisamente si ferma. I primi ad accorgersi che qualcosa non sta filando come dovrebbe sono gli attivisti del Comitato di quartiere Marconi, che sin dall’inizio dei lavori tengono un diario parallelo di cantiere:

 

La ditta incaricata di eseguire i lavori non c’è più! A metà dell’opera ha alzato le tende, o se preferite, bandiera bianca. Quale sia stato il problema per ora non è facile da capire […]. Ci troviamo di fronte all’ennesima opera incompiuta che porta a queste conseguenze per il quartiere e non solo: il lungotevere Gassman, che avrebbe dovuto alleggerire il traffico su viale Marconi in direzione Eur, è ancora a senso unico; la sottostante pista ciclabile è inutilizzabile. Intanto, dell’inaugurazione, prevista ad aprile 2011, neanche l’ombra.

 

Il 17 giugno per vederci chiaro l’assessore Corsini ispeziona il cantiere. Un giornalista del Corriere, Giuseppe Pullara, annota lo stato d’animo contrariato dell’assessore: «La sua visita al cantiere deserto è come il su e giù di un felino in gabbia».

A quel punto la notizia che ormai da un mese sul ponte sventola bandiera bianca diventa di pubblico dominio. Sulle cronache del 19 giugno parla lo stesso Corsini:

 

Tre giorni fa ho deciso la contestazione di ogni addebito all’impresa costruttrice, ora si procede con gli avvocati. La Ati-Toriello Aniello srl di Avellino non dà garanzie circa la capacità di terminare l’opera, neppure entro l’anno. È già in regime di penale. Manca la carpenteria metallica e il braccio centrale. Qui si tratta di mancato rispetto del contratto, si va verso una nuova gara […]. Qui saltano i costi, con un nuovo appalto andremo oltre i 3,8 milioni previsti per il ponte. È un danno per l’Amministrazione. L’impresa ha dimostrato di non avere la capacità industriale per fare questo lavoro.

 

Nelle parole dell’assessore il cantiere è giunto al capolinea, e c’è una nuova ditta da trovare e un nuovo cantiere tutto da inventare. L’iter amministrativo della nuova gara è assai rapido: si chiude in meno di sei mesi. Il diario parallelo del CdQ Marconi annota che è il 28 novembre 2011 la data del ritorno in cantiere degli operai: «I lavori sono ripartiti alla grande. La nuova ditta sta lavorando a ritmo notevole e chi ha seguito le vicissitudini di questa opera si è reso conto delle differenza con la precedente. Ci auguriamo che non ci siano intoppi fino alla fine, perché vorremmo tanto che il lungotevere tornasse a doppio senso di marcia. C’erano voluti 40 anni per aprirlo, e dopo pochi mesi è stato subito dimezzato nella sua funzionalità».

Il varo del ponte avviene il 2 marzo 2012. Le maestranze camminano avanti e indietro sui 10,2 m di larghezza dell’impalcato e i 119 m che separano le due sponde (142 m in tutto, compresi gli attacchi a riva). Ma le vicissitudini non sono ancora finite.

 

Una piazza sospesa sul fiume, ma non ancora un ponte

Nel marzo 2012 le due rive di qua e di là del Ponte della Scienza sono tecnicamente unite, ma c’è ancora molto lavoro da fare prima che il ponte possa dirsi completo. A ottobre 2012 il diario parallelo del CdQ Marconi annota: «Come si vede, la situazione è ancora ben lontana da essere terminata, e con essa la riapertura a doppio senso del lungotevere».

Il 30 dicembre di quell’anno intanto l’Italia intera piange la scomparsa della scienziata Rita Levi Montalcini (1909-2012), che lo scrittore Primo Levi definì «piccola signora dalla volontà indomita, e dal piglio di principessa». Rita Levi Montalcini, nella sua lunghissima vita, ha conosciuto i drammi del Secolo breve, ed è stata pioniera del percorso di emancipazione femminile. Di famiglia ebraica, laureata nel 1936 con 110 e lode in medicina e chirurgia e poi specializzata in neurologia e psichiatria, dal 1938 a causa delle leggi razziali è costretta a proseguire clandestinamente le sue ricerche, girando in mezza Europa. È stata medico di campo durante le fasi della Liberazione italiana. Dal 1947 si reca negli Stati Uniti per compiere alcune brevi ricerche: vi rimarrà invece per trent’anni. Dal 1969 dirige in Italia il Centro di ricerche di neurobiologia del CNR, per poi stabilirsi definitivamente in Italia nel 1977. Nel 1986 le viene conferito il premio Nobel per la Medicina, per le scoperte sui fattori di crescita cellulare. Dal 2001 è senatrice a vita. Muore nel 2012 a 103 anni. Poco dopo, congiuntamente, i municipi Arvalia e Garbatella decidono di intitolare il nuovo ponte alla scienziata. Dal comunicato stampa dell’epoca leggiamo le motivazioni di questo atto fortemente simbolico:

 

La scelta di intitolarlo alla Montalcini è spiegabile sotto diversi punti di vista. Se da una parte il richiamo ad un’insigne personalità è innegabile, dall’altra dimostra una continuità rispetto al proposito di dedicarlo ad una donna. Questa volontà, oltre a costituire un tempestivo riconoscimento alla figura di Rita Levi Montalcini, preminente nel panorama mondiale, richiama la particolare realtà toponomastica del quartiere Marconi. Qui strade e piazze sono dedicate a scienziati-uomini e il Municipio ha espresso, più volte, la volontà di dare alle donne-scienziate la giusta visibilità. Per riequilibrare la presenza dei due generi, già lo scorso anno è stato deliberato di intitolare due nuovi giardini alle scienziate Elena Lucrezia Cornaro Piscopia e Laura Maria Caterina Bassi. Siamo particolarmente soddisfatti per questo omaggio dovuto a una personalità femminile tanto eccellente in una città dove, tra l’altro, a parte il Ponte recentemente intitolato a Settimia Spizzichino, vi sono pochissime altre infrastrutture intitolate ad illustri personaggi femminili.

 

Nel gennaio 2013 sul ponte vengono effettuate le prove di carico, cioè delle prove tecniche per accertare che il ponte sia sicuro, anche in presenza di sollecitazioni di peso notevoli: il Ponte della Scienza funziona. E si avvia così l’ultima fase del cantiere, quella delle rifiniture e delle opere accessorie sulle due sponde di Ostiense e Marconi.

Il 9 febbraio 2013, cogliendo di sorpresa i giornalisti, il ponte viene inaugurato. L’aneddoto circa questa circostanza è curioso. Il sindaco Gianni Alemanno si trovava quel giorno poco distante dal ponte, alla Centrale Montemartini, per inaugurare una mostra gastronomica con stand all’aperto, sul lungofiume proprio di fronte al cantiere del ponte. Il sindaco approfitta dell’occasione per fare un sopralluogo al cantiere del Ponte e, agli ingegneri che gli confermano che è ormai tutto pronto e collaudato, pare che il sindaco abbia risposto «e allora inauguriamolo» cogliendo alla sprovvista i giornalisti intervenuti alla mostra di gastronomia. In quell’occasione il sindaco tuttavia chiarisce: «Mancano ancora tutte le opere complementari, le piste ciclabili e la connessione con la città. Ma tra tre mesi il ponte sarà consegnato alla città».

Un rapido riscontro delle sistemazioni ancora necessarie permette tuttavia di elencare alcuni interventi, soprattutto di carattere viario, che non erano compresi nel progetto originario, e che quindi erano sprovvisti di finanziamenti. I fondi si trovano, e in quei tre mesi viene realizzata la rampa della cordonata dal lato Marconi, per la discesa alla banchina dove transita la pista ciclabile; vengono fatte le sistemazioni superficiali sul lato Marconi del lungotevere Vittorio Gassman; e anche alcune sommarie sistemazioni dal lato Ostiense da via del Porto Fluviale, su un’area acquisita da Italgas. Complessivamente, le opere complementari sono costate un milione e 140 mila euro.

A quel punto però, arriva la doccia fredda. Manca ancora l’ultimo tassello per completare opera, e la sua mancanza rischia di rendere inutile l’intera opera. L’Ente energetico ha ceduto infatti alcune aree marginali, ma tiene strettamente tra le due mani la porzione di terreni più importante: la striscia di terreno che, costeggiando il Gazometro, congiungerebbe il ponte con la via Ostiense, e di lì con la metropolitana Garbatella. Il Ponte della Scienza è ormai completo, ma termina sul nulla, di fronte a un muro di cemento. L’ente energetico tiene il punto e non concede nulla.

Pensiamo solo un momento quale sia l’utilità per il quartiere Marconi di quel passaggio. Marconi ha una popolazione di circa 30 mila abitanti: una piccola città. Di essi molti di loro ogni giorno prendono l’automobile, per arrivare alla metropolitana più vicina, a San Paolo sulla Linea B o a quella successiva dove si trova più facilmente parcheggio. Ecco, proviamo per un momento a immaginare che quelle stesse persone potrebbero invece ogni giorno arrivare alla metropolitana di Garbatella a piedi, semplicemente passando il ponte, e lasciando ferma la propria auto. L’utilità di quel ponte pedonale, che ai primi commentatori appariva inutile, sarebbe invece evidente. È lo stesso Alemanno, all’epoca, a farsi portatore dell’istanza di una moral suasion verso l’ENI, affinché sblocchi quel passaggio: «Bisogna fare una grande sollecitazione all’ENI, che è proprietaria dell’area del Gazometro: un paio di anni fa voleva fare qui il suo Centro direzionale, poi ha cambiato idea. Ma sarebbe opportuno recuperare almeno in parte l’idea originaria di farci un parco scientifico che oggi a Roma manca».

Dal 2013 dunque il ponte è aperto e, se non ha la funzione di collegamento tra i due nuclei urbani di Ostiense e Marconi, assolve almeno all’altra funzione, quella di essere anche una «terrazza sospesa sul fiume», un luogo della sosta e dell’incontro da cui godere di un panorama fluviale unico, comodamente seduti su panchine o affacciandosi dai parapetti in acciaio dotati di illuminazione continua a neon sotto i corrimano.

L’estradosso dell’impalcato è realizzato in semplice battuto di cemento, eseguito tra guide di acciaio, che si dispongono in un disegno disteso, orizzontale, che dichiara l’attraversamento, il viaggio. Non è infrequente, nelle giornate festive, vedervi nugoli di sportivi intenti all’esercizio fisico, allo stretching, alla conversazione. Da alcuni anni inoltre, gli eventi del Capodanno romano fanno tappa fissa sul ponte della Scienza. Nel silenzio irreale dell’ansa fluviale di Marconi, le note delicate di un pianoforte o lo spettacolo dei giochi pirotecnici danno il benvenuto all’anno che verrà.

 

[1] Suttora, M., Ponti inutili a Roma. Venti milioni per due ponti ciclopedonali. L’eredità folle di Rutelli e Veltroni, in Libero, 14 ottobre 2008.