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In soli dieci anni la Valle Galeria è cambiata profondamente: da porzione indistinta dell’Agro Romano a quadrante della città. Sono sorte nuove edificazioni, da Monte Stallonara ai margini di Ponte Galeria, spesso senza strade né servizi, e anche la frazione di Piana del Sole fatica a trovare un’identità. In questo capitolo racconteremo il vivere quotidiano della Valle: dalle scuole agli impianti sportivi, dalla fede all’aggregazione sociale, senza dimenticare una vicenda terribile che ha segnato la comunità locale: il delitto di Sara. Valle Galeria può oggi diventare una smart city? Le premesse per un’economia dinamica e innovativa ci sono: dal nuovo polo fieristico e terziario alla rete dei collegamenti ferroviari, in un contesto ambientale da valorizzare. Sarà fondamentale per la Valle risolvere la partita del Dopo-Malagrotta, di cui ripercorreremo le fasi salienti: dalle proteste popolari contro Monti dell’Ortaccio fino al nuovo ciclo dei rifiuti, ancora tutto da inventare.

 

  1. Il piano di zona B50 di Monte Stallonara

 

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  1. Un quartiere senza strade né servizi primari

 

L’edificazione del Piano di zona B50 si rivela disastrosa: le nuove residenze sono prontamente realizzate, i servizi no.

«La situazione relativa ai servizi che dovevano essere completati nel Pdz B50 palesa una gravissima criticità – analizza un ordine del giorno municipale del 22 gennaio 2015 –, frutto di probabili inadempienze verificate negli anni e che oggi comporta, di fatto, un quartiere senza strade e senza servizi primari».

Il 29 luglio 2014 intanto il nuovo quartiere era sceso in piazza, con una manifestazione popolare dalla grande partecipazione. Il quella sede le rappresentanze dei partiti politici prendono l’impegno formale a migliorare la situazione.

Dopo breve, il 22 gennaio 2015, l’impegno preso ha un riflesso nel Parlamentino di prossimità, che vota unanime un ordine del giorno, rivolto al Sindaco e alla Giunta di Roma Capitale, affinché esonerino «residenti e proprietari immobiliari del PDZ Monte Stallonara dal pagamento della Tasi e Imu» (odg n. 1/2015). Si tratta ovviamente di un atto simbolico, poiché gli ordini del giorno sono mere petizioni e non atti normativi, tuttavia la narrativa dell’atto ne spiega le comprensibili ragioni. Le local tax (Imu e Tasi), vi si legge, sono direttamente correlate ai servizi indivisibili: «I servizi indivisibili sono le attività dei comuni che non vengono offerte “a domanda individuale”, come per esempio gli asili nido o il trasporto scolastico. Si tratta di una serie di servizi molto ampia, come per esempio l’illuminazione pubblica, la sicurezza, l’anagrafe, la manutenzione delle strade e tanti altri ancora». Dalla constatazione che questi servizi a Monte Stallonara non sono mai arrivati nasce la richiesta che il pagamento non sia corrisposto.

 

  1. Il piano di zona B39 di Ponte Galeria

 

☼ — Nuove edificazioni a Ponte Galeria. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

Il 16 luglio 2014 si è costituito, nella piccola comunità di Ponte Galeria, il comitato di quartiere. Dallo statuto apprendiamo alcune caratteristiche di questa libera associazione, senza scopi di lucro, apartitica e autonoma nei confronti dei partiti politici stessi e delle altre associazioni sportive, sociali e culturali. Essa è formata da cittadini, che si incontrano in riunioni periodiche e comunicano informazioni e programmi in una bacheca web. Le azioni del Comitato sono rivolte «al fine di rendere responsabile la cittadinanza delle scelte amministrative e sociali che riguardano la comunità, nonché al fine di farsi interprete e promotore degli interessi dei cittadini del quartiere presso le Istituzioni e la Pubblica amministrazione».

Nella prima assemblea pubblica, tenuta il 19 settembre, sono state presentate in un’unica lista le candidature per le cariche sociali. Ne sono risultati eletti la presidente Simona Ficcardi, il vicario Daniele Galassi, il segretario Filippo Linzitto e il tesoriere Cristian Micarelli. Gli altri rappresentati del quartiere, eletti con la qualifica di consiglieri, sono stati Roberto Bresciani, Andrea di Cuio, Filippo Linzitto, Fulvio Principe e Alessandro Roncati.

 

  1. Vivere a Piana del Sole

 

☼ — Il dissesto idrogeologico. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

☼ — Il centro polivalente di Piana del Sole. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

☼ — Il Parco del Litorale. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

A nord del Tevere vi è il piccolo Settore del Parco del Litorale di Piana del Sole (272 ettari), compreso tra la ferrovia e l’autostrada per Civitavecchia.

☼ — Il Centro sociale anziani l’Eucalipto. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

 

  1. Largo Caduti di Manhattan: la piazza che non c’è

 

Il quadrante di Piana del Sole è sprovvisto di una vera e propria piazza urbana. Ma all’ingresso del quartiere è presente uno spiazzo che, con fantasia e con qualche lavoro, potrebbe diventarlo. Lo spiazzo – che tecnicamente è un largo alla confluenza di due strade – è intitolato ai Caduti di Manhattan, in memoria dell’attentato alle Torri gemelle del 2001 ed è stato recintato e pavimentato. Oggi il largo si presenta in condizioni davvero precarie, e somiglia molto ad una discarica, dove persone sprovviste di educazione abbandonano vecchi mobili, elettrodomestici e altro ancora. Di recente la sua valorizzazione è stata portata in Consiglio municipale, con una mozione a firma del consigliere Angelo Vastola. Nella mozione si chiede una pulizia straordinaria, un impianto di video sorveglianza, e quindi l’acquisizione e l’impiego per mercatini e feste ma anche come punto di raccolta in caso di emergenze idrogeologiche. Così Vastola[1] spiega le sue ragioni:

 

[Questa zona] potrebbe essere considerata il biglietto da visita del nostro territorio, visto che si trova all’ingresso del Municipio per chi proviene da fuori Roma. Nonostante le reiterate segnalazioni prodotte al Gruppo XI Marconi Polizia locale mediante esposti, alla Giunta attraverso interrogazioni e segnalazioni, alle Commissioni con diverse richieste, ad oggi non si è registrata nessun azione concreta.

 

Grande è stata la delusione del consigliere, che si è visto bocciare la proposta dall’Aula: «La maggioranza del Movimento 5 Stelle, incapace di un confronto politico e amministrativo, continua ad adottare un metodo stalinista. Resta il degrado nella zona. Per mio conto, continuerò a presentare come sto facendo, segnalazioni e interrogazioni anche se, fino ad oggi, non hanno prodotto risultati concreti».

 

  1. Abitare in Valle Galeria

 

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  1. Il delitto di Sara di Pietrantonio

 

Sara di Pietrantonio è una ragazza di Spallette, di appena 22 anni. Ha frequentato lo scientifico al Cannizzaro e studia economia a Roma Tre. È una ragazza come tante, amante dello sport: capelli chiari e faccia pulita. Negli ultimi due anni ha frequentato un ragazzo, ma la storia non ha funzionato e si sono lasciati. Ha da poco cominciato una nuova frequentazione, e Sara confida che ne possa nascere qualcosa di importante.

Il 28 maggio 2016 è un sabato. Sara esce con gli amici per trascorrere una serata di svago e prende in prestito dalla madre, la signora Tina, un’automobile Toyota Aygo. Si fa tardi: Sara fa il giro per riaccompagnare gli amici a casa, poi alle 3,20 manda un messaggio rassicurante al telefonino della madre: «Sto tornando». Poi però più nessun contatto. E Sara quella notte a casa non rientra.

A raccontare i minuti successivi sono le zie di Sara, l’indomani, sulle pagine romane di Repubblica[2]. In famiglia cominciano ad allarmarsi 20 minuti dopo quel messaggio, al punto che lo zio di Sara monta sulla sua auto e accompagna la signora Tina a cercare la figlia. Fanno il giro degli amici, buttandoli giù dal letto, ma nessuno l’ha più vista dopo le 3,20. Passate le 5 madre e zio tornano a casa, per riposare un po’ e riprendere le ricerche con le luci del giorno.

Al ritorno però, su via della Magliana, vedono un’auto avvolta dalle fiamme, a circa 200 metri dalla Tedesca, una trattoria della zona. Sul posto ci sono già i vigili del fuoco, che stanno spegnando l’incendio. La signora Tina riconosce nella carcassa dell’auto in fiamme la sua Toyota Aygo. Ha il cuore in gola, e tira un sospiro di sollievo quando verifica coi suoi occhi che nell’abitacolo non c’è nessuno. Tina incomincia a perlustrare le sterpaglie intorno al rogo, tra le braci ancora fumanti. A ridosso del parcheggio del ristorante, dietro un muretto, Tina scopre l’orrore. Vede il corpo senza vita di Sara. Vede «la figlia a terra, con le braccia larghe e la camicetta sbottonata».

Dopo il momento del dolore balzano subito agli occhi macroscopiche incongruenze. L’ipotesi di una disgrazia – un incendio del veicolo per cause accidentali – appare subito inverosimile, perché il cadavere di Sara, che presenta segni di bruciatura ma non è carbonizzato, presenta anche vistose ecchimosi sul collo. Si fa largo un’idea terribile: Sara non è morta in un tragico incidente, è stata strangolata, e il rogo dell’auto è una simulazione. «Certo è strano che una persona che scappa avvolta dalle fiamme si nasconda dietro un muretto, senza chiedere aiuto», diranno le zie ai giornali.

Neppure la Procura di Roma crede alla tragica fatalità, e sin dal mattino di domenica 29 maggio apre un fascicolo per omicidio volontario. Nel registro degli indagati viene iscritto Vincenzo Paduano, l’ex fidanzato di Sara, un 27enne che lavora come guardia giurata alla Regione Lazio. Il giovane viene rintracciato e inizia per lui un lunghissimo interrogatorio. Vincenzo è tenace e nega ogni addebito: ha anche un alibi di ferro, perché quella notte era al lavoro alla Regione. L’hanno visto in tanti attaccare e poi staccare dal turno. Le celle telefoniche sembrano addirittura scagionarlo, perché nell’ora del delitto il suo cellulare non era alla Magliana.

Ma le zie, interrogate come testimoni, puntano il dito contro di lui: «Sara si era lasciata con il ragazzo da un paio di giorni». Sara nei giorni precedenti è molto preoccupata e ha paura, perché Vincenzo ha fatto tentativi insistenti per incontrarla, perché non si rassegnava alla fine della loro relazione. Nel pomeriggio di sabato, aggiunge la madre Tina, Vincenzo era stato ammesso in casa, ma solo per un ultimo definitivo chiarimento. Il chiarimento alla fine sembrava esserci stato e quando Vincenzo se n’era andato appariva persino calmo.

Gli amici di Sara riferiscono che c’erano già stati episodi violenti, anche se Sara non se l’era sentita di denunciare. Lui la controllava in ogni istante, ogni giornata era scandita da un fiume da messaggi sms dai quali Vincenzo si attendeva di conoscere i movimenti e le compagnie di Sara; era arrivato a pedinarla, per essere sicuro che non le mentisse. Poi, quando la storia era finita, Vincenzo non accettava il nuovo stato delle cose. E soprattutto non accettava che Sara potesse voltare definitivamente pagina iniziando a frequentare una persona nuova. Luigi Silipo, capo della Squadra mobile di Roma, racconterà che all’origine del femminicidio di Sara c’è l’ossessione della gelosia[3]:

 

Abbiamo subito capito che Sara usciva da una storia malata e nell’ultimo periodo ha subìto una violenza psicologica enorme. La relazione è durata per circa due anni, poi trasformata in un rapporto morboso. [In questo periodo] si sono lasciati almeno tre volte. Da poco Sara aveva iniziato una nuova relazione. Il fermato la seguiva, sicuramente in due occasioni. E l’ultima è stata fatale.

 

Nella notte di domenica Vincenzo viene messo di fronte a evidenze schiaccianti: la sua automobile Yundai presenta ammaccature sulla fiancata destra, che Vincenzo non sa giustificare. E c’è poi lo specchietto della sua auto, ritrovato sul luogo del delitto. Da una fabbrica di calcestruzzi lì vicino giungono le immagini delle telecamere di videosorveglianza, che inquadrano la Yundai di Vincenzo parcheggiata accanto alla macchina di Sara. All’alba di lunedì Vincenzo crolla. Si mette a piangere, ammette il delitto.

In questura mettono a verbale il suo racconto: «Un po’ di tempo fa ci eravamo lasciati ma io non sopportavo che fosse finita. Lei stava già con un altro…». Poi racconta quella tragica notte[4]. Nella sera di sabato Vincenzo è in servizio per la vigilanza notturna in Regione Lazio. Lascia il posto di lavoro verso le tre del mattino, e lascia anche il cellulare in guardiola: è per questo che le celle telefoniche continuano ad agganciarlo lì. Raggiunge a bordo della sua Yundai la casa di Alessandro, il nuovo fidanzato di Sara, e riconosce parcheggiata lì sotto l’auto di Sara. Alle 3,20 Sara risale in macchina e si accinge a rincasare.

L’ex fidanzato la segue, poi sul rettilineo di via della Magliana la affianca e comincia a speronarla, costringendo Sara a fermarsi. L’uomo esce dalla Yundai ed entra nell’auto di Sara, dal lato del passeggero. Scoppia una lite, che culmina con lui che comincia a rovesciare nell’auto e addosso a Sara del liquido infiammabile contenuto in una bottiglia. Sara tenta una fuga disperata: esce dall’auto e corre a piedi su via della Magliana.

Sara confida in un angelo: un’auto in transito che possa soccorrerla. Passa una prima auto, che tira dritto. Passa anche una seconda auto: non si ferma neppure quella. Finché l’aggressore non raggiunge la ragazza, e la vita di Sara si conclude lì, tra le sterpaglie, mentre dall’auto di Sara si levano alte le fiamme e una colonna di fumo.

Nel corso delle indagini i due automobilisti verranno rintracciati: si giustificheranno dicendo di non essersi resi conto che Sara fosse in pericolo di vita, e comunque di aver avuto paura. Questo è il primo dei due interrogativi che ci consegna la terribile vicenda di Sara: se i due automobilisti avessero avuto lucidità – e il coraggio di fermarsi o anche solo fare una telefonata al 112 –, Sara forse avrebbe potuto salvarsi. Il secondo interrogativo ce lo consegnano gli amici e i parenti di Sara: se anche loro avessero avuto lucidità, non avessero sottovalutato i segnali di quell’amore malato, e avessero sostenuto Sara nella denuncia alle forze dell’ordine, questa pagina terribile nella storia locale forse non sarebbe mai stata scritta.

Vincenzo, reo confesso, è stato condannato all’ergastolo nel primo grado di giudizio, pena ridotta a 30 anni in appello.

 

  1. Il santuario della Madonna delle Grazie

 

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  1. Scuole di Ponte Galeria

 

Scuole della Valle Galeria:

  • Scuola materna La Coccinella curiosa (ex Ponte Galeria), via Portuense, 1418;
  • Scuola materna Mater Divinae Gratiae, l.go Domus de Maria, 30;
  • Scuola primaria Ponte Galeria (IC Cervi), via Portuense, 1491.

Nel marzo 2017 sono stati messi in gara lavori di ristrutturazione alla scuola elementare di Ponte Galeria, sulla via Portuense, per un ammontare che sfiora i 700 mila euro. Su questi lavori le cronache locali[5] riportano la dura presa di posizione dell’ex presidente Maurizio Veloccia (oggi consigliere del Pd), che ha invocato l’annullamento della gara e l’intervento delle autorità di vigilanza:

 

La Commissione di gara ha aggiudicato i lavori dopo aver esaminato solo 17 delle 18 offerte pervenute. Dopo diversi giorni la Commissione si sarebbe accorta di aver dimenticato di aprire una busta con un’offerta, che, guarda caso, è poi risultata la migliore. Quindi si è fatta una nuova graduatoria, è stata annullata la precedente aggiudicazione e i lavori sono stati assegnati a quest’ultima impresa […], quando erano note le offerte di tutte le altre.

 

  1. Sport e aggregazione in Valle Galeria

 

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  1. Eventi in fiera

 

La Nuova Fiera ospita oggi importanti campionarie di settore, che hanno eletto a Roma la loro sede: come quella degli abiti da sposa, dei prodotti d’Oriente, o del mondo del fumetto, animazione, cartoni animati e videogiochi. In quest’ultimo settore particolare importanza ha assunto Romics, giunta nel 2017 alla XXI edizione, in cui gli appassionati possono incontrare dal vivo i loro beniamini e super-eroi di mondi fantastici, leggere in anteprima graphic novels o testare le nuove e più avanzate produzioni in fatto di videogames, sotto l’occhio attento della stampa specializzata, pronta ad ascoltare gli umori, e talvolta anche le critiche spietate, dei più conosciuti youtubers. Gli organizzatori sono soliti offrire biglietti gratuiti ai c.d. «cosplayers», appassionati che si recano alla fiera indossando l’abito e il trucco del loro eroe di riferimento, replicandone persino le movenze e attitudini. Romics insomma, oltre che evento fieristico, è anche un coloratissimo carnevale fuori stagione.

☼ — Fattori di crisi della Nuova Fiera di Roma. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

 

  1. Muoversi in Valle Galeria

 

☼ — Il sistema dei collegamenti pubblici in Valle Galeria. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

Vale la pena accennare ad alcune sistemazioni recenti nell’area intorno alla stazione ferroviaria di Ponte Galeria.

Nel 1998 l’allora XV circoscrizione metteva in cantiere alcune opere sul vicino fosso di Ponte Galeria, nella prospettiva di mettere in sicurezza idraulica la stazione e dare maggior salubrità alla zona.

Alcune delle aree intorno al fosso erano di proprietà privata e, con accordi coi proprietari privati, che beneficiavano degli interventi di risanamento, queste aree vennero temporaneamente affidate all’ente di prossimità. Uno di questi terreni, affidato alla circoscrizione già dal 5 aprile 2001, sarà destinato in seguito ad avere un ruolo importante per l’abitato di Ponte Galeria, poiché su di esso sorgerà il parcheggio di scambio tra l’abitato e la stazione ferroviaria. Si tratta di un terreno di un ettaro (10120 mq, per la precisione), identificato dalla particella catastale 43 del foglio n. 749.

Durante i lavori di messa in sicurezza idraulica l’Amministrazione locale si accorge infatti che questo terreno, situato proprio davanti alla stazione ferroviaria, sia pur al di là del fosso di Ponte Galeria, può essere agevolmente collegato alla stazione realizzando un piccolo ponte pedonale in grado di superare il fosso. Risalgono a questo primo scorcio di anni Duemila i contatti tra l’Amministrazione la famiglia Rinaldi, proprietaria del terreno. I proprietari si dimostrano anzi ben felici di offrire un terreno inutilizzato al servizio della comunità, ricevendone in cambio l’indennizzo di legge, commisurato alle tabelle in uso al tempo per gli espropri di pubblica utilità.

Tuttavia, come spesso accade in Italia per le questioni semplici, quando l’accordo tra proprietari e Amministrazione sembrava ormai cosa fatta, la situazione precipità in un groviglio legale assai difficile da districare.

Un tecnico agrimensore venne appositamente incaricato di stimare il valore dell’area, e, sulla base della legge allora in vigore (il DPR n. 327 del 2001, Testo unico delle disposizioni in materia di esproprio per pubblica utilità), determinò l’equo indennizzo correlato al valore del terreno, che ad ottobre 2010 ammontava a circa 116 mila euro. A questa somma andavano aggiunti quasi 30 mila euro di interessi, perché tra il dire e il fare era ormai trascorso quasi un decennio.

L’importo complessivo, pari a 145.876 euro, venne ritenuto soddisfacente dai proprietari, che il 10 gennaio 2011 accettarono l’offerta. Appena tre mesi prima, tuttavia, la sentenza della Corte costituzionale n. 293 aveva dichiarato illegittima una parte delle norme del Testo unico sugli espropri, e ciò rese impossibile all’Amministrazione locale di perfezionare l’offerta che essa stessa era venuta a creare, creando non poche tensioni con i proprietari.

L’occasione per risolvere la disputa viene offerta dalla Legge Finanziaria del 2011, che contiene una norma transitoria per superare proprio queste situazioni. Questa norma, senza entrare nelle specifiche, consente ora finalmente all’Amministrazione di chiudere l’accordo coi proprietari e di corrispondere l’equo indennizzo.

Viene quindi aggiornato il valore degli interessi legali e si determina così il nuovo valore dell’equo indennizzo, che viene approvato in Giunta municipale il 29 dicembre 2011. Poco dopo, il 2 febbraio 2012, arriva il parere favorevole della Commissione Urbanistica e, nello stesso mese la delibera approda nel Parlamentino di Corviale. In quella sede il Consiglio municipale approva all’unanimità[6] di perfezionare l’acquisto del terreno, dichiarandone la pubblica utilità e la destinazione a parcheggio di scambio a servizio della stazione ferroviaria.

I lavori per la realizzazione del parcheggio sono stati completati nei tempi previsti e il parcheggio è oggi funzionante. L’opera si dimostrò lungimirante: in quegli anni infatti sorgevano nuove edificazioni residenziali non solo nell’abitato di Ponte Galeria ma in tutto il quadrante dell’Agro Portuense. Molti lavoratori possono oggi raggiungere il parcheggio di scambio in auto e recarsi al lavoro con la FL1.

 

  1. Riserva del Litorale: quale fruizione?

 

La morfologia della riserva – compresa tra la linea di costa, il fiume Tevere e le prime alture verso il centro abitato di Roma – è in gran parte pianeggiante, solcata dai numerosi canali della bonifica degli inizi del secolo e dai tratti terminali dei fossi di Malafede, Mezzo Cammino magliana e Rio Galeria. L’area della Riserva risulta coperta per il 23% da macchia, pineta e bosco misto (1860 ettari), da vegetazione igrofila (17 ettari), da vegetazione dunale (48 ettari) e da circa 220 ettari di prato-pascolo. La gran parte dell’area della Riserva è costituita da terreni coltivati (circa 4.000 ettari). La proprietà delle aree della Riserva è per oltre il 60% pubblica; il rimanente 40% è per una grande parte suddiviso tra grandi proprietà e solo una esigua parte è frazionata in piccole proprietà.

La fruizione dell’area del Litorale Romano da parte dei cittadini è stata per tanti anni orientata verso specifici punti di interesse, di proprietà pubblica, attrezzati o comunque valorizzati dalle attività delle associazioni ambientaliste: l’area di Castel Fusano, meta preferita per scampagnate e passeggiate, la spiaggia di Capocotta nel periodo estivo, le rive del Tevere per l’attività diportistica, gli scavi di Ostia Antica e più di recente l’area di Castel di Guido (oasi Lipu). La creazione dei Centri Visita, di aree di sosta attrezzate, di piste ciclabili, di sentieri natura, di strade parco, il servizio di navigazione sul Tevere, contribuiranno a definire una vera e propria rete infrastrutturale dell’area protetta attraverso la quale, compatibilmente con le discontinuità geografiche della Riserva, sarà possibile una fruizione pubblica caratterizzata dalla continuità.

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  1. Le proteste popolari contro Monti dell’Ortaccio

 

Nel 2009 si affaccia l’ipotesi che per lo smaltimento dei rifiuti romani, a fianco dei gassificatori, operi anche una «discarica di servizio»: il carico sugli impianti esistenti – Colari di Malagrotta, Ama di Rocca Cencia e un terzo impianto al Salario – appare infatti non più sostenibile sul lungo periodo.

Per giunta, le volumetrie di stoccaggio disponibili nella discarica di Malagrotta sono ormai in esaurimento. Così, nell’ottobre 2009 la società Colari richiede le autorizzazioni per aprire tre nuove discariche di servizio, alternative alla discarica di Malagrotta, di cui appare ormai imminente la saturazione: due si trovano nelle località Quadro Alto e Pian dell’Olmo nel comune di Riano, e una terza in Valle Galeria, in località Monti dell’Ortaccio.

☼ — Proteste popolari contro la discarica di Monti dell’Ortaccio. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

Il 2010 trascorre senza l’individuazione di una soluzione definitiva, quando ormai la discarica di Malagrotta pare prossima al riempimento. Nel frattempo c’era stato un cambio al vertice in Regione, con la presidenza di Renata Polverini.

La situazione torna ad acuirsi a metà del 2011. A giugno 2011 l’Unione Europea apre una procedura d’infrazione contro l’Italia, contestando che nella discarica di Malagrotta i rifiuti non vengono trattati prima di essere stoccati. Nel frattempo a Malagrotta si lavora febbrilmente per reperire ulteriori volumi, in un invaso ormai colmo, per far fronte a quella che potrebbe presto diventare una situazione di emergenza. In quel periodo fra settembre e dicembre 2011, su sollecitazione del prefetto dell’epoca e della Regione, le ruspe recuperano nell’invaso di Malagrotta ulteriori 1.280.000 mc di volumetrie.

A dicembre 2011 intanto viene definita la lista dei siti idonei ad accogliere la nuova discarica di servizio. Viene indicato un nuovo sito, quello di Corcolle nel comune di Roma. È una fase abbastanza turbolenta, in cui sono forti le proteste popolari: il prefetto si dimette, e il nuovo commissario prefettizio Sottile, tra i numerosi dossier che trova sul tavolo, deve affrontare primo tra tutti quello sulla procedura europea di infrazione contro l’Italia. Viene dato ordine di far girare a pieno regime i 4 impianti TMB di Roma (due dell’AMA e due della Colari). In questo modo si arriva a trattare 3000 tonnellate al giorno di rifiuto, inviando in discarica solo i rifiuti trattati. Ma non basta: il commissario Sottile ordina di far lavorare in emergenza anche la «terza linea di riserva» del TMB di Malagrotta 2. In questo modo si arriva a ridurre il deficit rispetto all’ingiunzione dell’Europa a 1000 tonnellate al giorno.

Per colmarlo la Colari propone allora di realizzare nell’Impianto di Rocca Cencia di una «stazione di trasferimento» e un nuovo «Impianto di trito-vagliatura». Ottenuta l’autorizzazione e l’assenso degli enti locali, il nuovo Tritovagliatore di Rocca Cencia inizia a funzionare il 15 aprile 2013. Quella data è un giorno di grande sollievo per tutti, a cominciare dal Ministro dell’Ambiente Clini: le prescrizioni europee sono numericamente rispettate ed è, almeno per ora, scongiurata l’applicazione delle sanzioni da un milione di euro al giorno. L’ultimo carico di rifiuti urbani indifferenziati viene stoccato a Malagrotta il 10 aprile 2013.

Nel marzo 2013 si era intanto insediato il nuovo presidente regionale Nicola Zingaretti, mentre di lì a breve, nel giugno 2013, a Roma si insedierà il nuovo sindaco Ignazio Marino. Alla discarica di Malagrotta, dall’11 aprile al 30 settembre si apre intanto un regime transitorio, in cui viene stoccato solo l’umido pretrattato, chiamato con la sigla FOS, che sta per «frazione organica stabilizzata». Il 30 settembre ha termine anche lo stoccaggio dell’umido pretrattato, e l’indomani, 1° ottobre 2013 è effettivamente una data storica per la Valle Galeria: è il primo giorno senza discarica.

 

  1. Nuovo Ciclo dei rifiuti e impianti di supporto

 

A Malagrotta rimane in funzione – ed è così ancora oggi – la sola «impiantistica di supporto», costituita da due industrie speciali, denominate TMB, acronimo di impianti di «trattamento meccanico e biologico». Si tratta di strutture di lavorazione del rifiuto grezzo, che, privato dell’umidità e degli elementi di maggior tossicità, viene reso idoneo al trasporto in altri luoghi e tendenzialmente anche idoneo per altri utilizzi, e quindi effettivamente inviato altrove. I camion di rifiuti a Malagrotta in pratica continuano ad arrivare, pieni; e fortunatamente altri camion ripartono anche, portandosi via i rifiuti trattati. Malagrotta è insomma da allora un «hub dei rifiuti», in cui i rifiuti arrivano e ripartono ma non si fermano più.

Malagrotta post-2013 – così come concepito come hub dei rifiuti – continua però ad avere delle debolezze strutturali. Il rifiuto trattato si suddivide infatti a sua volta in due tipologie – FOS e CDR – e per nessuna delle due il ciclo dei rifiuti è completamente «chiuso». L’umido pre-trattato FOS può essere riutilizzato come concime ma la richiesta sul mercato non è sufficiente ad assorbire l’intera produzione: dal 2013 si ragiona a Roma sulla realizzazione di speciali invasi di stoccaggio per il FOS ma questi non esistono ancora.

Ancora più complessa è la gestione del combustibile da rifiuti CDR: anche qui la richiesta sul mercato è carente; succede così che il più delle volte il CDR viene confezionato in speciali «balle» e destinato all’incenerimento nei termovalorizzatori sparsi in giro per l’Italia: i principali sono Colleferro, Lomellina e Brescia. Per ragioni diverse questi tre impianti faticano ad accettare tutto il CDR proveniente da Malagrotta, e si ragiona su soluzioni per lo smaltimento del CDR in eccesso. La soluzione principale è la «soluzione navale» – ovvero trasportare con una flotta i rifiuti in paesi lontani, come Marocco, Grecia e Portogallo – ma questa soluzione, apparentemente semplice, si scontra con il fatto che la tariffa regionale di smaltimento sembrerebbe non coprire a pieno i costi.

Il 2014 è anche l’anno delle indagini della Magistratura, con accuse pesantissime delle quali la brevità non consente di occuparci. Va dato atto che il 2014 è anche un anno di grande lavorìo di idee, finalizzate a chiudere il ciclo dei rifiuti. Molte di esse sono contenute nelle Linee guida Ama che affiancano il nuovo Contratto di servizio tra la città di Roma e la sua azienda municipalizzata dei rifiuti. Tale documento è stato formalizzato in Assemblea capitolina e quindi inoltrato ai municipi per i pareri nei primi mesi del 2015. Nelle Linee si dichiara lucidamente che dopo la chiusura di Malagrotta tutto è cambiato: il vecchio ciclo dei rifiuti non c’è più ma non è ancora entrato a regime il nuovo ciclo dei rifiuti, alternativo al precedente. Per «chiudere il ciclo» occorre realizzare un «fabbisogno impiantistico di supporto». E per realizzare gli impianti di supporto non vi sono che tre strade: realizzare nuovi impianti, oppure ammodernare gli esistenti, oppure prenderli in affitto da terzi.

Nei primi mesi del 2015 si è insediata una commissione parlamentare d’inchiesta, col compito di indagare sul Ciclo dei rifiuti della capitale, presieduta dall’on. Alessandro Bratti.

 

  1. L’alluvione del 2014: si rischia un «effetto domino»

 

Malagrotta non è l’unico impianto industriale della Valle Galeria.

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☼ — Bitumificio. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

☼ — Ex-cave e cave in esercizio. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

☼ — Cementificio e altri impianti. Questa sezione non è ancora stata scritta. Puoi contribuire tu stesso a crearla.

Nel febbraio 2014, a seguito di un’alluvione, si verifica l’immissione di sostanze tossiche nella rete di canalizzazioni idrauliche della Valle Galeria, in circostanze mai del tutto chiarite. Questo episodio ha costretto per la prima volta a ragionare sul «rischio complessivo» di disastro ambientale nel distretto di Malagrotta, e in particolar modo sulla possibilità che un «incidente rilevante» in un singolo sito possa poi coinvolgere a cascata tutti gli altri, in quello che è chiamato «effetto domino».

La questione dell’effetto domino – cioè il rischio che un incidente rilevante su un singolo impianto industriale della Valle Galeria si ripercuota con effetti critici sull’intero quadrante, finisce in Consiglio municipale il 12 febbraio 2015.

In quella giornata il Parlamentino di Corviale è impegnato nella discussione sul nuovo Contratto di servizio tra la città e l’Ama. Sui banchi dei consiglieri si discute il primo piano industriale Ama del post-Malagrotta, basato su un «nuovo ciclo dei rifiuti», che suscita consensi trasversali. Ben presto tuttavia il dibattito assembleare si concentra sul «fabbisogno impiantistico di supporto» per completare il nuovo ciclo dei rifiuti. Il timore diffuso tra i consiglieri è che questi nuovi impianti, necessari a chiudere un ciclo finalmente virtuoso, possano sorgere ancora una volta in Valle Galeria: ex novo o dalla riconversione di impianti già esistenti. Questo perché le aree industriali idonee ad accoglierle, presenti sul Piano regolatore di Roma, non sono molte altre. È così che il Parlamentino dà parere favorevole al contratto di servizio e al piano industriale Ama ma vota anche un ordine del giorno – l’odg n. 9 – perché questi nuovi impianti di supporto non sorgano in Valle. L’intendimento è chiaro sin dal titolo dell’ordine del giorno: «No a qualsiasi ipotesi di installazione e riconversione di impianti relativi al ciclo dei rifiuti nella Valle Galeria».

 

  1. La crisi dei rifiuti del marzo 2017

 

Nel marzo 2017 si registra una nuova crisi dei rifiuti. Tutto inizia il 7 marzo, con una lettera del gestore dei TMB di Malagrotta, che laconicamente comunica: «Nelle prossime ore saremo costretti a modulare i conferimenti dei rifiuti urbani da parte dell’Ama. Ci riterremo sollevati da ogni responsabilità». Nelle ore successive gli impianti TMB cominciano effettivamente ad accettare un terzo di rifiuti in meno, passando 1200 tonnellate al giorno a sole 800, lasciando le restanti 400 tonnellate in mano ad Ama, e quindi alla città di Roma che non sa che farne. Le cronache riportano la voce dell’onorevole Bratti, presidente della Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti, che sottolinea la debolezza del Piano quinquennale 2017-2021 per i rifiuti di Roma, e il fatto che la città è impreparata ad affrontare uno scenario di emergenza[7]:

 

Non abbiamo avuto dalla Giunta Raggi un piano credibile per interventi immediati, al di là delle pur condivisibili intenzioni di arrivare ad una raccolta spinta nel medio e lungo periodo. Il problema è cosa fare oggi, tra un’ora, per evitare il collasso del sistema, evitando emergenze che farebbero arricchire imprenditori senza scrupoli, come già è avvenuto in Italia nel passato. L’emergenza è la vera nemica dell’ambiente, questo va ricordato sempre. È una spada di Damocle, tenuta da un sottile filo, rappresentato da una impiantistica come minimo inadeguata.

 

Non passa molto tempo che interviene direttamente il Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti:

 

Da ministro sono chiamato ad affrontare con realismo la questione dei rifiuti di Roma, ragionando, dati alla mano, sulla situazione attuale e non su piani futuri. L’obiettivo di tutte le continue interlocuzioni con l’Amministrazione capitolina è tenere alta l’attenzione sulla chiusura del ciclo integrato dei rifiuti: se il Comune di Roma mi dimostrerà di riuscire a farla senza il ricorso a un termovalorizzatore e a una discarica, né mandando i rifiuti all’estero, potrò solo essere contento. Oggi purtroppo i fatti dicono altro: la priorità assoluta resta quindi evitare alla Capitale nuove situazioni di emergenza e all’Italia pesanti infrazioni comunitarie.

 

L’Amministrazione capitolina affida la risposta alla stampa[8] tramite Daniele Diaco, presidente della Commissione capitolina Ambiente:

 

Le dichiarazioni rilasciate dal Ministro sul Piano rifiuti 2017-2021 parrebbero essere figlie di una lettura superficiale e poco attenta delle misure in esso contenute. Noi stiamo parlando di un piano innovativo, che punta ad elevare i tassi di raccolta differenziata al 70%, a ridurre il volume dei materiali post-consumo del 3% e a promuovere la riduzione dei rifiuti e il riciclo eco-efficiente degli stessi, in piena coerenza con i dettami previsti dall’Unione europea, ai fini del corretto perseguimento di un’economia di tipo circolare. Il Ministro sostiene che il Piano non sia in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti e perora la causa della realizzazione di un inceneritore e di una discarica. È evidente che la traumatica e scellerata esperienza di Malagrotta non sia stata sufficiente ai fini di una corretta comprensione degli errori commessi in passato.

 

Al di là della schermaglia epistolare tv e media cominciano a prendere posizione, e ragionare su cosa succederebbe se si verificasse per davvero una nuova emergenza-rifiuti a Roma. Sarebbe inevitabile a questo punto, secondo speculazioni giornalistiche, riaprire per periodi limitati nel tempo la discarica di Malagrotta, ospitandovi i rifiuti che non si sa più dove mettere. In realtà l’ipotesi non era una semplice speculazione e si poteva già leggere tra le righe di qualche atto istituzionale. Ad esempio, in sede di conferenza dei servizi per il «capping» di Malagrotta (cioè la sigillatura della discarica con argilla e terra), si era affacciata l’ipotesi di sostituire le terre di sigillatura con il FOS (la frazione organica stabilizzata), il ché nei fatti avrebbe reso disponibile nuove volumetrie di stoccaggio dentro Malagrotta.

Ed è a questo punto che prende posizione l’Ama, con un comunicato: «È completamente errato parlare di riapertura della Discarica di Malagrotta, discarica che è chiusa dal 1° ottobre 2013 e resta tale». Anche l’assessore comunale all’Ambiente Pinuccia Montanari ribadisce: «Non abbiamo mai pensato alla riapertura di Malagrotta. Voglio ribadire che non prevediamo né discariche né inceneritori, che rappresentano il passato. Noi guardiamo al futuro». La posizione del municipio ci giunge attraverso le cronache locali[9], dalla voce dell’assessore all’Ambiente Giacomo Giujusa:

 

La discarica di Malagrotta è chiusa. E non riaprirà mai più, neanche per metterci la Frazione Organica Stabilizzata, che non è altro che rifiuto. L’emergenza, creata a tavolino, serve a portare profitti a pochi e a spingere gli impianti obsoleti. Smaltire il combustibile da rifiuto è costoso? Allora la soluzione pronta nel cassetto non può che essere sempre il solito scontatissimo Gassificatore di Malagrotta, per bruciare il CDR con l’appoggio di tutte le super-autorizzazioni di Governo. [I due TMB continueranno a funzionare] perché questo ci permetterà di completare le azioni di pianificazione del Ciclo, che sono in fase di chiusura. I mezzi Ama in ingresso portano rifiuti agli impianti di Malagrotta mentre altri mezzi portano il CDR e la FOS ottenuti dopo le lavorazioni in altri luoghi. Nulla può andare in discarica a Malagrotta, perché certe logiche per noi sono estinte.

 

Il futuro dunque è contenuto nel nuovo Piano quinquennale dei rifiuti 2017-2021, che pone l’obiettivo ambizioso di una raccolta differenziata al 70% ma certo non risponde agli interrogativi contingenti sulla gestione di un’emergenza da qui al 2021. Le domus ecologiche, gli impianti di compostaggio aerobico, la green card e i meccanismi di premialità per i cittadini eco-virtuosi sono infatti strumenti tutti di là da venire. E le due soluzioni quasi a portata di mano – come riaprire temporaneamente Malagrotta per ospitarvi la FOS, o reinventare un gassificatore direttamente a Malagrotta – tornano periodicamente ad affacciarsi all’orizzonte. Saranno gli anni da qui al 2021 a dirci se Roma saprà vincere la «sfida della monnezza», e se la sua Amministrazione avrà le spalle grosse per reggere alle emergenze che potrebbero verificarsi nel frattempo.

Intanto il 25 maggio 2017 si è sviluppato un brutto incendio in uno dei depositi: per le popolazioni del circondario sono state ore di anzia. Il rogo ha coinvolto un edificio di due piani, della superficie di 60 × 30 m, che conteneva css, cioè rifiuti generici destinati agli inceneritori. Il rogo non ha interessato i due impianti TMB. Il commissario straordinario Luigi Palumbo ha così raccontato l’accaduto:

 

I presìdi antincendio installati presso gli impianti di Malagrotta, tenuti in condizioni di piena efficienza, sono immediatamente entrati in funzione e hanno prontamente domato l’incendio. Sul posto sono poi intervenuti i Vigili del fuoco, che, constatata l’efficacia dell’intervento dei presìdi interni agli impianti, che hanno spento l’incendio, stanno monitorando il sito onde prevenire che sotto il materiale depositato possano crearsi nuovi focolai.

 

  1. I nuovi impianti per amianto e plastica

 

Nel marzo 2017 il Parlamentino di Corviale torna a deliberare sul fabbisogno impiantistico di supporto, con una mozione ambiziosa che mira a cambiare il Piano regolatore generale di Roma, cancellando per sempre la destinazione industriale dalle aree ancora libere della Valle Galeria, così da sbarrare il passo non solo agli impianti di supporto del nuovo ciclo dei rifiuti ma a qualsiasi nuovo impianto industriale in generale, qualunque esso sia.

La mozione viene approvata a maggioranza, con un’inedita convergenza di voti tra la maggioranza consiliare del M5s e il gruppo di opposizione di Fratelli d’Italia; contrarie le opposizioni democratiche. La mozione per la verità disegna un iter abbastanza surreale: il Parlamentino municipale impegna il Presidente del Municipio ad attivarsi presso il Campidoglio, per «avviare le pratiche per la variazione di destinazione d’uso urbanistica delle aree industriali attualmente non utilizzate della Valle Galeria». Perché la mozione abbia successo è necessario quindi che il Campidoglio faccia sponda al Municipio, promuovendo un suo atto di variazione al Piano regolatore generale. Una cosa non di poco conto insomma. È facile immaginare che il Campidoglio possa cancellare la destinazione industriale dalla Valle Galeria solo dopo aver individuato nel territorio comunale un’altra area, alternativa alla Valle Galeria. E quest’area al momento non è stata neanche pensata.

Questo atto, che dichiara la contrarietà della comunità locale a qualsiasi nuovo impianto per il completamento del ciclo dei rifiuti, nasce in relazione alle indiscrezioni – inizialmente smentite ma poi rivelatesi fondate – di un possibile posizionamento in Valle Galeria due nuovi impianti di supporto: la discarica di amianto (aprile 2017) e l’impianto per il trattamento della plastica (maggio 2017). Il primo a dare credito a queste indiscrezioni è stato il consigliere regionale Fabrizio Santori, che lancia un severo j’accuse: «Avevamo presentato un’interrogazione puntuale, solo qualche mese fa. Ci eravamo mossi sulla scia delle indiscrezioni relative a un imminente progetto per una discarica. Allora fummo smentiti e si tese a sminuire il caso». E aggiunge parole pesanti: «Il M5s sapeva, ha taciuto. E si conferma insieme al Pd nemico della Valle Galeria e dei suoi cittadini»[10].

La Discarica di amianto sarebbe la prima di questo tipo realizzata a Roma, e il sito prescelto è in via di Monte Carnevale, in località Malnome. I due municipi a ridosso dell’area – XI e XII – si sono dichiarati contrari, così come la Commissione capitolina Ambiente. Poi c’è stato una sorta di «giallo», perché alla Conferenza dei servizi per pianificare l’opera l’XI non è stato invitato. L’assessore all’Ambiente Giacomo Giujusa in quell’occasione precisa[11]: «Siamo contrari alla Discarica di amianto perché si trova in adiacenza agli impianti ed all’ex Discarica di Malagrotta. L’Amministrazione regionale non può continuare a giocare con la salute dei cittadini per perseguire gli interessi imprenditoriali privati». E in seguito Giujusa ha modo di precisare: «Non ci hanno invitato perché scrivevano ad un indirizzo sbagliato. Pertanto abbiamo chiesto e ottenuto di far ripartire la Conferenza dei servizi. La nostra posizione resta sempre la stessa. Siamo e restiamo totalmente contrari».

L’altro impianto è la piattaforma per il recupero di materiale plastico. Esso prevede il trattamento di plastica già selezionata in precedenza, che poi, una volta lavorata, viene trasportata altrove per il recupero. Non si tratta insomma di una discarica ma di un anello del ciclo del recupero, che, almeno sulla carta, appare uno strumento virtuoso. La proposta è stata presentata in Regione il 4 maggio e il sito indicato è in via di Ponte Malnome.

L’M5s locale assume una posizione nettamente contraria, mentre a livello comunale le posizioni sono più evanescenti, perché il soggetto promotore dell’impianto è Acea Ambiente, una società controllata dal Campidoglio. Con queste parole l’assessore Giujusa spiega la posizione dell’ente di prossimità: «Il progetto è buono. È invece del tutto sbagliata la scelta del posto. La Valle Galeria ha già dato. Le persone ci chiedono di non retrocedere».

 

[1] Piana del Sole: all’ingresso del quartiere resta una distesa di rifiuti, in Arvalia Today, 28 aprile 2017.

[2] D’Albergo L. e Orlando E., Ragazza uccisa e bruciata. L’auto data alle fiamme a 200 metri. Indagato l’ex fidanzato, Repubblica, 29 maggio 2016.

[3] Confessa l’ex fidanzato di Sara. Il pm: bruciata viva. Ha chiesto aiuto, nessuno si è fermato per paura, Repubblica 30 maggio 2016.

[4] R. Capparelli, Gli ultimi istanti di Sara: la fuga, la disperata richiesta d’aiuto. Poi bruciata viva, Repubblica (30 maggio 2016).

[5] Grilli, F., Municipio XI, il Pd lancia l’allarme. Gara anomala, intervengano Campidoglio e Procura, in Arvalia Today, 26 aprile 2017.

[6] Consiglio municipale, Delibera 1 del 14 febbraio 2012: Acquisto aree di proprietà privata adibite a parcheggio di scambio per Stazione FF.SS. di Ponte Galeria.

[7] Sina, Y., Meno rifiuti negli impianti di Malagrotta. Per Ama 400 tonnellate in più al giorno da trattare, in Arvalia Today, 17 marzo 2017.

[8] Grilli, F., Rifiuti, Galletti bacchetta la Capitale: Serve realismo. Evitare emergenze e infrazioni Ue, in Arvalia Today, 14 aprile 2017.

[9] Grilli, F., La discarica è chiusa e non riaprirà mai più, in Arvalia Today, 10 aprile 2017.

[10] Ponte Malnome: Acea chiede autorizzazione in Regione per un nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti, in Arvalia Today, 11 maggio 2017.

[11] Valle Galeria, sulla discarica di amianto si decide senza il Municipio XI, in Arvalia Today, 14 aprile 2017.