È il 15 giugno 2022, pomeriggio di una torrida giornata estiva. Dopo le 17, per cause ad oggi sconosciute, le fiamme si accendono nella ex discarica di Malagrotta, oggi Città delle industrie ambientali della E.Giovi di Manlio Cerroni.

Iniziano le operazioni di contenimento. Le fiamme riguardano due capannoni pieni di rifiuti solidi urbani: uno contiene carta e plastica, l’altro è un impianto di compostaggio. Entrambe le strutture sono vicine al Gassificatore, un grande impianto mai entrato in funzione, che per fortuna non è lambito dalle fiamme.

Alle 19 le fiamme si propagano alla seconda linea del TMB, l’impianto di “trattamento meccanico-biologico”. La prima linea per fortuna si trova a distanza dalle fiamme.

Adesso la nuvola di fumo, altissima e dalla forma di un fungo, è visibile da ogni punto della città.

Sul posto arrivano dieci squadre dei vigili del fuoco, per un totale di 60 uomini, e personale dell’agenzia regionale per la protezione ambientale, l’Arpa, per monitorare i livelli di diossina nell’aria e campionare acqua e suolo. Il comune emette le prime raccomandazioni, destinate alla popolazione residente nel raggio di un chilometro dall’incendio.

L’indomani la Valle Galeria si sveglia avvolta nella nebbiolina, tra odori pungenti e occhi arrossati. Le fiamme sono sotto controllo ed è iniziato lo “smassamento”, un’operazione di contenimento del rischio per far arrivare l’acqua in profondità tra gli ammassi dei rifiuti.

Un’ordinanza del comune intanto estende le misure di precauzione al raggio di 6 chilometri: chiuse le scuole e i centri estivi, divieto di consumare gli alimenti prodotti in zona, divieto di pascolo e razzolamento per gli animali e utilizzo dei foraggi.

Il giorno dopo è anche il giorno della rabbia dei residenti. Si parla di “disastro annunciato”, si lamenta la mancanza di un piano di evacuazione, serpeggia il senso di abbandono. In agricoltura i danni potrebbero essere ingenti, specie per cerealicultori e apicultori.

Arrivano anche i primi dati dall’Arpa, rassicuranti, senza sforamenti significativi dei limiti di legge.

Si affronta intanto il problema delle 900 tonnellate di rifiuti giornalieri (5400 settimanali), che la seconda linea del TMB di Malagrotta per un po’ non sarà in grado di lavorare. La prima linea (da 4000 tonnellate a settimane), a parte un breve stop precauzionale, non ha avuto contraccolpi operativi.

Le ricadute sul ciclo dei rifiuti romano appaiono invece rilevanti: ricollocare le tonnellate di rifiuti destinate a Malagrotta in strutture alternative non è un’impresa da poco. Non si conosce ancora quali volumi potranno essere assorbiti dall’altro TMB, l’impianto Ama di Rocca Cencia. Il TMB di Aprilia, invece, sembrerebbe essere già a pieno regime. Si teme insomma che l’intero ciclo dei rifiuti della città possa piombare nel caos. E la memoria intanto corre a un fatto simile, accaduto nel 2018: allora le fiamme divorarono il TMB Salario, che ne è risultato distrutto.